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Le piccole sale cittadine e i territori della cultura

Cinema Mignon: uno spazio da recuperare

Il testo dell'appello

23Novembre2012

Nella nostra città, negli ultimi vent’anni, numerose sale cinematografiche sono state chiuse. Sostituite dagli enormi multiplex della periferia sono state trasformate in supermercati, depositi, garage, ristoranti, negozi commerciali. Qualcuna ha trovato le risorse per trasformarsi in piccolo multisala cittadino, altre hanno tentato questa strada salvo soccombere dopo qualche anno, la maggior parte è rimasta semplicemente chiusa, inutilizzata, consegnata a un ineluttabile deperimento. Ultima in ordine di tempo la gloriosa sala d’essai del Torresino, che quest’autunno non ha potuto riprendere l’attività per mancanza di sostegno economico. Questo accade in un Paese che è riferimento certo per il mondo intero sul piano dell’espressione di cultura cinematografica, che è in grado di gestire ben tre rassegne internazionali (Venezia, Roma e Torino) e in una città che all’arte del “fare cinema” ha dato moltissimo con i suoi registi, attori, sceneggiatori, studiosi. Il cinema Mignon è un vero e proprio piccolo gioiello, chiuso da sei anni assieme al suo “fratello maggiore” cinema Altino, progettato nel ‘46 dall’architetto Quirino De Giorgio e vincolato dalle Belle Arti. Di questa piccola sala dobbiamo ricordare i matinee degli anni sessanta e settanta che a molti hanno fatto scoprire il cinema d’autore, così come vanno ricordati l’esperienza del Centro Universitario di Cinematografia e di Cinemauno al cinema teatro Ruzante e lo sterminato archivio cinematografico di Piero Tortolina che di quelle esperienze è stato promotore.

La temporanea occupazione del Mignon a margine della giornata di mobilitazione europea del 14 novembre scorso sui temi dell’austerità, del lavoro e del welfare e la percezione dell’essere questo spazio ancora perfettamente utilizzabile ha incentivato qualche spunto di riflessione.

Il pensiero parte dalle esperienze del Tetro Valle Occupato di Roma che, come auspicato in un’ affollatissima assemblea da Andrea Camilleri, è servito da strumento di contaminazione a che molte altre analoghe esperienze prendessero piede su tutto il territorio nazionale. Pensiamo al Kino, sempre di Roma, che ne è una sorta di translitterazione dal teatro al cinema. E in fondo anche l’esperienza del Sacher si colloca nel medesimo solco, anche se può avvalersi della forza in grado di essere espressa da un personaggio come Nanni Moretti.

Venendo alla nostra città pensiamo a una sosta di triangolo della cultura e dell’arte che può svilupparsi congiungendo due poli già esistenti - e forse non del tutto adeguatamente valorizzati - nelle figure dell’auditorium Pollini e il Centro San Gaetano, con una sala il cui ripristino necessita di veramente molto poco in termini economici. Siamo persuasi sia principalmente una questione di politica culturale.

Nella convinzione di poter essere anche noi strumenti per il conseguimento di questo obiettivo ci rivolgiamo perciò all’Amministrazione di questa città, alla proprietà e alla cittadinanza.

Uno spazio inutilmente chiuso come quello del Mignon non è ne funzionale, ne efficiente, ne redditizio.
Nel progressivo degradarsi del rapporto tra spettatore e schermo cinematografico, indotto dagli intenti principalmente commerciali dei grandi multiplex fuori città, il recupero di una piccola sala nel cuore del centro storico può essere viceversa uno strumento di arricchimento culturale, di ripresa di relazioni, un ritrovamento di quel “fare, vedere e studiare cinema in un cinema” di cui molti sentono il bisogno. Spesso infatti capita di leggere sulle pagine dei giornali cittadini opinioni espresse in tal senso dai soggetti più diversi.

Sappiamo che il carattere temporaneo di questa occupazione è destinato a protrarsi ancora per qualche giorno, proponendo una piccola rassegna cinematografica e ospitando qualcuno dei suoi autori. Crediamo perciò che questo possa essere il luogo e il momento per un confronto costruttivo che rimetta a valore uno spazio troppo avventatamente reso inutile.
Sarebbe bello pensare che proprio in questi giorni dal Mignon parta un percorso di tanti, che trasformi la riapertura di questo storico cinema d'essai in qualcosa di stabile, come sala e laboratorio di formazione cinematografica.
I sogni, quando si sogna in tanti e assieme, possono diventare realtà.

 
 

primi firmatari:

Carlo Mazzacurati - regista
Andrea Segre - regista
Andrea Prandstraller - regista
Enzo Monteleone - regista 
Ezio Leoni - critico cinematografico
Roberto Citran - attore
Giancarlo Previati - attore
Francesco Bonsembiante - produttore
Matteo Calore - Zalab
Sergio Cremasco - Cineindie
Luca Di Lorenzo - Cinemauno
Massimo Zilio - Cinemauno
Marco Fantacuzzi - produttore
Luca Cenname - Cineindie
Davide Vizzini - montatore

 
 

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