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Stereolab @Teatro Partenio - Avellino 11/11/2022

Retrofuturism is alive and well

7Dicembre2022

In questo mondo di ladri (di sogni), c’è ancora un gruppo di amici in quel di Avellino che non si arrendono mai e con romantica concretezza, nonostante le croniche difficoltà generali di organizzazione al Sud gravate da un biennio tribolato per le ragioni che tutti conosciamo, tornano a far respirare alla città, e di riflesso alla regione Campania tutta, l’aria di grandi eventi di cui si sente sempre un indicibile bisogno.

In questo mondo di ladri (di domani), il messaggio e l’immaginario retrofuturista degli Stereolab potranno anche aver perso potenziale, ma la bellezza della musica persiste, cosi come la voglia della band di divertirsi e divertire.

Motivo per cui, scusandoci per i riferimenti Vendittiani di cui sopra - nel caso vi abbiano lasciati un po’interdetti - si passa a narrarvi umilmente quanto si è visto sul palco del teatro Partenio ancora una volta sold out, partendo dall’unico neo della serata: l’esibizione dell’opener Julien Gasc.

Spiace dirlo, ma il french pop del musicista francese biancovestito, di cui consigliamo comunque l’ascolto dei dischi in studio ai curiosi (in particolare, la terza prova del 2020 L’Appel De La Foret) non convince perché le canzoni, cantate sulle basi, non rendono, e il musicista non fa poi molto per coinvolgere un pubblico che dimenticherà tutto appena finito l’ultimo pezzo.

Gli Stereolab invece, tempo tre pezzi e su più di un invito di Laetitia Sadier, si ritrovano sotto il palco tutto il pubblico in sala, quasi intimorito sulle prime nel lasciare i propri comodi posti a sedere. È a questo punto che la festa decolla e non si ferma più.

Il gruppo, che all’inizio di settembre ha pubblicato il quinto volume della serie antologica Switched On intitolato Pulse Of The Early Brain, ha scelto per questo tour sentieri meno convenzionali per la propria scaletta, lasciando fuori molti classici del proprio repertorio, senza inficiare sulla bellezza di una scaletta viaggiona, maggiormente tendente al versante space/kraut, con Refractions In The Plastic Pulse, Pack Yr Romantic Minde il bis con French Disko e la lunga Simple Headphone Mind tra gli apici della setlist.

A tratti quasi non sembra, per l’entusiasmo dimostrato, di vedere all’opera una banda , pardon, un groop, dall’esperienza ultratrentennale, ma una formazione di ragazzi un po’ cresciutelli, e ciò fa bene al cuore e un po’ scaccia l’inevitabile malinconia che prende quando, guardando al centro del palco, si pensa a Mary Hansen, che non c’è più dal dicembre 2002, e che quindi l’ultima volta nel nostro Paese prima di questo giro era ancora in formazione: rispetto agli Stereolab anche per non averla mai voluta sostituire e di tenerla forte nei pensieri anche senza dimostrarlo per forza.

In definitiva, per il gruppo anglo/francese, un’ottima dimostrazione di vitalità, sinora non suffragata da nuove prove discografiche in studio, ma bastevole a rinsaldare l’affetto e la stima nei loro confronti anche da parte di tanti altri musicisti e addetti ai lavori che hanno assistito a varie date del tour fra USA ed Europa. In ogni caso, tra gli impegni solisti di Laetitia Sadier da un lato e soprattutto dall’altro di Tim Gane (discografico con la Duophonic, operativo in prima persona con progetti come Cavern Of Anti-Matter o i Ghost Power, all’esordio quest’anno con un ottimo lavoro omonimo), non c’è da disperarsi.

Tenete allacciate le cinture, il volo continua.

 
 

Stereolab

 
 

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