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Gulìa Urbana, un progetto di street art da Rogliano al mondo andata e ritorno

Dieci anni fa nasceva un progetto di street art che, a partire dal basso e dall’impegno di un’associazione presente in un paese dell’entroterra calabro, è arrivato a coinvolgere centinaia di artisti e reso possibile la realizzazione di centinaia di opere, nel segno della passione per l’arte urbana, la libertà d’espressione e dell’inclusione sociale.

17Gennaio2023

Seduto su una panchina della villetta centrale di Rogliano, paese con poco più di cinque mila anime della provincia cosentina, in Calabria, ti ritrovi davanti la valle del Savuto con le montagne ondeggianti e il suo paesaggio intenso e accattivante. Poco più al di sopra della villetta c’è un palazzo sulla cui facciata è dipinto il murales di Vesod, riconosciuto artista torinese che ha rappresentato un mito della fondazione di Rogliano ribaltando a suo modo immagini e dimensioni. Eppure proprio in questa villetta nel 2012, dieci anni fa, si è svolta la prima festa – evento da cui poi, nel corso del tempo, il progetto artistico di Gulìa Urbana (il termine “Gulia” in dialetto calabrese indica voglia/desiderio), nato proprio a Rogliano dall’associazione Rublanum, e che si propone di sviluppare e valorizzare il tessuto urbano e sociale attraverso la Street Art, ha preso i suoi primi passi, fino a diventare uno dei più importanti progetti d’Italia e d’Europa, con circa duecento opere all’attivo (realizzate soprattutto nei comuni dell’entroterra calabrese) e centocinquanta artisti coinvolti. Con i suoi venti/trenta progetti l’anno, al momento si tratta di uno dei più produttivi e longevi d’Italia.

Andrea Falbo, Matteo Falbo e Giacomo Marinaro a Taranto durante il progetto Trust2022

Giacomo Marinaro, Andrea Falbo e Matteo Falbo (fratelli), protagonisti di questo progetto, ti raccontano tutti i passaggi di quella prima festa con un entusiasmo ancora intatto, alternandoli alle storie degli ultimi dieci anni.

Noi proveniamo dall’Urban Culture – spiega Giacomo – ed in quella prima festa abbiamo portato in un paese dove la cifra musicale principale era quella dei canti e balli tradizionali, musica hip hop e reggae, e la realizzazione di murales, per riqualificare il tessuto urbano del paese”.

Dieci anni fa i tre fondatori di Gulia Urbana si contaminavano, attraverso le esperienze universitarie riscontrate fuori dal loro paese con i movimenti dell’Urban Culture, in Calabria e a Roma.

A quei tempi – dice Matteo – il festival più importante della street art era quello di Grottaglie in Puglia, mentre noi muovevamo i primi passi in Calabria, ma avevamo già da allora l’idea di portare qualcosa di nuovo contro il ritornello che si sente dalle nostre parti “nun si po’ fa nente – non si può fare niente”.

Dal 2015 in poi iniziano i primi contatti con i writer fuori dalla Calabria, ed i murales di Gulia Urbana iniziarono ad apparire in vari centri dell’entroterra calabrese. Andrea cerca di mettere in rilievo quanto più che invece di essere una scalata verso il “successo”, quello che è avvenuto è stato un lavoro con le sue difficoltà, i suoi protagonisti e le sue scommesse, per ora vinte:

Ci siamo mossi in un tessuto sociale dove nulla era scontato, dove l’impegno è stato tanto e Gulia Urbana è diventato una realtà fatta di una famiglia di più di venti persone oltre a noi. Abbiamo seguito l’evolversi della Street Art da espressione illegale ed anche intesa come qualcosa un po’ nascosta, ad una forma d’arte che andava ad incidere apertamente nella realtà sociale dei paesi dell’entroterra calabrese”.

Mica poco. Ci sono difficoltà di tipo pratico che sono state affrontate, come quelle di tipo logistico (acquisto di materiali o muoversi da un posto all’altro nell’assenza atavica di trasporti); poi il rapporto con la gente che abita i paesi, spiegare cosa si sta facendo e cosa è un murales che comparirà su una palazzina modificando lo spazio visivo della realtà in maniera permanente. Gulia Urbana si è sempre mossa con la gradualità ed il saperci fare di quella che i loro protagonisti chiamano dolce imposizione: innanzitutto sono i Comuni o le Onlus interessati al progetto a contattarli per primi, e quindi a scommettere e credere su di loro; poi si lascia carta bianca agli artisti, perché la libertà è un aspetto imprescindibile per un artista; altro aspetto fondamentale è il rapporto con le persone che vivono nei quartieri o nell’area del comune dove andrà ad apparire un’opera di street art.

Super A - Taranto 2022 - foto di Cosimo Calabrese

Ma non ci sono strategie o tecniche scientifiche particolari messe in atto: è il modo di pensare e la familiarità che gioca un ruolo importante, è la street art in forma calabra che crea uno spirito aggregativo, da crew, da collettivo, a fare la differenza. Gli street artist provenienti da tutto il mondo sono contenti di far parte di una comitiva che gli lascia piena libertà di agire sul piano artistico e che li coinvolge nella dimensione di un pasto in trattoria con prodotti tipici (non manca mai il Pane di Cuti), di dormire insieme in posti che non sono l’hotel Ritz ma le stanze di case personali o B&b nelle vicinanze, a stare a stretto contatto con le persone dei quartieri dove operano. Fino ad ora l’impatto sul territorio calabrese dove Gulia ha agito ha avuto un certo riscontro: giovani e anziani iniziano a sentirsi “gelosi” delle grandi opere d’arte esposte nei palazzi dei loro paesi, a farli propri e magari a spiegare a chi viene da fuori il significato dell’opera di street art. Ci sarebbe da raccontare una storia per ognuno degli oltre venti comuni dove Gulia Urbana, in collaborazione con artisti venuti da tutto il mondo, dall’Olanda al Sudamerica, ha dipinto le pareti di case e palazzi in giro per la Calabria.

Tra queste, per fare un esempio, il murales a Domanico realizzato proprio quest’anno, dove il faccione di Bob Dylan si affianca a quello di Mike Porco, emigrante calabrese nel suo locale degli anni 60 a New originario proprio del piccolo paesino dell’entroterra cosentino York lanciò il celebre folk-singer statunitense; oppure i murales a Santa Sofia D’Epiro, paese Arbreshe (minoranza etno – linguista albanese che prende origine dalle migrazioni del XV secolo) della provincia di Cosenza, nelle cui case appaiono tanti murales che riproducono abiti e simboli della cultura tradizionale locale insieme a quelli esotici o contemporanei di autori provenienti dalle zone più disparate del mondo. Di certo una menzione speciale merita Diamante: nel 2021 Gulia Urbana viene contatta da Antonino Perrotta, figura centrale dell’Operazione Street Art Festival che dal 2017 si svolge a Diamante, paese del tirreno cosentino viene definito “la città dei murales” perché dal 1981 ospita opere di artisti sulle facciate delle case della propria comunità: ebbene nel quarantennale del primo murales, Gulia Urbana viene coinvolta nell’organizzazione dell’OSA e gioca un ruolo di protagonista. Un goal, un riconoscimento, una sorta di “Oscar” vero e proprio per i ragazzi di Gulia che hanno collaborato in maniera cooperativa facendo rete, e non per modo di dire.

Artez - Casali del Manco 2022 - foto di Iacopo Munno

Taranto e il progetto T.R.U.St

La consacrazione del progetto di Gulia Urbana viene con il coinvolgimento in T.R.U.St, un progetto di riqualificazione urbana di alcuni dei quartieri periferici di Taranto, in cui Gulia coopera con l’associazione tarantina Mangrovie. Giunti oggi alla terza edizione (si è iniziato nel 2020), il Taranto Regeneration Urban and Street, ha registrato la presenza di 32 opere di artisti provenienti da tutta Europa, in quartieri della città come Paolo Sesto, Tramontone, Salinella, Città Vecchia.

Il progetto T.R.U.St. nasce come un progetto inizialmente semplice, su impulso del Comune di Taranto che voleva avviare un progetto di sviluppo e riqualificazione urbana nella città - spiega Giacomo – Taranto è una città grande, con una storia ed una sua importanza, e fare breccia nell’idea progettuale di chi ha voluto puntare su di noi, esaminando il nostro storico e il nostro progetto, non è stata cosa da poco”.

Nel corso degli anni il progetto non solo è andato avanti, ma è cresciuto molto. Gulia ha proposto le proprie idee in un contesto diverso da un piccolo comune calabrese, in cui le opere assumevano anche contorni e definizioni più ampie sui palazzoni del paesaggio urbano tarantino. Nessuno snaturamento però di quelle che sono le stelle polari dei ragazzi “street” di Rogliano. Agli artisti è stata data massima libertà di espressione, un tipo di libertà che ha colpito persino questi ultimi, favorevolmente. E questo ha fatto di sì da raggiungere un livello di qualità artistica per cui diverse testate giornaliste che si occupano di arte in Europa hanno riconosciuto T.R.U. St come uno dei progetti più importanti del continente per numeri, qualità, grandezze di opere, importanza degli autori coinvolti. E poi la stella polare dell’inclusione sociale. Andare a Taranto, una città industriale del sud Italia, e proporre un progetto di street art in quartieri periferici che soffrono di una certa marginalità sociale, non è proprio come organizzare un evento come un altro. Eppure anche questa volta la scommessa è stata vinta. Esattamente come avviene nei comuni calabresi, anche a Taranto ci saranno giovanissimi, oppure gente con i capelli bianchi sulla testa che si è legata alle opere artistiche che vede sui muri dei loro quartieri, che conosce i nomi degli autori e sa i fondamentali del senso di quell’opera. Giacomo, Andrea e Matteo poi negli anni si sono fatti conoscere ed hanno stretto legami con la gente del territorio. Nulla di “programmabile” attraverso griglie e pianificazioni, semplicemente è bastato portare quella cultura street che dai tempi della festa alla villetta di Rogliano del 2012, in forme ovviamente evolute data l’esperienza e la continua formazione, è stata mantenuta e portata avanti.

Gera 1 - Rogliano 2022 - foto di Iacopo Munno

Una “Gulia” di street art tra il locale e il globale

Noi vogliamo portare Rogliano nel mondo e in qualche modo, il mondo anche a Rogliano attraverso la nostra esperienza personale”.

Nella narrazione dei ragazzi di Gulia Urbana si intrecciano i totem della cultura gastronomica locale come le melanzane ripiene e il vino Colacino insieme al turismo “instagrammabile” ed al project management, in una mescolanza che è la stessa che puoi vedere nei pennelli ed i tubi colorati degli artisti che d’estate si mettono a petto nudo a dipingere sotto il sole calabrese, seguiti dalle facce attempate degli anziani e i sorrisi dei bambini. E la sera magari si danza in alternanza tra i balli della musica tradizionale del gruppo di ballo locale del tardo pomeriggio ed una dance hall che va fino a notte inoltrata.  Questa miscellanea culturale è resa possibile da un fenomeno come quello della Street Art, che in questi anni è molto cresciuta (come attesta anche il documentario Street Heroines di cui è stata scritta una recensione qui su Sherwood).

Quello che è importante, come detto più volte dai ragazzi di Gulia, è non rendere tutto computabile e calcolato, ma vivere il più possibile appunto la dimensione sociale della street art.

C’è solo da raggiungere la Calabria e Taranto per vedere se questo obiettivo è stato raggiunto.

 
 

Gulìa Urbana

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