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Grande attesa per la reunion della storica band di Chicago...alla fine un po' di noia e tanta nostalgia.

Smashing Pumpkins Live Report

Palafabris, Padova, 29 novembre 2011

1Dicembre2011

Era il 24 aprile 1996. Location il Palatrussardi a Milano; oggi si chiama diversamente. Eccitatissimo mi aspetto qualcosa di grande dagli Smashing Pumpkins. E così sarà. Il concerto lo aprivano i Filter, un progetto parallelo di Richard Patrick dei Nine Inch Nails. Un’atmosfera così è difficile si possa ripetere. C’era, ed è proprio il caso di dirlo, una certa elettricità, nell’aria..

Ricordo così tante cose di quella serata.. ho visto davvero tantissimi live in vita mia, ma è difficile che poi i ricordi siano così nitidi anche a distanza di tempo. Capita solo per alcune date, quelle più speciali. E quella una data speciale era.

Ricordo la corsa al biglietto; allora non c’era internet. Ricordo le ore di attesa fuori dal palazzetto. Tutte quelle cose che fanno parte di un concerto rock. E ricordo uno spettacolo immenso, di una potenza e elettricità inaudite.

Padova, 29 Novembre 2011. Memore di cosa è stato, mi ritrovo davanti a Billy Corgan che ormai sono passati quindici anni. E non solo per me. La band non  è più quella di una volta, anche perché, e questa è una mia personalissima opinione, dopo Mellon Collie and the Infinite Sadness, non è più stato lo stesso. Quindi tutto ciò che è avvenuto dopo per me, è come se non fosse esistito. Anche se sono parecchi gli album prodotti.

Quindi è con estrema curiosità che mi approccio ai nuovi Smashing Pumpkins. Della line up originale c’è rimasto solo lui. Per il resto, tre giovani facce nuove. Il ventunenne Mike Byrne alla batteria è mostruoso, nonostante la giovane età. Una macchina, come si usa dire in questi casi. Impressionante la sua performance, davvero. Forse dei tre nuovi arrivi è quello che convince di più. Brava anche la bassista Nicole Fiorentino e il chitarrista Jeff Shroeder. La leadership non è in discussione visto l’età e il carisma del leader, ma a scanso di equivoci si è scelto dei compagni decisamente giovani. Bravi, anzi bravissimi, ma si capisce da subito chi comanda. Dopo tutto si sa, se c’è qualcosa che non è democratico è un gruppo rock. Diffidare quando qualcuno dichiara il contrario..

L’impianto scenico è molto semplice, e ricorda semplicemente una giostra. Come quelle dei Luna Park, senza troppe esagerazioni sceniche. E’ la musica la protagonista.

Due ore e un quarto di concerto, tutti di un fiato. Una sola piccola pausa prima del gran finale.

Ma andiamo per ordine. Il live comincia che le 21 e 15 passate da poco. Il Palazzetto non è proprio gremito perché il flusso delle persone in arrivo è un po’ rallentato. Molti i controlli all’esterno che complicano evidentemente il flusso di spettatori. Polizia ovunque, vigili, che però si dimenticano di coordinare le persone a piedi che devono attraversare ben quattro corsie di macchine senza neppure passaggio pedonale per raggiungere dal parcheggio il palazzetto. Unità cinofile come neppure se fossimo alla frontiera con la Colombia. E gli unici agitati sono quelli in divisa, perché la gente è davvero molto rilassata. Stiamo andando a gustarci un concerto rock, qualcuno dovrebbe loro spiegarglielo..

Il concerto si apre con tre pezzi recenti, che servono, perdonate l’ironia, per dare modo ai ritardatari di prendere posto. E infatti arrivati alla quarta esecuzione, che è finalmente un brano di quelli storici, Geek U.S.A., il Palazzetto è pieno in ogni ordine di posto. E’ vero, c’è tanta gente che viene da fuori, ma Padova e il Veneto si sa, sono da sempre  molto ricettivi quando si parla di musica dal vivo.

I brani eseguiti prima di questo tuffo nel passato (Quasar, Panopticon, Starla) non sono così incisivi. Anzi, è evidente che questo pezzo di carriera di Corgan e nuovi soci non ha il fascino di quello che è stato. Dal punto di vista dell’esecuzione nulla da eccepire. Un suono intenso, potente. Un muro, come si suole dire, sonoro, davvero impressionante. E non solo per i volumi.

I brani da «Teagarden by Kaleidoscope» non sempre convincono. La vena psichedelica che ci porta verso oriente ci ricorda i peggiori Kula Shaker, e questo so non essere un  gran complimento. Manca qualcosa in questa parte di repertorio, ma non si può neppure chiedere a un quarantaquattrenne di continuare  a suonare sempre i soliti brani, perché non avrebbe senso. Un artista, un musicista, non è un juke box. Quindi massimo rispetto. Anche perché il nostro ci sa fare, e il pubblico è con lui.

Proposti anche alcuni brani dal disco che uscirà prossimamente, «Oceania», e questa mi è sembrata un’ottima idea. Sentire brani inediti, per la prima volta, dal vivo, è una scelta che non sempre i fan gradiscono, ma che invece io mi sento di condividere.

Bisogna però dire che i brani nuovi con quelli classici non sempre vanno così d’accordo. Anzi, si sente proprio che hanno avuto genesi diverse.

Splendida l’esecuzione di SIlverfuck, da ricordare il finale con Zero e Bullet With Butterfly Wings.

Un finale pazzesco, che ha colmato anche il vuoto emotivo che evidentemente era mancato fino a quel momento. Perché se esecuzioni e suono erano state perfette, mancava assolutamente la parte emozionale.  Che è esplosa in questo splendido finale, così coinvolgente da unire tutte le migliaia di persone presenti in una sola voce: “Despite all my rage am I still just a rat in a cage”!

Ivan Grozny


L’operazione nostalgia cominciata l’anno scorso con il concerto degli Alice in Chains continua alla grande quest’anno con il live delle ‘zucche’ più rock che si conoscano…insomma ‘non si esce vivi dagli anni 90’.

Ci avviciniamo al Palafabris con molta curiosità, sebbene la viabilità padovana della zona sia stata sicuramente pensata da uno psicopatico e ciò causa non pochi ritardi a chi non vede l’ora di ritrovare Billy Corgan e soci.

Ah, sì…i soci. Di loro non è rimasto praticamente nulla, una reunion in cui solo Billy è ancora presente del nucleo fondatore con tre giovani promesse(Mike Byrne su tutti, batterista capace di non far rimpiangere uno come Chamberlain) al suo fianco, curiosamente delle fotocopie estetiche degli Smashing che furono.

Ma del resto si sa già chi sarà il mattatore della serata, tutti gli altri, volenti o nolenti, alla fine saranno solo comparse.

Inizia il concerto ed è fin da subito chiaro che la band non ha alcuna intenzione di abbandonarsi alla nostalgia con una scaletta che predilige brani meno conosciuti e ben pochi tuffi nel roseo passato(Siamese Dream è praticamente ignorato, sigh).

Il pubblico assiste poco partecipe anche ai nuovi brani dell’album Oceania che dovrebbe vedere la luce a breve, un po’ stordito dall’incredibile muro sonoro creato dal gruppo e dagli eccessivi giochi di luce voluti dalla scenografia.

L’entusiasmo c’è tutto da parte di Billy, Mike, Nicole e Jeff(oltre due ore di concerto), la perizia tecnica non manca, ma il suono spesso risulta ‘farraginoso’(e l’acustica del Palafabris onestamente non aiuta) come le idee  che Corgan ci propina nelle nuove tracce.

Insomma un concerto che a tratti sconfina nella noia pura, rivatilazzato però appena gli Smashing danno fuoco alle polveri e rispolverano brani che abbiamo ascoltato fino allo sfinimento, da Geek U.S.A , passando per Soma e Cherub Rock, fino a Tonight Tonight.

Insomma che il pubblico sia cresciuto a pane e Mellon Collie è chiaro a tutti, ciononostante Billy non si arrende all’evidenza e il concerto continua così ad alternare fasi di entusiasmo a fasi di vero e proprio stallo. Un’esecuzione che predilige molte variazioni di ritmo,ma che spesso risulta decisamente fredda e distante.

Per farci sparire il ghigno dalle facce arriva uno strepitoso bis, momento in cui il buon Billy ‘addirittura’ parla al pubblico pronunciando le prime frasi dell’intera serata.

Zero e Bullet With Butterfly Wings causano un head-banging prolungato da parte di buona parte degli astanti, sottoscritto incluso, e riconciliano con la band americana e con il suo front-man che a cantare ‘and God is empty, just like me’ resta un vero e proprio dio.

Jacopo Ravagnan

 
 
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