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Kurdistan - Continua l’aggressione militare turca. Le voci e la testimonianza dellə compagnə italianə in Rojava

24Novembre2022

Un appello che arriva proprio da quei territori e che invita a difendere il confederalismo democratico sotto attacco in diverse parti del Kurdistan.

La rivoluzione in Rojava non solo ha sconfitto la forza più barbara - Daesh - che si sia mai vista nell'ultimo periodo della nostra storia, ma soprattutto ha creato un sistema di democrazia diretta e reale secondo il principio della liberazione delle donne e dell'ecologia. Questo ha dimostrato a tutti i popoli oppressi del mondo che un altro mondo è possibile, che le rivoluzioni non sono morte.

Mezzi militari turchi bombardano infrastrutture civili come ospedali, pozzi petroliferi, case, pompe di benzina e proprietà private. Colpite Kobane, Al-Shehba’s, Afrin, Manbij, Hesekê, Qamishlo e Deir Ezzor. Bombardata anche la zona che ospita, a Qamishlo, una prigione per jihadisti di Daesh, e quella attorno al campo di Hol, che ospita decine di migliaia di miliziani e famiglie di Isis, compresi migliaia di internazionali che aspettano l’occasione di fuggire. Non è chiaro se, per ora, gli jihadisti siano riusciti a fuggire, approfittando dei raid turchi, concentrati contro le forze curde che controllano il campo dall’esterno.

I risultati di questi attacchi sono stati finora: 5 combattenti curdi caduti ad Afrin. Mentre 6 combattenti dell'YPG caduti nelle regioni a est dell'Eufrate, 15 civili uccisi (11 a Derik, 2 a Til Temir e 2 a Mekmen). Inoltre, sono stati danneggiati case, ospedali, scuole e istituzioni di servizio sociale come distributori di carburante e granai. 

Dal 2013, la Rivoluzione è stata attaccata più volte. 17mila persone sono cadute in questi dieci anni di Rivoluzione, più di ventimila sono rimaste ferite. Tra i martiri ci sono almeno 65 internazionalisti provenienti da diverse parti del mondo.

“Se l’internazionalismo è la tenerezza dei popoli, è tempo che tutto il popolo, spalla a spalla, protegga il Kurdistan da questa aggressione fascista.”

 
 

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