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Di uomini e mostri: intervista a Carlame (Discomostro)

5Ottobre2021

«Una miscela di casi umani dediti al punk hardcore e all'alcolismo, pezzi brevi, intensi, diretti e senza pietà, testi in italiano, forti influenze rock n' roll, rabbia, sarcasmo, nichilismo e nicotina»

Questa la descrizione che danno di sé i Discomostro, forse una delle band più interessanti emerse nel panorama hardcore punk italiano degli ultimi anni. Nati da un'idea di Carlame, già batterista degli Skruigners e ora passato al microfono, all'attivo hanno due album, Mostroscopia del 2018 e l'esordio del 2016, Mostrofonia, entrambi pubblicati per l'etichetta milanese Professional Punkers. Assieme a Carlame, la band prevede Andy al basso (che recentemente ha pubblicato un disco solista), Manuel (BeerKiller) alla batteria e Ilmorla (Merdonald's, Ufficio Sinistri e Guacamaya) alla chitarra. Il 24 settembre 2021 hanno pubblicato un nuovo EP, Tutto Panx, scaricabile gratuitamente da Bandcamp e comprendente quattro cover, registrato DIY dallo stesso Andy.

Abbiamo avuto modo di fare quattro chiacchiere con Carlame in occasione dell'uscita del nuovo lavoro.

Innanzitutto, ti ringrazio per la disponibilità e complimenti per il vostro lavoro.

Ciao a tutti e grazie a te, sia per lo spazio, sia per i complimenti!

Partirei ovviamente con l'ultimo EP uscito pochi giorni fa. Innanzitutto, a cosa si deve la scelta di fare uscire un disco di cover? Se posso dire la mia impressione, senza voler influenzare la risposta, mi è sembrato un po' un voler tirare le fila dopo un anno e mezzo in cui, causa Covid, non si è potuto suonare, come a dire: «Eccoci, siamo noi, siamo ancora vivi, questo è quello che siamo e che sappiamo fare». Un po' un rivedersi e ripartire. Mi è venuto anche da fare un confronto con tante band, anche nel punk, che si sono reinventate in chiave acustica. Voi invece siete andati dritti per la vostra strada, zero compromessi, un po': "Voi fate pure le canzoni acustiche, noi coverizziamo Too Drunk To Fuck". Da cui forse il «se c'è una cosa che proprio non me ne frega un cazzo è tutto» che apre il disco. È un'impressione corretta?

Si, ci hai preso praticamente in tutto. Questo EP nasce per spezzare un po' l'attesa per il nuovo album. Con la pandemia ci siamo ritrovati con un disco nuovo quasi pronto che non eravamo riusciti a registrare prima che chiudessero il mondo, e completamente al buio per quanto riguarda le prospettive per il futuro. Mi riferisco in particolare ai concerti dal vivo, che sono poi a tutti gli effetti la nostra benzina. Abbiamo aspettato tanto per capire come potevamo muoverci, appena possibile abbiamo ricominciato quasi da zero con le prove e siamo finalmente riusciti a registrarlo a maggio 2021 al ToxicBasement Studio. Ma sono comunque passati 3 anni dall'ultimo album. Da qui l'idea di fare un EP che ci aiutasse a ripartire, a dare segni di vita, a sondare un po' il terreno prima di uscire con il disco vero e proprio. Anche riguardo il confronto con l'acustico ci hai preso in pieno!

Al fianco di qualche classico del punk, come la già citata cover dei Dead Kennedys, New Rose dei The Damned e Live Fast Die Young dei Circle Jerks, ci sta a sorpresa La Bambola di Patty Pravo, che tra l'altro è stato il singolo estratto, con tanto di video. Un accostamento piuttosto strano vedere Patty Pravo al fianco di Jello Biafra. A cosa si deve questa scelta?

Teoricamente ci sarebbe piaciuto fare più cover, e farne la metà in italiano. Poi per motivi di tempo e di possibilità in generale abbiamo dovuto limitarci a quattro canzoni, ma ci tenevamo che ci fosse comunque qualcosa in italiano. Ci abbiamo pensato un po', io ho proposto un sacco di pezzi di band punk o hc italiane, ma poi un giorno mi sono letteralmente svegliato con questa melodia riarrangiata di La Bambola in testa, ed avevo ben chiari anche gli arrangiamenti strumentali. Insomma, nel mio cervello è sbucata dal nulla così come la puoi ascoltare adesso. E mi piaceva un sacco. Ho pensato riuscisse a mantenere l'anima Discomostro su un pezzo completamente estraneo al genere e al contesto, che aveva però molte cose in comune a livello di testo. Ho preparato un demo per gli altri del gruppo, abbiamo fatto una prova, e l'abbiamo registrata due giorni dopo.

Tra l'altro, come scrivete su Facebook, questo EP è anche l'esordio dei mostri in inglese. Avete mai pensato di cantare in inglese? Penso che se da un lato potrebbe darvi ipoteticamente un maggiore sbocco internazionale, dall'altro potrebbe essere un limite nella comprensione dei testi da parte dei fan italiani, il che sarebbe un peccato... Penso per esempio a Gennaio, Passo, Hollywood.

I fan italiani già non capiscono un cazzo con l'italiano, figuriamoci con l'inglese! In ogni caso no, non ho mai pensato di scrivere testi in inglese con Discomostro perché non sarei in grado di metterci tutto quello che cerco di metterci con la mia lingua madre. Lavoro tantissimo ai testi delle canzoni e, anche se potrebbe non sembrare perché tendo a chiuderle con concetti tutto sommato abbastanza immediati, durante la composizione sono esageratamente puntiglioso, quasi ossessivo, proprio perché voglio essere il più preciso e dettagliato possibile, ma a volte non è facile tradurre le sensazioni in parole. Nella mia testa spesso ci sono addirittura più livelli di lettura in un singolo testo, ci sono immagini o metafore che già suonano ambiziose in italiano, o giochi di parole e modi di dire che funzionano solo così, non riuscirei a fare altrettanto con una lingua non mia.

Come accennavo poco sopra, i vostri album sono pubblicati dall'etichetta Professional Punkers. Vostri compagni di etichetta sono anche tra gli altri i Menagramo (di cui abbiamo parlato  qui e che abbiamo intervistato l'anno scorso per la webzine), Secoli Morti, Aurevoir Sofia. Insomma attorno a questa etichetta girano parecchie band hardcore interessanti, si può dire che ci sia una piccola new wave dell'hc italiano attorno a Professional Punkers?

Secondo me, si. Professional Punkers negli anni è diventata uno dei poli catalizzatori di tante belle realtà del genere, sia a livello di band, sia a livello di eventi. Ma soprattutto ha un modo sincero di vedere e vivere la musica, partendo dal basso e dai rapporti umani, molto famigliare e confidenziale. Credo sia anche per questo che abbia attirato a sé molte band. Noi in particolare siamo legatissimi a Ruggero fin dal giorno zero, con Discomostro siamo partiti praticamente insieme, da anni ci stiamo evolvendo quasi in simbiosi, c'è stato da subito un continuo scambio a 360°, sia a livello umano che professionale. Lo consideriamo il quinto mostro.

Discomostro, Mostrofonia, Mostroscopia. È ancora, la canzone Mostro, nella quale canti:

«Sono un mostro / Non ho paura / Sono un mostro perfetto / Per odiarvi/ Sono un mostro / E non ho paura / Sono come cazzo mi pare / Semplicemente»

La domanda marzulliana è: che significa mostro per voi? Chi sono questi mostri ai quali ti riferisci?

Secondo me in realtà siamo tutti mostri, chi più chi meno, solo che molti non sanno di esserlo. Considera che nei miei testi parlo al 90% di me stesso, anche se a volte non è così esplicito, quindi puoi immaginare quale sia la risposta. Partendo da me stesso, vorrei rappresentare la parte oscura/mostruosa dell'essere umano, descrivendo tutte le brutture dell'anima, le sensazioni più pesanti e frustranti, la tristezza, la rabbia, la delusione, il fallimento... Quelle emozioni che smuovono le viscere dal basso, che di solito fanno paura e fanno stare male, ma che alla fine ti spingono anche oltre se sai guardarle con l'occhio giusto, e ti danno una consapevolezza diversa. Per me è terapeutico mettere queste cose nella musica, da sempre. Esprimo con le canzoni quello che, per un motivo o per l'altro, faccio fatica ad esprimere nella vita di tutti i giorni. Vomito tutto nei testi, lo ammiro, lo elaboro, lo archivio e mi sento un po' meglio. E, se posso essere sincero, tutto sommato vado abbastanza fiero del fatto che in un'epoca in cui tutti tendono a mettere in mostra la loro parte più luccicante, felice e soddisfatta, la parte più superficiale, i ritocchi, le maschere, ad ostentare ricchezza, soddisfazioni e obiettivi raggiunti, a me piaccia parlare della parte marcia dell'anima e della vita, perché innanzitutto è quella che conosco meglio, e poi perché per me è quella più vera e sincera.

Possiamo confidare che questo EP sia un antipasto per un nuovo disco di inediti?

Assolutamente si. E' pronto e fumante da qualche mese e non vediamo l'ora di farlo uscire. Si spera questo inverno o addirittura prima, ma dipende da un po' di fattori, primo fra tutti la stampa del vinile che al momento ha dei tempi biblici. Poi purtroppo anche dall'evoluzione della situazione pandemia e di conseguenza da blocchi, limitazioni ecc. L'album si chiama Mostropatia.

 
 

 
 

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