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La sfera sonora nella rete

la musica senza territorio e calendario

10Novembre2014

"Badi che l'idea di progresso ha un fondamento cartografico. Se la Terra è una gigantesca e infinita tavola, le cose che oltrepassiamo rimarranno dietro di noi per sempre. Se invece  -  come oggi la globalizzazione obbliga a riconoscere  -  ci muoviamo sulla superficie di un globo, cioè intorno a una sfera, allora tutte le cose che credevamo superate, prima o poi, ritorneranno fatalmente di fronte a noi".

Franco Farinelli

Riattraversare la storia, ripensare la geografia.

I suoni dei quali ci occupiamo ogni settimana all'interno di Diserzioni ci spingono in questa direzione.

Ci offrono un'altra visuale prospettica.

Ci ricordano come oggi, nell'infinità sonora, non esistano più scene musicali che si riconoscano dalla provenienza territoriale come era un tempo. Non c'è più la Madchester, nemmeno la Sheffield industrial, la Seattle grunge, la Bristol trip hop e nemmeno la techno di Detroit o berlinese....ma un sentire condiviso in ogni luogo del mondo e in tempo reale.

Ma soprattutto il suono è capace di concepire contemporaneamente diversi piani dell'esperienza passata, presente e futura e di convivere con apparati tecnologici ipercomplessi e iperveloci, insomma di avere una percezione non storica della temporalità.

Perchè la storia e la geografia della musica  non è più quella che continuano a raccontarci nei network radiofonici, in televisione, nei talent show, nei giornali “influenti”...

Questi auspicano le sorti progressive e lineari del mercato musicale, insistendo sulla celebrazione della star, dell'artista geniale, del diritto d'autore, dei dischi venduti insomma del mondo che fu. Intanto miriadi di sconosciuti produttori inondano la rete di suoni che incrociano luoghi e tempi. Non c'è più il genio che rappresenta un'epoca o un territorio/genere musicale perchè il genio è collettivo/comune e  parla al mondo intero.

Chi sa ascoltare l'oceano di suono attuale riconosce questo fuoricampo e lo rimette in campo. E lo fa sentire.

Racconta il complesso, stratificato e contradditorio suono d'oggi, consapevole dell’abisso che si spalanca tra il funzionamento di questo scenario e le nostre capacità di comprenderlo e spiegarlo.

E comunque rammenta una differenza: c'è chi consente all'ascoltatore di sentire solo ciò che già conosce  e chi invece spinge a ripensare sempre ciò che sente.

Che sia per questo che molti parlano di “musica finita” e di creatività in via d'estinzione e fanno di tutto perchè si estingua al più presto?

 
 

 
 

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