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Teatro hic et nunc - prima parte

Una selezione di testi teatrali, a partire dalle tragedie greche fino ad oggi, con una particolare attenzione per il sociale

20Aprile2021

Antigone variazioni sul mito

Sofocle – Jean Anouilh – Bertolt Brecht, Marsilio, 2004, 186 p.

Antigone

Che la figura di Antigone abbia attraversato i secoli come simbolo di ribellione ad ogni forma di sopruso e ingiustificata detenzione da parte del potere, è provato dalla nostra attualità: ad esempio il paragone tra Antigone e Carola Rackete venne fatto quando la giovane comandante tedesca della nave tedesca Sea Watch nel giugno del 2019 decise di forzare la chiusura del porto di Lampedusa con la sua nave con a bordo migranti salvati in mare, contravvenendo alle disposizioni dell’allora ministro dell’interno Salvini; “Antigone” è anche il nome dell’associazione politico – culturale che in Italia si occupa, attraverso interventi diretti nelle carceri e report dettagliati, delle iniquità e delle violazioni del diritto penale ed alle condizioni del sistema carcerario. Sofocle racconta il tragico destino di Antigone: si batte contro la non concessa sepoltura del fratello Polinice da parte del re di Tebe Creonte, e lei in sfida alle leggi della città, trasgredisce l’ordine imposto. Passano millenni dopo la prima rappresentazione dell’opera (442 a.c.) e ci sarà la reinterpretazione del drammaturgo Anouilh, che metterà in scena nel 1939 un’Antigone magrolina, inquieta, incontenibile contro un Creonte che sembra quasi un padre ragionevole ma non disposto ad ascoltarla. L’Antigone paladina della libertà ed in grado di sfidare la tirannide sarà poi al centro della reinterpretazione del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, messa in scena nel 1948.


Le Baccanti

Euripide, Feltrinelli, 2014, 161 p.

 baccanti
Dioniso si reca a Tebe per convincere tutta la città di essere un dio da rispettare e venerare. Al suo seguito ci saranno le donne della città di Tebe, trasformate dal Dio nelle “Baccanti”, dedite ad orge ed a trascorrere quasi come animali - spiriti selvatici il loro tempo sul monte Citerone.  A Dioniso si oppone il re della città greca, Penteo, che considera il dio un folle demone distruttore delle città. Alla fine sarà il dio ad avere la meglio sul re, facendolo vestire con l’inganno da donna per osservare le “Baccanti” di nascosto, da cui però sarà scoperto ed ucciso in modo truce. Cosa rappresentano Dioniso e Penteo? Sono tante le interpretazioni possibili. Da una parte Dioniso rappresenta l’esperienza sensibile, istintuale e artistica contro il rigido razionalismo di Penteo, la vita piena e sensuale che si oppone e sconvolge il potere istituzionale - burocratico, le donne baccanti che prendono la loro libertà in maniera piena ed incondizionata (mentre in altre opere come “Medea” o le “Troiane”, Euripide descrive personaggi femminili che si sono nel giusto ma sofferenti ed in balia di ingiustizie verso cui hanno difficoltà a ribellarsi). Ma c’è anche altro. Nelle Baccanti Dioniso è un re che pretende che si segua la sua legge (come spiegano Tiresia e Cadmo): non è diverso dagli altri re. E soprattutto non vuole ristabilire, anzi costruire o edificare nuovi valori nelle città in cui si trova, è un distruttore; come a Tebe, con le sue baccanti provoca scompiglio e distruzione in ogni luogo che attraversa. Inoltre la “polis” greca, nel periodo dell’ultima fase della vita di Euripide, quando scrive le Baccanti, è una città in crisi in cui la sua supremazia e le sue istituzioni democratiche sono in declino, e che probabilmente vede nella “Tebe” di Penteo una simbolica rappresentazione di declino. Quindi Dioniso cosa è alla fine? Un hippy liberatore o un personaggio dal carisma irrefrenabile e demolitore? Queste e tante altre domande ed interpretazioni (ricordiamo anche la rielaborazione del testo da parte di Toni Negri dal titolo “Citerone”, pubblicata nel 2006 in lingua inglese) hanno fatto diventare “Le Baccanti” (scritta intorno al 406 a.c.) un’opera classica senza tempo.

Amleto

William Shakespeare, Mondadori, 2017, 345 p.

Amleto
Sono tanti gli articoli, i libri, i corsi universitari che parlano di come alcune tragedie di Shakespeare abbiano avuto come loro oggetto il rapporto dell’uomo con il potere politico. L’infinita modernità di Shakespeare sta nell’ aver rappresentato la vita dell’uomo raffrontata all’amore ed i suoi aspetti passionali, alla precarietà ed il senso dell’esistenza, alla dimensione dell’uomo invischiato nei rapporti di potere. In Amleto (opera scritta nei primi anni del 1600) viene descritta la possibilità di rivolta da parte del protagonista, Amleto appunto, contro un sopruso ed un’ingiustizia subita da parte del fratello del padre, usurpatore del trono ed assassino di suo padre. Altri lavori da menzionare, che riguardano Shakespeare ed il potere sono: Macbeth, in cui un re ed una regina acquistano il potere e questo li rende, violenti, spietati, in preda ai fantasmi e le passioni di chi ascende alle cariche più alte; e poi Giulio Cesare, che può rappresentare la rivoluzione populista contro il tiranno, finita però con una contro-rivoluzione.

La Locandiera

Carlo Goldoni, Garzanti, 2014, 87 p.

Goldoni
La locandiera Mirandolina gestisce la sua locanda ereditata dal padre insieme a Fabrizio. Alcuni degli uomini ospiti della locanda la corteggiano, se ne invaghiscono, sono coinvolti in equivoci in cui appunto la locandiera è sempre al centro dell’attenzione; alla fine Mirandolina farà le sue scelte in piena autonomia senza la non necessaria approvazione o il sostegno di nessuno. Commedia del 700 scritta dal drammaturgo rivoluzionario della commedia dell’arte, “La locandiera”, scritta nel 1752, ha il ritmo e la sagacia di un film – commedia di Woody Allen dei giorni nostri; il personaggio di Mirandolina è magnetico in quanto non è lineare, commette errori, cade in contraddizioni, ma allo stesso tempo dimostra un’indipendenza che ne fa un personaggio femminista ante – litteram. Molto forte la critica alle categorie sociali di appartenenza in particolare a quelle alte, svelando anche in maniera comica le pochezze di chi si presenta come Conte, Marchese o Cavaliere. Alla fine il personaggio che nella scala sociale si trova meno in alto, Mirandolina, è quello che dimostra un’umanità maggiore a dispetto dei ruoli prestabiliti.

Ubu re

Alfred Jarry, Einaudi, 1997, 60 p.

Ubu re
Merdre!”  - Con questa esclamazione inizia la piece teatrale considerata come iniziatrice del teatro contemporaneo e manifesto di quello surrealista. Si perché in “Ubu re”, rappresentato a Parigi nel 1896 per la prima volta, troviamo l’essenza dei canoni surrealisti: il linguaggio si basa su un immaginario inconsueto, illogico, sprezzante dei canoni classici proprio per smarcarsi da qualsiasi forma rigida ed autoritaria della realtà. Attraverso l’uso di un linguaggio estremo, il protagonista Ubu diventa un emblema di cinismo, spregiudicatezza, egoismo, crudeltà, un po’ per disvelare la vera natura delle classi altolocate ed anche, come dicevamo, per demistificare ogni rigida impostazione classica del teatro. Il titolo si rifà all’”Edipo re” di Sofocle, chiaramente, mentre la trama ricorda “Macbeth” di Shakespeare. Assolutamente divertente, più che la trama in sé è proprio l’intenzione artistica ad andare a segno. Una vera e propria rivoluzione surrealista nel campo del teatro per i suoi tempi. Attualmente il premio “Ubu” in Italia è considerato come il maggiore riconoscimento in campo teatrale.

 
 

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