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At War With The Silverfish, il nuovo album di Laura Jane Grace

30Settembre2021

È passato poco meno di un anno dall'uscita del suo precedente album solista, Stay Alive, che avevamo recensito qui sulle pagine della nostra webzine. Era il primo ottobre 2020, un lockdown era passato e un secondo si profilava all'orizzonte e Laura Jane Grace, cantautrice e frontwoman degli Against Me!, regalava agli ascoltatori un album sofferto, figlio dell'isolamento da pandemia, nato dal trovarsi improvvisamente tagliata fuori dal mondo e dal contatto con gli altri. Contatto che per tutti noi, ma tanto più per una musicista e performer, è fondamentale ed è quanto più è venuto a mancare con l'annullamento degli eventi live.

È passato un anno ma la situazione è cambiata, purtroppo, molto poco: altri lockdown, altre quarantene, altro isolamento. E così Laura Jane Grace si ritrova nuovamente nel suo appartamento di Chicago, insonne, a passare le notti a bere caffè e pensare e ripensare, a combattere contro i "pesciolini d'argento", gli insettini che si mangiano libri e vinili, metafora di una quarantena che si divora invece relazioni, vite e ricordi. E sempre come insetti in cerca di cibo (per diretta descrizione dell'autrice) si fanno strada le sette nuove canzoni che compongono At War With The Silverfish, il nuovo EP pubblicato a sorpresa il 22 settembre 2021 sempre per Polivynl Records. In questo anno, Laura non è stata certo con le mani in mano, tra progetti di podcast, concerti improvvisati all'esterno del Four Seasons Total Landscaping, luogo reso grottescamente celebre dai portavoce di Trump, e crowdfunding per chiedere la reunion degli Operation Ivy. In mezzo a tutto questo, 14 minuti di canzoni che vanno dal cantautorato di Three of Hearts agli esperimenti di Electro-static Sweep.

Ascoltando questo breve EP si ha l'impressione di trovarsi assieme a Laura nel suo appartamento, isolati da tutto e tutti, a notte fonda, davanti allo specchio, a pensare agli anni passati come nella già citata Electro-static Sweep o a ricordare gli amori passati di Yesterday Pt.II e Smug Fuckface, e a mescolarli ad altri, solo immaginati o sognati, come in Lolo 13:

«We met on a night

That my mind made up

It all felt so real, why'd I ever have to wake up»

Tutto questo pensare e ripensare al passato e ai suoi errori pare portare l'autrice al limite della sanità mentale, ad un livello di esasperazione tale che in Day Old Coffee arriva a versarsi il caffè bollente negli occhi pur di smettere di rimuginare:

«Day old coffee microwaved to boiling

Pour it on my eyeballs and boil my dumb shit brains out

Cause I don’t ever want to hear or think or speak again»

Atmosfere claustrofobiche che fanno eco a quelle del precedente album, al quale è accomunato da una certa immediatezza.

Un pensiero che potrebbe sorgere è che sarebbe stato forse preferibile pubblicare un solo disco piuttosto che due brevi EP in meno di un anno.

I due dischi però sembrano nascere dall'esigenza comune di mettere in musica, e così di esorcizzare, specifici momenti nella vita di Laura, e sembra quindi prevalere l'urgenza e la volontà di condividere il prima possibile canzoni che nascono dal momento, dal contesto.

Così i due dischi sembrano quasi due parti di un unico concept album su questi ultimi due anni, tra isolamenti, amori veri o solo immaginati e momenti al limite della sanità mentale. Dove il precedente album si chiudeva con un'esortazione a sopravvivere, ora con Smug Fuckface la domanda fondamentale è se le cose torneranno mai ad andare bene. Ma in fondo, forse la soluzione sta tutta nell'ultimo sconsolato e liberatorio verso:

«Oh fuck it all, let’s just forget about it»

 
 

 
 

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