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Musica oltre la musica: Jenni Hval tra arte e “rivoluzione”

Recensione di Classic Objects (2022, 4AD)

17Maggio2022

Jenny Hval è una compositrice e cantante norvegese non molto conosciuta al grande pubblico, soprattutto in Italia. Come spesso accade, “successo” e bravura non sono elementi direttamente proporzionali tra loro e il caso di Hval è tra i più emblematici. A parte i primi due lavori pubblicati con lo pseudonimo di Rockettothesky nel 2006 e nel 2008, Classic Objects è il nono album pubblicato in undici anni ed ha sonorità molto diverse e più accessibili dei precedenti, complice la produzione della 4AD.

L’artista di Oslo si misura per la prima volta con una forma-canzone più tradizionale, che a un primo ascolto si discosta molto dalle sperimentazioni free-folk dei lavori pubblicati con la Rune Grammofon, in particolare il meraviglioso Innocence Is Kinky del 2013, ma anche dal synth-pop obliquo di The Practice Of Love, uscito per i tipi della Sacred Bones nel 2019. Classic Objects è un albumche potremmo etichettare come “cantautoriale”, ma nel quale emerge tra le righe tutta la vena sperimentale di Jenny Hval sedimentatasi in oltre 15 anni di carriera.

Laurie Anderson e Julia Holter sono i riferimenti più prossimi sul piano vocale e di scrittura, ma alcuni cambi melodici rimandano direttamente all’immensa Joanna Newsom. Ne esce fuori un disco raffinatissimo, intriso di episodi che hanno una bellezza ben oltre la media, tra cui il (quasi) pop di Year of Love, la canzone che apre le danze e che è diventata in breve una delle mie preferite del 2022, e la psichedelica Cemetery of Splendour nella quale si ritrovano alcuni rimandi a Felicia Atkinson che hanno spesso connotato la produzione sonora della Hval.

Misurarsi con una scrittura più fluida ha dato inoltre alla “nostra” la possibilità di far emergere nitidamente il messaggio politica femminista e anticapitalista che ha da sempre caratterizzato la sua produzione musicale e letteraria. Ebbene sì, Jenny Hval ha anche scritto due romanzi (Paradise Rot del 2018 e Girls Against God del 2020), entrambi a sfondo politico, che sono stati pubblicati da Verso Books e purtroppo mai tradotti in italiano. In Classic Objects la critica della società capitalista e patriarcale si fa molto netta e si combina con quella fatta all’industria artistica, e musicale in particolare. La canzone conclusiva The Revolution Will Not Be Owned è un vero e proprio inno alla “pirateria” e tutte le battaglie che – nel piccolo e nel grande – provano a mettere in discussione la proprietà intellettuale su tutte le forme di espressione artistica e culturale.

 
 

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