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“Spogliateci tutti ignudi” – la rivolta dei Ciompi nella pièce teatrale di Jeremy Leaster

17Giugno2022

Il titolo del dramma teatrale a sfondo storico “Spogliateci tutti ignudi – I quaranta giorni che sconvolsero Firenze, e perciò il mondo, nel 1378” (Jeremy Lester, Pendragon, 2015, pp.171) è tratto da le “Istorie Fiorentine” di Nicolò Macchiavelli e precisamente dai suoi scritti sugli eventi accaduti a Firenze nella prima metà di luglio del 1378. Insieme al titolo, nelle pagine che precedono questo importante lavoro del docente universitario Lester (professore di filosofia e scienze politiche in Inghilterra e girovago tra Parigi e l’Italia), viene riportato un intero stralcio degli scritti di Macchiavelli in cui si legge che uno dei protagonisti della rivolta dei Ciompi «parlò in questa sentenza»: «Spogliateci tutti ignudi, voi ci vedrete simili, rivestite noi delle vesti loro ed eglino delle nostre, noi senza dubbio nobili, ed eglino ignobili parranno; perché solo la povertà e le ricchezze ci disagguagliano…»

Un vero e proprio gioiellino quello di Lester, più per l’importanza artistico – storica che per quella letteraria in sé. Si alternano dialoghi tra i due protagonisti della pièce appartenenti ai “Ciompi”, la coppia formata da Lapo e Fiammetta, e quelli tra i ricchi banchieri Vieri De Medici e Giovanni Di Bicci. Entrambi con le loro prospettive diverse, e opposte: dall’una le istanze rivendicative ed egualitarie degli sfruttati della Firenze del quattordicesimo secolo, protagonisti della rivolta popolare esplosa tra la fine di giugno e quella di settembre del 1378, dall’altra gli ascendenti dei futuri Medici che governeranno la città tra le vestigia del Rinascimento in cui avranno un ruolo ben noto da mecenati e che sono intenzionati adesso a reprimere la rivolta dei ciompi.

Nell’immaginario collettivo la rivolta dei Ciompi è entrata a far parte come un atto di disordine da parte dei poveri fiorentini del millequattrocento. Leggere un libro come quello di Lester, che ha l’astuzia di trovare la forma espressiva artistica della dramma teatrale, è uno strumento utilissimo per capire che invece il noto fatto storico del “tumulto” fu qualcosa di più. Fu una presa di coscienza piena, politica, dei lavoratori della Lana e degli umili all’interno di una città con varie stratificazioni sociali e conflitti sotterranei e palesi esplosi nell’estate poi del 1378. Un’estate calda in cui è stata sprigionata una forza politica non indifferente da parte degli sfruttati dei tempi di cui si parla, ma capace di mandare un messaggio universale oltre i secoli.

Il testo teatrale di Lester ha il solo limite di essere non godibilissimo sul piano estetico, ma questa cosa va in secondo piano rispetto al fatto che comunque ti prende. E’ corredato da tantissimi apparati critici, utili ed importanti. Si inizia con una pagina de “Le Istorie di Macchiavelli”, prima menzionate, e si continua con “Nascita di un giullare” di Dario Fo, che apre la pièce teatrale, al termine della quale vi è un post scriptum di Jose Saramago. E poi nella ricca appendice: la cronologia degli eventi dal 18 giugno al 20 settembre 1378, la mappa dell’insurrezione del 20 luglio 1378, i capi più importanti dei ciompi, l’albero genealogico della famiglia de Medici, Commenti scelti sulle diverse prospettive del “Tumulto dei Ciompi”.

 
 

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