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Boh Racer: Un cinico Emo-Folk da camera

Review/intervista ad Antonio Messercola aka Boh Racer

29Maggio2021

Questo che vi racconterò è un disco a pura ispirazione pandemica e non solo perché è stato effettivamente pensato, registrato e prodotto durante il particolare anno, ma anche perché il mio legame con l’artista autore è stato stretto “grazie” alla pandemia che ha sconvolto il pianeta:
Oramai un anno e qualche mese fa, dal momento che qui in Italia iniziava il primo trimestre di lockdown, tutti noi della scena underground abbiamo cercato in qualche modo di tenerla “viva” anche senza live e fu così che risposi timidamente ad un annuncio di “cercasi collaboratori” per la GOGO Zine (fighissima webzine punk genovese) e cominciai a recensire album/EP.
Uno dei primi fu proprio l’esordio degli statunitensi Worst Funeral Ever, gruppo di cui il nostro Boh Racer (nome d’arte di Antonio Massercola) era cantante/chitarrista.
La cosa emozionante è che siamo rimasti in contatto mediatico-epistolare, permettendomi di presentarvi il suo primo album solista omonimo con allegata la breve intervista (tradotta personalmente dall’Inglese all’Italiano).
L’album è composto da 8 tracce caratterizzate da una matura emotività, la quale richiama musicalmente l’Emo dei Front Bottoms e Our Sunday Affairs soprattutto nei pezzi come Hell, Pocket Knife e Recognizing Patterns, in cui l’accoppiata batteria/chitarra acustica, che ci accompagnano per tutto il disco, crea un tappeto ritmico e melodico dove far posare il delicate strofe, tanto da raggiungere un accenno di Bedroom Pop nel pezzo che chiude il lavoro, My Final Thoughts On The Matter.
Nell’omogeneità dei pezzi, fanno capolino degli intelligentissimi riff di sintetizzatore che donano brevissimi momenti Dance a brani quali Cheer Up, Kid e l’opening track, My Patience Vs. Everything, la cui coda è domata da un nostalgico e potente coro Midwest Emo, vero punto di connessione con la musica dei suoi Ex-WFE.
È d’obbligo leggere le lyrics dell’intero album, nelle quali si percepisce una satirica critica sociale mista al cinismo accennato nel titolo, specialmente in It’s Hard To Spot Red Flags When My Apartment Is Covered In Blood e in Elliot Fifth, dove Antonio rivela: “I’m an anarchist that stays in bed, follows the law, works a shitty 9-5”.
Spero davvero che escano delle copie fisiche in vinile per farmene spedire uno dalla lontana Baltimora e spararmelo sul giradischi!!

Ciao Antonio!
È un piacere per me intervistarti per Sherwood.
Prima di tutto, come stai?
Sono passati 8 mesi da quando i Worst Funeral Ever si sono sciolti.
Cosa hai fatto musicalmente fino ad ora?

Allora, essenzialmente questi ultimi 8 mesi sono stati occupati dal mio nuovo lavoro full-time, il quale mi ha consumato mentalmente e fisicamente, ma per il resto ho utilizzato il tempo per scrivere materiale senza un indirizzo specifico. Ero solo io sul divano o sul letto con la mia chitarra acustica.
Un’altra cosa importante da dire è che in questi mesi mi sono allontanato, per scelta, da gran parte della mia comitiva di amici per salvaguardarmi, visto le diverse strade che stavamo prendendo e questo mi ha ispirato molto in termini lirici per le mie canzoni, nelle quali mi chiedo se le decisioni prese ne fossero valse la pena. Anche perché prima di essere un cantante, chitarrista o altro, io mi sento un cantautore e il contenuto lirico è la cosa più importante per me.

Per chi ancora non ti conosce, è importante sapere che sei stato il cantante/chitarrista di un gruppo Emo davvero eccezionale, i Worst Funeral Ever.
Come fan, mi sento rincuorato che tu non abbia mollato la musica emotiva.
Raccontaci di questo nuovo progetto solista, Boh Racer. Tutto quello che vuoi!

Non ho mai mollato e mai mollerò la musica Emo.
Lo stesso Boh Racer lo possiamo considerare Emo, anche se certamente non un Emo tradizionale o Math. Mi sento di dire che non mi vedo capace di suonare qualcosa che non sia effettivamente vicino all’Emo, visto che comunque è roba che tiro fuori dal profondo… sono una persona emotiva, spesso sento le emozioni amplificate rispetto ad altre persone che conosco.
Poi c’è stato il Covid, che ha decisamente influito nella rottura con i WFE: abbiamo perso il batterista, poi il bassista, successivamente è subentrato un altro batterista, ma ha mollato anche lui e io iniziavo ad essere stufo di insegnare i pezzi a nuove persone, ma avevo tanta voglia di mettere su un progetto da portare avanti da solo, anche dal vivo (non appena i concerti saranno possibili).
Certamente mi piacerebbe suonare ancora in gruppo, tuttavia amo avere il totale controllo del progetto e poter prendermi tempo per sperimentare in studio e questo mi ha dato la possibilità di concentrarmi sul suono acustico che l’album ha incarnato. Io ho sempre amato il suono della chitarra acustica, credo dia un’energia particolare ai brani, un’ottima piattaforma per le emozioni.
Boh Racer è stata una scusa per scrivere materiale estremamente personale e in maniera immediata, infatti ho scelto progressioni di accordi semplici per potermi soffermare sui testi. Adoro scrivere i testi, ho quaderni pieni e adoro riempire di parole quei giri di accordi semplici e immediati.

Il sound del tuo nuovo progetto ha un carattere che lo contraddistingue, sarebbe a dire l’elemento di sintetizzatore che conferisce un’anima “Pop” all’album. Come mai questa scelta?

Io ho sempre voluto mettere su un gruppo con i sintetizzatori, adoro l’idea di creare musica che facesse “ballare” e mi piace vedere la gente farlo ai live.
Non ho paura di dire che la mia musica ha sempre voluto esprimere quell’anima Pop e soprattutto ho sempre amato il contrasto fra una base ritmica acustica e dei suoni digitali. È come mischiare l’old school con la New Age e sono contento che abbia funzionato in quest’album.

Ultima domanda di questa piccola intervista:
Sono fiero di affermare che i tuoi Worst Funeral Ever sono stati una scoperta felice per me. Ricordo ancora quelle serate in macchina, guidando verso casa, con la vostra musica allo stereo.
Mi piacerebbe chiederti se ti mancano quei giorni con la band.

Oh questo è davvero dolce! Mi fa molto piacere!
E, o mio dio, certo che mi mancano quei giorni! Cioè sono contento di cosa ho tirato fuori ora, ma mi manca jammare con i ragazzi e soprattutto non mi sarei mai immaginato che un gruppo con me dentro attirasse così tanta gente alle serate! Mi manca uscire con i miei compagni di band, andare alle prove settimanalmente. Si, ho davvero dei bei ricordi, però mi piace pensare che con Boh Racer riuscirò a costruire situazioni simili e anche meglio!

Bene, Antonio!
Grazie per il tuo tempo!
Ti ho promesso più volte che appena finirà il problema pandemico farò il possibile per invitarti a suonare qui in Italia. Mi impegnerò al massimo per mantenere la promessa.
Per ora ti auguro buona fortuna per tutto e un saluto da tutta la redazione!

Grazie per l’intervista, davvero!
E per esserti interessato alla mia musica. Significa molto per me.
Grazie mille!

 
 

Boh Racer su FB

 
 

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