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Intervista a Mario Pigozzo Favero: "dopo i Valentina Dorme ricomincio dal crowdfunding"

11Maggio2021

Ciao Mario. I Valentina Dorme facevano un rock d’autore che abbiamo amato per dieci anni. Come sarà il tuo sound, ora che sei solo?

Il mio stile di scrittura non ha subito rivoluzioni importanti. Resto un cantautore e continuo a pensare a strofe e a ritornelli efficaci e resto ossessionato dal rigore lessicale e narrativo nei testi. L’elemento nuovo e veramente innovativo sta, in questo nuovo lavoro, nella scelta dei musicisti e degli interlocutori. Mai nella mia storia mi sono trovato a interagire con così tante persone. Trascurando Martino – di cui parleremo tra poco – ho fatto ascoltare le mie composizioni a molti musicisti. Buona parte di loro mi ha regalato una personalissima interpretazione, un arrangiamento inaspettato, una variazione di atmosfera e un guizzo che hanno arricchito l’intenzione. Insomma, mi sono trovato a godere della loro “visione” del pezzo. Ho avuto soddisfazioni che mai avevo vissuto in tanti anni di attività. Se penso che siamo tutti chiusi in casa da più di un anno e che gran parte degli arrangiamenti è nata e cresciuta “a distanza”, è davvero sorprendente che tante interazioni e collaborazioni suonino così naturali e convincenti.

A che punto sono le canzoni e come ci lavorerai con Martino Cuman, tuo produttore?

I pezzi hanno già una loro identità. Molti sono arrangiati e vicini alla versione definitiva. Lavoro a questo disco da più di tre anni. E senza il talento e la volontà di Martino probabilmente non avrei neppure iniziato. La visione d’insieme che sta dando al lavoro è la cosa più bella che ho incrociato in questi anni. Le partiture di basso sono stellari, per dirne una. Ma tutto, dai. Ogni tassello (tastiere, loop elettronici, chitarre, il respiro generale …) sta raggiungendo la sua giusta collocazione. 

Dì la verità, hai avuto paura di non raggiungere la somma del crowdfunding? Quanti amici e familiari hai corrotto per raggiungere la cifra?

Dico la verità: sì. Vero anche che mi stai facendo questa domanda a 20 giorni dalla fine del crowdfunding e manca ancora qualcosa per raggiungere l’obiettivo. Sottolineo che esiste un team che lavora a questa campagna. Oltre al sottoscritto, ci sono tre persone bellissime che mi stanno dando una mano. E che mano! Ovviamente alcuni amici sono stati coinvolti (familiari anche no, anche se qualcuno ha fatto capolino). Ma la maggior parte dei sostenitori è pura e incompromessa ;)

Fra le ricompense c’erano anche dei live. Qualcuno le ha scelte? Quanta voglia hai di tornare a suonare dal vivo?

Per ora nessuno ha comprato i pacchetti live. Un po’ me lo aspettavo, visti i tempi pandemici. È giusto proporli e chissà. Di certo, tornare a suonare dal vivo è una priorità. Spero di poterlo fare al più presto. Anche perché c’è l’ipotesi di una band che potrà portare in giro il set con i pezzi nuovi. È lì che aspetta.

La scena indie è piena di tristi squaletti pronti a spillare soldi ai musicisti in cambio di promozione, playlist, crescita social e così via. Qual è l’esperienza da non ripetere che avrai senz’altro fatto, negli anni?

Nella mia esperienza, il vero problema è stato portare la propria musica su palchi che non fossero quelli del solito locale (sacrosanto, intendiamoci) distante, al massimo, 50 km dalla sala prove. Essenziale valorizzare le risorse presenti nella zona d’origine, voglio specificare. Ma non ho mai pensato alle mie canzoni come opere adatte solo e unicamente alle province di Treviso, Padova e Venezia. Con i Valentina dorme ho suonato un po’ in tutta Italia. E qui arrivava, a volte, la fregatura. Compensi ridicoli, promozione balbettante, cibo e alloggi che definire “di fortuna” è un eccesso di grazia. Non sempre, intendiamoci. Ma, se posso dare un consiglio alle band più giovani, è questo: se una proposta non è convincente, indagate a fondo e non fatevi fregare.

Che ne pensi della musica liquida? Offre buone possibilità di ripensare la fruizione o ci affogheremo tutti dentro?

Uso quotidianamente anch’io lo streaming musicale. Sarei ipocrita, denigrandolo. Però, da vecchio appassionato e da musicista resto legato, direi sentimentalmente, al supporto fisico. Mi pare la testimonianza del lavoro compiuto, tangibile, importante. La diffusione ormai irreversibile della musica in assenza di lettori cd e/o giradischi nasconde talvolta (e neppure benissimo) un approccio all’ascolto meno attento e superficiale. Mi sento un ottuagenario se vi dico che, quando ero al liceo e all’università, vivevo come un evento epocale l’uscita del disco nuovo della band del cuore. E erano mille, le band del cuore. Temo che, se è liquida la musica, anche il tempo e l’attenzione che ognuno dedica alla stessa sguscia e sfugge, diventa impalpabile e non fa davvero parte del patrimonio culturale di molti. Va così, baby. Con le dignitosissime eccezioni. Ah, il mio disco esce anche in vinile, devo aggiungere altro?

Qual è il tuo peggior difetto?

Il sovrappeso. Un tempo piacevo a alcune ragazze, anche se di bocca buona. Ora non più. Resto simpatico e un ottimo interlocutore, comunque.

Qual è un libro che ha influenzato recentemente la tua visione del mondo?

L’ultima vera folgorazione (tardiva) che ho avuto è arrivata in occasione dell’incontro/scontro con l’opera di Thomas Bernhard. Non saprei citare un’opera in particolare. L’ultimo suo che ho letto, ecco. Estinzione. Glaciale, infinito, inarrivabile. Lui è un modello di scrittura per me. Assoluto.

Se potessi essere un altro musicista per un anno, stile Essere John Malkovich, in chi entreresti?

Mi piacerebbe vivere solo un giorno nei panni di un altro. Un anno è troppo. Amo troppo la mia solitudine, il mio appartamento piccolo, le mie abitudini e le mie sigarette elettroniche. Però un giorno nei panni di Paolo Conte lo farei volentieri. Strimpellerei il suo pianoforte, direi a Martino di passare per una registrazione veloce e curioserei tra gli scaffali della sua libreria. Farei due parole anche con la moglie, le domanderei che giorni ha vissuto con il più grande autore italiano degli ultimi quarant’anni. Magari riceverei solo le risposte normali di una moglie innamorata. Probabile. E tornerei dentro i miei vestiti tranquillo.

La musica italiana sta bene?

So mica. Seguo poco le scene (esistono ancora, le scene?). So che sta andando bene la trap e l’auto-tune. Per i giovani, suppongo. Ultimamente ho apprezzato molto Rancore, il rapper. Bravissimo. Io resto – colpevolmente’ - legato a alcune band magari non recentissime, ma che pubblicano ancora dischi molto belli. Ho una venerazione infinita per i Non voglio che Clara, per citare la prima band che mi viene in mente. Mi piace molto la scrittura di Francesco Bianconi (ha in saccoccia molte frasi chiave che stendono, grammaticalmente e per capacità di invenzione, la quasi totalità dei suoi detrattori), mi pare che i Massimo Volume siano ancora in perfetta forma. I Bachi da Pietra, pure. Si capisce che ho un’età, che dici? In sintesi, non sono così attento alle novità.

 
 

Links

Mario Pigozzo Favero - Crowdfunding per il nuovo album

 
 

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