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Uzul - "Evolve"

Viaggio sottomarino

22Aprile2021

Il disco d’esordio di Uzul sembra tutto fuorché un disco d’esordio.
Questo perché ha deciso solo ora di rilasciare un full-lenght, il primo di una carriera in verità ultradecennale.
Il risultato è dei migliori, e ciò sta a significare che se vuoi una cosa fatta bene, hai bisogno del tuo tempo.
Dieci giorni o vent’anni che siano.

Uzul è un fantino della scena dub francese.
Da sempre facente parte di un duo (dai Kaly Live Dub ai Granit with Molecule), Stephane (sì, questo il vero nome, che pensavate?) ha deciso solo ora di rimboccarsi le maniche e pescare undici tracce dal suo lago. 
Evolve ne esce da questo brodo primordiale - fedelmente mostrato dal artwork - per rappresentare al meglio l’evoluzione musicale del nostro compositore, tra elettronica, deep, una spruzzata dubstep, techno e UK Bass; il tutto condito (a litrate) da atmosfere dub appunto, che ci fanno subito addentrare nuovamente in quel lago da cui abbiamo appena sporto la testa. 

Octopus rappresenta alla perfezione ciò che sto dicendo, aprendo le danze e dando il tono a un perfetto disco underwater, lontano dal marasma e dal disordine della terraferma. 
L’acqua è l’elemento predominante, che compone tutti noi ma anche gran parte dello stesso album, e ciò lo si può percepire dalla nuotata virtuale che ci facciamo grazie alla apripista, rea di farci sentire complici di un sommozzatore.
La lezione subacquea prosegue con Aquatic, che strizza l’occhio ai Moderat e ai Faithless, cercando nondimeno una propria realtà.
Melodic techno e un groove accattivante ma leggermente sottotono si intrecciano, perdendosi di vista con la ballata Nemo ma ritrovandosi in Water of Life e Allo, che consolidano l’orientamento techno del disco e ne aumentano il ritmo arrivando a Sea Horse, manata progressive dove suoni freddi e acid di teutonica memoria ci fanno cavalcare l’onda scanditi a tempo dai kick più vigorosi dell’album. Ultra Abyssal chiude il filone leggermente dark, regalandoci sonorità UK dubstep della prima metà degli anni 2000.
La calma raggiunta da Subtil ci fa avanzare gradualmente verso il finale di questo LP, più sperimentale, meno dub (ad eccezione di Diving), più armonioso e meno pretenzioso.
Di fatto Oceans rappresenta un finale blando, regolare e liscio, perfettamente in sintonia con Octopus, specchio di quest’ultima produzione trip-hop.

Complimenti ad Uzul per un disco variopinto e variegato, di cui ho potuto percepire le varie influenze assimilate nel corso degli anni (e di cui spero una ulteriore evoluzione e raffinazione della tecnica) e alla label Jarring Effects, che insieme all’artista ha avuto modo di sviluppare un vinile eco-friendly, in completo sostegno verso l’ambiente.

 
 

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