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La verosomiglianza di Lucia Di Lammermoor

Lucia Di Lammermoor.Teatro Verdi.21 Ottobre 2011

28Ottobre2011

Ci siamo riusciti!

Ci siamo intrufolati nei camerini del soprano, del tenore e del direttore d’orchestra di Lucia di Lammermoor, opera che ha riaperto la Stagione Lirica 2011 del teatro padovano lo scorso 21 Ottobre 2011.

Le motivazioni principali sono quelle di capire quanto la lirica è attuale, e come i suoi addetti ai lavori vi si approcciano per renderla tale.

Domande ovvie, quando la prima impressione che ho dinanzi al pubblico di un teatro d’opera è quella di una sfilata di moda, in cui spettatori più o meno vecchi sembrano recarsi a teatro “pa vedere ea cantante turca che canta ea lirica, de dozento ani fa”, magari non conoscendo nulla di ciò che vedono e sentono.

Non voglio addentrarmi sui motivi per cui il pubblico nel 2011 si reca al teatro, ma capire, attraverso domande dirette, cosa prova il cast artistico a riproporre un’opera che non rispecchia più una realtà attuale. Infatti Lucia di Lammermoor è stata composta nel 1835, periodo in cui l’opera era praticamente l’unico genere musicale prodotto in Italia, che il teatro era il luogo di ritrovo serale e unico centro di divulgazione culturale, e che librettista e compositore facevano di tutto affinché il pubblico si identificasse nel personaggio.

Il soprano turco, che ha suscitato le curiosità delle èlite padovane, interpreta perfettamente il personaggio di Lucia di Lammermoor. Si chiama Burcu Uyar, è di Izmir, e vanta un curriculum molto interessante. Il suo ruolo è centrale. È la reale protagonista  nell’intreccio della musica e del dramma. Forse però deve migliorare alcuni salti d’ottava, fondamentali per imprimere al periodo musicale ampiezza ed incisività.

Accanto a lei troviamo un Edgardo interpretato da Ismael Jordi, forse un pò limitato, ma sicuramente piacevole.

Grandiosa ed imponente l’interpretazione di Vitaliy Bilyy, baritono ucraino di fama internazionale, nei panni di Lord Enrico Asthon. Peccato, però, per il suo non brillante italiano che non ci ha permesso un’esaustiva intervista.

Alla testa della filarmonica veneta, il maestro Francesco Rosa. Direttore d’orchestra preciso, che rispetta la partitura e ben richiama tutti i respiri belcantistici di Lucia.

Ma è la regia di Stefano Poda a far da padrona.

Lucia di Lammermoor è un’opera molto statica, ma il regista italiano riesce a comunicare al massimo gli stati d’animo del dramma. Gioca molto con le luci, che emergono dalle pareti di pietra. L’acqua, contenuta nello spazio centrale del palcoscenico, riflette la luce tutt’attorno, ed un costante gocciolio accompagna tutta la parte finale della tragedia.

Il primo atto è dominato dai colori scuri dei fondali e dei costumi macchiati di rosso. Il colore del sangue si diffonde pian piano nella vasca contenente l’acqua, come a richiamare la visione notturna di Lucia nella quale ha visto la fonte, prima limpidissima, mutarsi in rosso sangue.

Il secondo atto, caratterizzato dalla scena della pazzia, ha un fondale di bassorilievi ferali che preannunciano ciò che avverrà di lì a poco. Il colore bianco delle vesti di Lucia, che tiene in mano una candela mentre cammina in senso inverso ad un nastro trasportatore, comunica lo stato di debolezza mentale crescente della protagonista. I fantasmi in bianchi costumi, sporchi di un nero pece, ed incappucciati scorrono dietro a Raimondo, mentre narra l’omicidio compiuto da Lucia. E la vittima Buclaw, interpretato da Thomas Vacchi, nudo e sporco di rosso, girovaga per il palcoscenico.

Ho avuto paura, ho sperato, ho sofferto, ho gioito. Grazie alla regia di Stefano Poda mi sono immedesimato nei molteplici stati d’animo dei personaggi.

 
 

a cura di Pier

 
 

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