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Dalla “Marcha” alla “Gira”, il nostro cammino al fianco delle comunità zapatiste

15Marzo2021

L’11 marzo di vent'anni fa la Marcha del Color de la Tierra arrivava a Città del Messico, dopo un lungo ed emozionante viaggio di due settimane attraverso il Messico. Si conclude così il nostro cammino a ritroso nei ricordi. Ricordi che abbiamo rivissuto in questi giorni attraverso le parole delle nostre compagne e dei nostri compagni che hanno avuto l’onore di prender parte a quell’evento storico. 

 

Andrea De Rocco, storico conduttore di Radio Sherwood.


Abbiamo deciso di ricordare la “Marcia del Color della Terra” non come uno sterile esercizio di memoria fine a sé stesso, ma come momento centrale da cui partire per raccontare un altro grande evento storico che proprio in questi mesi si sta dando e che ci vede protagonisti: la “Gira Zapatista”, il viaggio di una delegazione zapatista attraverso i cinque continenti alla ricerca delle poche ma importanti cose che uniscono i los de abajo, prima tra tutte la consapevolezza che questo sistema non è riformabile, che non è possibile educarlo, attenuarlo, limarlo, addomesticarlo, umanizzarlo.

Il ricordo di Martina Vultaggio, attivista vicentina e una delle fondatrici di Caracol Olol Jackson.


Il nostro sguardo è sempre stato fisso verso questo orizzonte dove intravediamo quell’utopia di un mondo migliore che sembra sfuggirci a ogni passo in avanti che facciamo ma che è proprio solo grazie a questo camminare che si può dare.

Il racconto di Silvia Compagnin, attivista del Centro Sociale Rivolta.


Come ci insegnano gli zapatisti, il tempo non è lineare, a volte occorre guardarsi indietro per poter andare avanti, e così abbiamo cercato di fare. Attraverso le parole e le emozioni delle nostre sorelle e dei nostri fratelli più grandi abbiamo percorso a ritroso la nostra storia al fianco di questa incredibile rebeldía. È stato un passo necessario, un percorso doveroso verso chi in questi mesi si è messo in gioco, accettando la sfida degli zapatisti di una “proposta per la vita” impossibile da rifiutare. Necessario perché quel tempo, quei ricordi vanno rivissuti per chi non vi ha preso parte, per chi ancora non c’era, per raccontare chi siamo e perché continuiamo a lottare per un mondo migliore. Ripercorrere la “marcia” per organizzare la “gira”. Ricordare il passato per poter affrontare il futuro. “Esto somos, aquí seguimos”, appunto.  

La riflessione di Monica Tiengo, di Ya Basta! Êdî Bese.


E il futuro è qui dunque, è ora, è la cosiddetta “gira zapatista” che si avvicina, è l’arrivo degli zapatisti nei nostri territori. È un percorso che è già iniziato nel momento stesso in cui gli zapatisti hanno comunicato l’intenzione di affrontare questa grande impresa, mettendo in moto, e in rete, moltissimi collettivi, organizzazioni, singoli che sognano ancora un mundo donde quepan muchos mundos

L'esperienza di Massimiliano Dittadi, attivista di Ya Basta! Êdî Bese.

La Gira zapatista è l’ultimo grande, grandissimo regalo che ci fanno gli zapatisti: mettersi in viaggio, venire a trovarci, conoscerci, rincuorarci nel mezzo di una pandemia catastrofica per l’umanità ha il profondissimo significato di non lasciarci soli ad affrontare la tormenta, o come dicono loro stessi, la quarta guerra mondiale, quella del capitale contro i los de abajo. Significa affrontare la paura instillata nella società dai los de arriba, dirle che non la temiamo, che uniti possiamo affrontarla, che solo uniti possiamo sconfiggerla. Questo viaggio vuole farci toccare con mano cosa vuol dire trovare nuovi modi di riscoprirci compagni, fratelli, in un momento in cui anche una semplice stretta di mano è diventata un gesto a cui reagiamo con diffidenza. Questo viaggio ci sta mettendo alla prova, ci sta costringendo a organizzarci, a confrontarci, a discutere delle tante cose che ci dividono, che a volte sono dei veri e propri macigni nell’anima. Ma ci sta anche unendo nelle poche, pochissime cose che abbiamo in comune, prima tra tutte la consapevolezza che il nemico che stiamo affrontando è uno e uno solo: quel’idra capitalista dalle molte teste che distrugge, annichilisce e annienta la Vita. È contro questo nemico terribile che dobbiamo lottare, mettendo da parte le differenze e scoprendo l’importanza e la bellezza delle cose che ci uniscono. 

L'augurio di Marco Messina, 99 Posse.


Questo è il momento di far ballare i nostri cuori, di mettersi in gioco, di dare la vita per sconfiggere la morte. Non esiste un piano o un pianeta B. Organizzarsi e lottare per non morire, per dimostrare ancora una volta che otro mundo es posible y necesario

Tommaso Cacciari, del Laboratorio occupato Morion.


¡Viva la vida!

¡Viva el EZLN!

Costruendo la gira e un otro mundo posible

** Pic Credit: Da web

 
 

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