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Verdena al Gran Teatro Geox di Padova - Live Report

Il concerto di cui la scena alternative rock italiana aveva bisogno

22Novembre2022

Ci sono voluti ben sette anni per rivedere su un palco una delle band più alternative della storia del rock italiano degli ultimi 25 anni: i Verdena. Ma tutta questa attesa ne è valsa la pena.

Il 13 novembre hanno suonato al Gran Teatro Geox di Padova, una delle tante date sold out del loro tour partito il 21 ottobre che ha visto Livorno come città per aprire le danze.

Ad aprire il concerto si sono presentati alle 20:30 i Little Pieces of Marmelade, un duo composta da Daniele Ciuffreda alla batteria e voce e Francesco Antinori alla chitarra. Sono solo due, ma suonano come se fossero in dieci. Rompono il ghiaccio e la trepidante attesa con Canzone 7, secondo brano del loro nuovo disco Ologenesi. Immancabile è stata One cup of happiness, il pezzo con cui erano conosciuti nella quattordicesima edizione di X Factor, per poi terminare con la cover Gimme all your love degli Alabama Shakes.

Dopo mezz’ora di apertura da parte dei LPOM cala di nuovo il silenzio, tra prove e check di strumenti che aumentano l’hype da parte dei fan dei Verdena. Un’attesa che sembra essere interminabile, fin quando non scattano le 21:30, le luci diventano blu e il trio bergamasco sale sul palco, accendendo e caricando il pubblico con il brano Pascolare, tratto dall’ultimo album Volevo Magia. Vediamo una Roberta che si lascia trasportare con energia dalla potenza del suo basso, un Alberto super concentrato nel suonare la chitarra e a dar voce ai suoni che hanno creato, e un Luca impegnatissimo a picchiare forte la sua Ludwig. Anche i pezzi seguenti sono figli dell’ultimo lavoro, quale la punkeggiante Crystal Ball, che fa partire i primi poghi sotto al palco; seguita da Paladini e dal primo singolo uscito dell’album: Chaise Longue in una versione molto più rock e meno ballata rispetto al disco.

Il pubblico continua ad apprezzare i nuovi brani come Cielo super acceso e Sino a notte (D.I.), ma è con le prime note di un’inaspettatissima Viba che si infiamma completamente, intonandola a memoria, diventando parte del concerto, saltando e pogando. I Verdena si sono divertiti tantissimo a fare uno dei loro pezzi storici risalenti al primo album – Verdena – ,per i fan più vecchi invece è stato un vero e proprio salto nel passato, ricordando la propria adolescenza mentre per i fan più giovani è stata un’opportunità di ascoltare finalmente live uno dei pezzi più famosi. Dopo Viba lo schermo dietro il trio inizia a proiettare delle meduse, simbolo di Solo un grande sasso (2001), infatti è la volta di Starless, una canzone piena di cinismo, rabbia e malinconia che fa intonare al pubblico la parola «Sunchild» come se fosse un mantra.

 Il viaggio nel passato continua con Luna, uno dei pezzi più belli d’amore de Il suicidio del samurai (2004), seguito da Don Calisto, brano rock psichedelico dell’album Requiem (2007) dove non manca il pogo tra il pubblico.

L’atmosfera rock viene placata da Certi magazine e dalla ballata Trovami un modo semplice per uscirne, dove Alberto si dimentica le parole e sembra essere divertito dalla risposta del pubblico che riesce prontamente a cantarla al posto suo. 

Tra i brani del vecchio repertorio risaltano Razzi arpie inferno e fiamme (Wow, 2011) che viene intonata anche dai fan sostituendosi ai cori che sono presenti nel pezzo, per poi passare alla psichedelia di Caños (Requiem, 2007) che ferma il frastuono della chitarra elettrica, del basso e della batteria nel momento in cui arriva la parte in cui Alberto intona: «Seven! È il numero degli alberi».

E ancora di nuovo un pezzo di Wow quale Loniterp, dove vediamo dei Verdena piuttosto divertiti nell’eseguirla e non troppo impegnati nel realizzare quei tecnicismi che i loro pezzi spesso li impongono.

Loniterp è susseguita da un cambio di strumento per Alberto, che lo vediamo sedersi davanti ad un pianoforte per eseguire Puzzle, primo brano di Endkadenz vol. 1 della serata, che fa scatenare il pubblico a suoni di «Efedriiinaaaa, efedrinaaaaa!», per poi suonare Scegli me, una delle ballate più romantiche dell’album Wow.

Il concerto sembra essere già terminato perché il gruppo lascia il palco, ma dopo qualche minuto ritorna con Muori Delay, che successivamente lascia il posto a Valvonauta, il brano più famoso dei Verdena e nonostante questo, c’erano pochissimi telefoni alzati a registrare il ricordo di questa canzone. Il pubblico preferiva pogare, saltellare, avere le braccia alzate e sfogarsi con la celebre frase «Sto bene se non torni mai». Segno questo anche della composizione degli ascoltatori del gruppo, che abbracciano soprattutto gli ormai ex adolescenti del primo album Verdena del 1999, ma anche i nuovi adolescenti che hanno conosciuto il trio con l’ultimo album Volevo Magia.

E dopo un revival che ha fatto scatenare tutti, è la volta di due ballate molto più tranquille come Un po’ esageri (Endkadenz vol.1, 2015) e Sui ghiacciai dell’ultimo disco, che sfuma con le parole «Ma sopravvivrei» per trasportare tutti nel punk psichedelico di Volevo Magia, che segna l’ultimo pogo del concerto.

Il concerto è terminato, il pubblico continua a rimanere ancora sotto al palco nella speranza di un’altra entrata in scena da parte di Alberto, Roberta e Luca, ma quando le luci della sala si accendono tutti realizzano che è realmente finito.

Da parte del gruppo non ci sono stati molti scambi di parole con il pubblico, se non dei «Grazie!» davvero sentiti soprattutto da parte di Roberta, ma questo è tipico dei Verdena: loro si esprimono attraverso la musica e fin quando continueranno a comporla, a farci divertire sotto al palco (nonostante siano passati sette anni dall’ultimo concerto), noi continueremo a sostenerli e a ringraziarli per quello che sono riusciti a creare.

 
 

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