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Storia del Rock: cinque canzoni rare per riscoprire i Beatles

22Febbraio2021

Forse nessun altro gruppo può essere definito universale. I Beatles sono un miracolo, la loro musica sembra l’unica capace di parlare a tutti: l’adolescente isterica che si strappa i capelli con She Loves You, l’intellettuale patafisico che analizza i rebus di I Am The Walrus, il classicista che ammira l’ottavino di Penny Lane, il vostro amico indie secondo cui Tomorrow Never Knows “anticipa tutta la musica elettronica”, la vostra vicina che sospira sulla scala ascendente di Yesterday. Forse perfino gli alieni cantano in coro Yellow Submarine nella loro astronave (gialla). Di più, i Beatles sono addirittura archetipi. Lennon e McCartney sono come Yin e Yang, due polarità in grado di riassumere il mondo: negativo contro positivo, espressione contro forma, verità contro bellezza. E tutto questo senza menzionare Harrison, la cui Something è secondo Sinatra la canzone più bella della storia. E il buon Ringo, i cui giri di batteria sono più memorabili di tanti riff: si pensi a Ticket To Ride o Come Together. Se dire qualcosa di nuovo sui Beatles è impossibile, proviamo a riassaporarli attraverso cinque pezzi meno noti.

And I Love Her (A Hard Day’s Night, 1964)

Che nella coppia Lennon-McCartney il vero talento melodico fosse il secondo è ormai stato sottoscritto col sangue da tutti i critici. Questo è il primo tentativo del giovane Paul, ancora sotto l’ala di John, di scrivere un pezzo confidenziale. E sentite che melodia viene fuori! Se le progressioni di note fossero linee, queste disegnerebbero una geometria perfetta. Ma la cosa più bella del pezzo è la sua armonia chiaroscura. Se non ci credete, ascoltate la cover casalinga di Kurt Cobain, che quella tenebrosità latente la tira fuori tutta.

I’m A Loser (Beatles For Sale, 1964)

Prima che Beck cantasse “I’m a loser, baby” e i Radiohead facessero eco con “I’m a creep”, molto prima, la parola magica l’ha pronunciata Lennon. La parola che ha rivelato agli outsider di ogni epoca che la loro natura era benedetta, se solo avevano fede nella musica. Lennon, di fatto, è l’inventore della canzone-confessione. Mentre Dylan faceva il profeta, lui iniziava a mettere a nudo le proprie debolezze. Forse non avrebbe vinto il Nobel, ma ha iniettato nel pop una dose di verità quasi imbarazzante, che prima non esisteva.

Rain (lato B di Paperback Writer, 1966)

LA chicca dei Beatles, come sa ogni maniaco. Mentre Paul sfornava un successo dietro l’altro con le sue scintillanti composizioni di pop barocco, John si vedeva spesso relegato al lato B, con pezzi sempre più introspettivi, sperimentali e segnati dall’abuso di LSD. In Rain l’alterazione della coscienza va di pari passo con l’alterazione del suono: rallentati i nastri della batteria, montate in reverse le tracce di voce. Sono pronto a scommettere che è questo ritornello ad aver ispirato a Kurt Cobain quello di You Know You’re Right: togliete la scala indiana e facilmente “raaaaaain” può suggerire “paaaaaaaiin”.

The Inner Light (lato B di Lady Madonna, 1968)

I Beatles hanno inventato la world music? Probabilmente no, ma chissenefrega se si pensa che in quattro anni sono comunque passati dal beat al folk rock, al pop barocco, alla musica psichedelica, con incursioni nella musica concreta, nel rock orchestrale e nel raga indiano. Su quest’ultimo fronte, l’amicizia di Harrison col guru Ravi Shankar ha prodotto alcuni brani davvero unici, tra cui questo: un vero raga, il cui testo è ispirato al Tao-Te-Ching. Scoccia quasi notare che Lao-Tse con la musica indiana non c’entra nulla. Ma che diamine, espandiamo la nostra coscienza!

Hey Bulldog (Yellow Submarine, 1968)

Usciti vivi dalla sbornia hippie, l’ultima mossa dei Beatles è riscoprire il rock. E questo è uno dei loro pezzi più tirati e rocciosi. Sentite il riff suonato da tutti gli strumenti all’unisono, anche la batteria. Notate l’alternanza dei versi a due e cinque sillabe in battute uguali, durante la strofa. E sentite la voce di Lennon come graffia nel ritornello, cantando la stessa frase con metriche diverse, mentre un secondo rullante (!) esplode trionfalmente in mezzo allo spazio sonoro. Cosa manca? Ah sì, chiaramente, Paul che abbaia.

 
 

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