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«Take me back to the extravaganza»: intervista ai Menagramo

Due parole con la band folk punk in occasione dell'uscita del nuovo disco s/t

20Dicembre2022

Era il 2 marzo 2020 e ci stavamo preparando ad affrontare alcuni dei periodi più bui del recente passato: per le nostre vite in generale, tra pandemia, lockdown e quant'altro, ma per la musica live e i lavoratori dello spettacolo in particolare. Con un tempismo estremamente sfortunato, quel giorno i Menagramo, duo folk punk da Milano, pubblicavano il loro primo disco, Ribcage (Professional Punkers).

Nel corso dei mesi successivi, abbiamo avuto tuttavia la consolazione di poterci ascoltare questo disco, chiusi nelle nostre case, confidando nel momento in cui sarebbe nuovamente stato possibile, birra in mano, sbraitare queste canzoni dal vivo sotto al palco.

Nel frattempo, abbiamo parlato del loro disco (qui) e con la band stessa(qui), e in tempi migliori siamo riusciti finalmente anche a sentirli dal vivo, in un lunghissimo tour che quest'anno li ha portati meritatamente anche negli USA.

Il 18 novembre 2022, i Menagramo hanno infine pubblicato il loro nuovo, omonimo, disco, comprendente le canzoni del precedente Ribcage con, in aggiunta, alcuni nuovi pezzi e soprattutto una nuova veste grafica, grazie all'etichetta Wild Honey Records.

Non fatevi ingannare da quell'etichetta "folk". Quello che vi trovate di fronte è hardcore punk suonato con chitarre acustiche e washboard: del punk conserva la velocità, nonchè una certa capacità di sintesi (diciotto brani per quarantadue minuti totali), ma soprattutto l'attitudine e le radici DIY di cui avevamo già parlato la prima volta che li avevamo intervistati.

Abbiamo avuto l'opportunità di scambiare nuovamente quattro chiacchiere con Walter (voce e chitarra) e Enrico (percussioni), a proposito di questi due anni e del loro nuovo disco. Buona lettura!

Il 18 novembre 2022 è uscito il vostro nuovo, omonimo, album, che comprende le canzoni già presenti nel precedente Ribcage (2020), pubblicato giusto giusto prima della pandemia. Ai brani del precedente disco si vanno poi ad aggiungere alcuni nuovi pezzi: Not Enough, Menagramology, Siempre Hay Que Separar Las Drogas e Todd Bro. Innanzitutto, volevo chiedervi: a cosa si deve e come è nata questa ristampa "arricchita"?

Walter: Inizialmente la nostra idea era quella di pubblicare un EP contenente i quattro pezzi da te citati. Stavamo già lavorando anche alla parte grafica insieme all'ottima Daniela Ballone (che poi si è occupata della parte grafica dell'LP) quando l'etichetta Wild Honey Records ci ha proposto quest'idea del vinile. Ci siamo confrontati per un po' ed abbiamo deciso di procedere in questo modo, dando quindi una nuova veste anche grafica al nostro CD Ribcage ed arricchendolo con queste quattro nuove tracce.

Come abbiamo detto, una delle nuove canzoni è Siempre Hay Que Separar Las Drogas, che, se Google Traduttore non mi tradisce, ma è probabile sia così, dovrebbe significare "Devi sempre separare le droghe". Di cosa parla questo pezzo e come mai il titolo in spagnolo?

Enrico: Parto dal titolo: è una citazione dei Goonies, riportata esattamente com'è. Il pezzo parla del mio rapporto con il bere durante i lockdown. Mi sono reso conto che ogni volta che facevo la spesa la cosa che mi rendeva felice era comprarmi le birre che regolarmente finivo la sera stessa; allo stesso tempo non sopportavo quel clima da “appena usciamo invadiamo i bar” che vedevo dai social, mi sembrava tutto così assurdo. È un pezzo quasi contraddittorio di per sé, riflette la confusione mentale di quel periodo.

Per quel che riguarda invece le altre canzoni, leggendo i testi mi hanno incuriosito in particolare Todd Bro, tributo ad Alec dei Choking Victim (ma non solo mi sembra), e Not Enough, nella quale invece c'è quello che ho interpretato come un preciso messaggio politico, soprattutto nella parte in cui cantate «I can't do anything but laughing at your miseries just like you did with that guy on the street, with the people at the border, with the kids in the sea». Volete parlarci del significato di queste due canzoni?

E: Todd Bro parla di freaks, parte dai miei quindici anni, quando lo scegliere punk e politica ti rendeva a tutti gli effetti un fenomeno da baraccone a cui ridere in faccia e su cui sfogare le proprie frustrazioni, fino ai giorni nostri, dove facendo il giro i cosiddetti freak rappresentano la mia normalità e la mia comfort zone, mentre quello che viene considerato “normale” e per certi versi “giusto” è una merda totale e fa veramente paura. Da qui mi allaccio a Not Enough (che è una specie di sequel di Scaphoyd, sempre contenuta nel disco): siamo messi talmente male politicamente che io, all'alba dei 35 anni, non ricordo di aver mai votato una volta per qualcuno che rappresentasse veramente qualcosa per me. Ci ritroviamo sempre a scegliere il male minore e alla fine il risultato è che si finisce sempre per accontentarsi, per gioire delle sofferenze altrui. Il pezzo l'ho scritto dopo che Trump ha perso le elezioni del secondo mandato perchè l'ho visto sbroccare pesantemente in tv e mi ha fatto ridere, anche se molto amaramente.

Parafrasando la vostra bio su Bandcamp, non si può certo dire che stiate con le mani in mano: in questi anni avete inanellato EP, due dischi, una serie infinita di live che vi hanno portato un po' ovunque, da Schio (VI) fino in America. Avete infatti recentemente concluso un tour proprio negli Stati Uniti. Come sono stati accolti i Menagramo negli USA e come è andato il tour?

W: Molto bene e molto meglio di quanto mi aspettassi. E' stata una grandissima soddisfazione per noi suonare dall'altra parte del mondo e vedere persone interessate alla nostra musica, è un qualcosa che onestamente non avrei mai immaginato potesse succedere in vita mia. Abbiamo fatto quattro date negli Stati Uniti (di queste quattro l'ultima al The Fest) e sono andate tutte molto bene.

E: L'esperienza in USA è stata rimandata per due anni di fila e fino all'ultimo non ci credevo. Testimone chi ha viaggiato con noi, in dogana ho evitato gli sguardi di tutti e risposto male a chiunque mi parlasse. Ero nervosissimo. Una volta iniziato il giro, è diventata una delle più belle esperienze della mia vita; la risposta è sempre stata molto buona, abbiamo fatto quattro belle date, il The Fest in particolare è stato pazzesco. Senza modestia, pensare di essere nello stesso flyer di Menzingers e Iron Chic ogni tanto mi ha messo addosso un grande orgoglio.

Sempre dalla vostra bio leggo che avete provato dodici volte negli ultimi sei anni, da cui, a parte gli scherzi, viene naturale chiedervi: come nasce una canzone dei Menagramo? Uno dei due si presenta con un pezzo già pronto, o tendete a dividervi tra chi scrive i testi e chi invece le musiche o ancora è un processo collettivo? Per esempio, vi sono credo pezzi che sono evidentemente scritti da uno dei due: I, Wally ovviamente da Walter e Like Dynamite, di cui avevamo già parlato, da Enrico. È così anche per le altre canzoni?

W: Davvero c'è scritto cosi' sulla nostra bio? Beh, non è cosi' distante dalla realtà. Anche perchè facciamo talmente tanti concerti che non abbiamo tempo di fare le prove. Scherzi a parte, parlando del processo creativo generalmente i pezzi nascono cosi': Enri scrive il testo e mi manda un demo con una bozza di accordi e melodia, io riarrangio il pezzo in base a diversi fattori, magari registro un'altra versione e poi ci confrontiamo sui dettagli. Questo vale per praticamente tutti i pezzi presenti nell'LP, ad eccezione appunto di  I, Wally e di Commercials di cui ho scritto sia musica che testi. Ma sono appunto due eccezioni, il grosso lo fa sempre Enri.

E: la maggior parte dei pezzi sono miei, solitamente mando a Walter dei demo suonati di merda e registrati peggio e lui cerca di capirci qualcosa. La fortuna di suonare con Wally è che oltre ad essere un grande amico è un grande musicista e riesce a dare a ciò che scrivo una forma che non riuscirei a dare io. Quindi sì, anche se mi faccio carico di testi e musica, i pezzi nascono da un processo collettivo e non potrebbe essere altrimenti.

 
 

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