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Di antifascismo, anarchia, amicizia, passione e tanto altro

Recensione di "Non sono vinta" di Virgilia D'andrea

8Settembre2021

Rina Edizioni è una di quelle case editrici di cui vorrei l’intero catalogo. Sia per l’idea che sta dietro ad ogni pubblicazione: Rina Edizioni ha come obiettivo quello di riscoprire autrici del passato, autrici dimenticate che però hanno ancora qualcosa da dirci. E leggere autrici dimenticate è una delle mie passioni più grandi, quindi come farmi sfuggire queste pubblicazioni? Sia per, motivo ben più frivolo, la veste grafica che hanno questi libri: copertine essenziali ma eleganti, con un sapore di passato. E anche l’interno è un piacere da sfogliare, la carta spessa della perfetta tonalità di bianco, il carattere scorrevole, i margini della giusta dimensione.

Ed è così che quando ho visto in libreria Non sono vinta. Raccolta di scritti tra anarchia e antifascismo, di Virgilia D’Andrea, l’ho comprato a scatola chiusa. Spoiler: non sono stata delusa, anzi.

Virgilia D’Andrea è una figura a dir poco affascinante. Maestra elementare in Abruzzo, dalla miseria e dalla povertà a cui assiste ogni giorno nel suo lavoro nelle campagne trova la spinta ad avvicinarsi agli ambienti politici di sinistra, prima al socialismo e poi all’anarchismo, a cui dedica dalla Prima Guerra Mondiale tutto il suo impegno e il suo lavoro. Anche durante il periodo in prigione, e soprattutto durante l’esilio, prima in Francia e poi negli Stati Uniti.

Non sono vinta è sì una raccolta di testi politici, ma D’Andrea unisce il suo impegno politico alla sua passione per la poesia (nata grazie alle letture nel periodo del collegio). Ne esce una narrazione magica delle lotte operaie e delle lotte antifasciste.

Sono molti gli aspetti di queste lotte politiche che l’autrice tocca, sempre con estrema delicatezza e al tempo stesso passione. Dall’affetto e la fiducia per i compagni e le compagne, allo sconforto nell’assistere all’ascesa del fascismo, a temi più astratti, più generali, come le definizioni di libertà, di anarchia.

“Anarchia, nelle realizzazioni future, significa libertà di cercare sempre vie nuove: anarchia, in questo senso ricostruttivo, è antiprogramma, perché il programma rappresenta sempre il passato ostile e anacronistico”.

Ciò che più mi ha colpito, al di là del contenuto politico dei suoi scritti, è quanto questi siano traboccanti di sentimenti. Forse perché non siamo abituati oggi a narrare la componente emotiva delle lotte politiche, ma a scrivere e parlare delle idee e delle istanze, alcuni passaggi mi hanno commosso. Ad esempio, quando descrive la tristezza provata durante il periodo fascista, una tristezza profondamente umana, e non solo rabbia o frustrazione nel vedere un obiettivo politico allontanarsi. O ancora, nel descrivere la tenerezza e la gioia dell’incontro con il compagno Ottorino Manni, giornalista anarchico costretto sulla sedia a rotelle per una malattia avuta in infanzia, e la pace che egli prova nell’essere di nuovo tra gli amici, nonostante il dolore.

“Ma poi, nel riguardare quel suo volto emaciato, tutto bagnato di lacrime, io ricordo che ne tremai, perché temetti che egli fosse venuto a morire là, tra le braccia dei suoi compagni. Ma più tardi ho avuto occasione di pensare e di riflettere che sarebbe stato meglio così per lui. Chiudere gli occhi in quel giorno, il più bel giorno della sua vita, egli mi aveva confidato.”

Forse proprio perché tante delle sue pagine ruotano intorno alle emozioni e alle sensazioni, i suoi scritti rimangono ancora oggi attuali. Pur essendo cambiato il contesto, i sentimenti che proviamo tutti i giorni sono gli stessi che provava Virgilia D’Andrea cento anni fa, e per questo le sue parole sono una lettura in cui ci si può profondamente riconoscere.

Autrice: Virgilia D’Andrea (1888-1933), i suoi scritti furono raccolti in vari volumi (Tormento, Torce nella notte, L’ora di Maramaldo)

Casa editrice: Rina Edizioni è una piccola e nuova casa editrice di Roma. Ad oggi presenta due collane, Libertarie, che raccoglie opere di scrittrici della letteratura italiana, e Agua Viva, in cui sono invece pubblicate le autrici straniere.

 
 

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