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Amniotico Suono

La costante trasformazione sonora

20Febbraio2012
Nella palude, nel pantano, in riva ad un fiume che cambia corso e dimensioni, sui bordi di un fosso che esonda, è istintivo fare i conti con l'instabile e l'incerto,è naturale considerare vaghi i confini, è normale procedere per consolidamenti progressivi e, alla fine, diviene regola mentale, predisposizione culturale e concettuale, che l'instabile non esiste come categoria, ma esiste solo il movimento della perenne, costante trasformazione dello stabile.
                                                                                                                           Renzo-Franzin

Vivo da sempre in una terra ex paludosa, dove la trasformazione dello stabile, l'inafferrabilità dell'acqua sono stati l'immaginario dei racconti della vita sentiti fin da bambino.
I canali e i piccoli corsi d'acqua erano come "flussi di coscienza" e "arterie delle storie".
Solo negli ultimi anni escono dalla percezione esistenziale e diventano problemi, ostacoli allo sviluppo ed esclusivamente fattore di rischio idraulico da eliminare.
Forse è questo il motivo che un suono paludoso, fangoso, nebbioso, mutante per eccellenza che sembra muoversi in terreno instabile, come il dubstep mi ha attirato. Anche se nasce da una metropoli come Londra ho trovato delle affinità. Anch'esso è in costante trasformazione, inafferrabile anche se i"flussi di coscienza" e le "arterie delle storie" in questo caso sono le strade e le linee della metropolitana.
Le acque di quella città, del Tamigi, sono fisse e scure, ma si muovono nel risveglio della notte grazie al riflesso di mille luci che accompagnano un flusso continuo di individui.
Si tratta proprio di un flusso di individui, perchè le derive collettive, le onde sonore non riempiono più le strade, ma accompagnano il ritorno a casa, l' isolamento, sia nell'ascolto che nella produzione.
È la vittoria della musica da cuffia, dell' iPod, mentre anche i rave diventano spazi di consumo e basta, questo suono sembra soprattutto utile a trasmetterci l'insoddisfazione perenne di un mondo fatto di alienazione ma che porta a fare passi o balzi oltre il presente stagnante.
Ma come sempre la semplificazione di un mondo è in agguato per finalizzarlo al consumo , così anche un suono così “difficile” si etichetta e diventa hype, di moda, normalizzato.
I nuovi producer per rivitalizzarlo lo portano su un tavolo anatomico per poterlo successivamente studiare, analizzare e riprodurre. Farlo diventare più un indagine sulla propria condizione umana che un esplorare: e da ballabile diventa apprezzabile intelletivamente, aprendo la testa alla musica, offrendo la musica alla mente globale. In questo modo si delocalizza non solo geograficamente, ma lo si sposta dentro la propria testa, mostrando tutti i sintomi della fragile condizione esistenziale moderna, in una scomposizione dell' esperienza che, se da un lato isola l'individuo, dall'altro gli permette strade creative inedite: attraverso stimoli sensoriali indipendenti da relazioni umane (droghe, videogiochi, social network).
Il movimento della perenne, costante trasformazione del suono Dubstep diventa mondiale, come mondiale è la rete che lo diffonde con in comune alcuni elementi minimi: i bassi e le voci pitchate.
E all'orizzonte si profilano altri cambiamenti. Sono eco lontane di un suono estremamente emotivo e oscuro, che nasce dal verbo di Burial.

Voci che risuonano in un vuoto abissale , sconfinando il loro carattere descrittivo in un che di pittorico, di visioni in transito che dipingono un paesaggio di macerie di un mondo distrutto.
Queste voci pitchate così frammentate accompagnante da un suono instabile, melmoso indicano uno spaesamento, una ricerca di stabilizzare un orizzonte condiviso.
Lo scambio di file, la condivisione di metodo e di sound crea una complicità che configura un atmosfera comune in molti producer che trascende le frequenze ultra-basse che hanno effetto solo se pompate su mega sound system, e crea suoni avvolgenti ed evocativi ideale per l'ascolto in cuffia con luci soffuse, malinconici nelle atmosfere e soprattutto capaci di far riflettere . Inquieti e inafferrabili continuano a trasportare la diversità che muta se stessa.
Suoni che continuano a turbare con loro i bassi profondi, ma hanno anche un qualcosa di angelico, di confliggente, sanno essere contemporaneamente alienanti e nutrimento per le relazioni nell' infosfera.
Riportali all' intera sfera della vita e ritornare a interrogarsi sulle qualità amniotiche di quell' artifizio miracoloso che è la musica, potrebbe farla ritornare cellula staminale in lotta contro l'Alzheimer della nostra società.
 
 

 
 
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