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Indagine nel dark-side degli studi di registrazione

Intervista con Cristopher Bacco di Studio 2

Seconda puntata con l'inchiesta sugli studi di registrazione. Ogni venerdì, su Sherwood Webzine

19Febbraio2021

Come si evolve un’idea primordiale di musica? Come funziona, oggi, la catena di montaggio, acquisizione-editing-mixaggio con i plurimi strumenti digitali? E dopo? Com’è che il prodotto finito arriva sui nostri dispositivi?

Questi sono alcuni degli interrogativi che musici, redattori, appassionati si pongono, specie se, da un decennio a questa parte, molti musicisti perseguono il sogno di ‘emergere’ potendo registrare in fai-da-te con un basilare Mac. Ma c’è ancora bisogno di esperti e di qualità dell’audio in questo mondo?
La pandemia da Covid-19, inoltre, ha sicuramente incrinato alcuni meccanismi di funzionamento di uno studio di registrazione. Sarà interessante indagare su come questo settore abbia reagito. Chissà se varrà ancora la pena fare uno dei lavori più interessanti per antonomasia!
Questo, e tanto altro, cercheremo di comprenderlo al meglio con un a tu per tu con alcuni studi di registrazione partendo dal Triveneto e andando oltre.

Ciao Cristopher! Innanzitutto parlaci dello Studio 2, come e quando nasce?

Cristopher Bacco/studio 2: Dopo anni di esperienze come dj, musicista e produttore nel mio primo studio, sentivo il bisogno di rendere questo mio hobby un lavoro, con una struttura professionale che potesse fare esprimere la creatività al 100%. Così nel 2011 assieme a degli amici che hanno creduto in questo progetto abbiamo fondato lo Studio 2, che fino al 2015 ospitava anche dei concerti (primo studio in Italia ad avere questa ambivalenza).

Quali sono i servizi che offri ai musicisti? Di che equip usufruisce lo studio (in grandi linee)?

C.B.: Studio 2 offre a i musicisti un servizio a 360 gradi, dalla semplice registrazione, alla produzione completa, seguendo l’artista dal “provino” fino alla versione definitiva che verrà consegnata alla Label, con la possibilità di usare tutto il nostro parco strumenti vintage e non. Inoltre, abbiamo anche dei servizi collaterali come la sala prove, la registrazione di doppiaggi/pubblicità, la composizione di musica inedita per Tv e Radio, il noleggio di strumenti e la post produzione audio.

Oltre a tanta passione, quali sono le competenze che servono per mettere su uno studio di registrazione? Di quali qualifiche specifiche parliamo per poter intraprendere questa strada?

C.B.: Le competenze sono molte, in primis la quantità e la qualità degli ascolti. Il background è importante per un buon produttore; inoltre, bisogna possedere diverse competenze tecniche: sia hardware (outboards, microfoni, convertitori ecc..) e software (varie daw, utilizzo, routing ecc…). Una volta imparato l’infinito mondo tecnico bisogna saperlo applicare. Non è mai facile il rapporto con il musicista, perché siamo tutti diversi ed ognuno vede la priorità artistica diversamente, il mio compito sta nel non tralasciare nessun particolare e far procedere al meglio tutto il percorso che porta alla realizzazione del brano o dell’album.

Lavori a produzioni che vengono proposte dai singoli artisti/band o sei legato a una/più label? In questo caso, come avviene il processo di selezione dei progetti sui quali lavorare? Quanta voce in capitolo ha lo studio di registrazione innanzi all’etichetta?

C.B.: Lavoriamo direttamente per artisti e band, ma anche per Label e aziende. Il processo di scelta è molto semplice: se il lavoro richiesto è di registrazione, senza produzione, diamo il 100% sulla qualità del registrato. Se invece si parla di produzione c’è un iter che parte dall’ascolto dei provini, conoscere l’artista e decidere assieme il mood musicale lavorando prima alle pre-produzioni in maniera da arrivare pronti alla stesura finale. Qualora servisse, si procede a fare delle riunioni con le Label per capire come proseguire con il lavoro. Se invece si hanno dei contratti con delle etichette per produrre musica e la linea editoriale rispecchia già i gusti dello studio, si lavora quasi in automatico, ovviamente sempre accordandosi con l’artista.

Come si è evoluto questo lavoro nell’ultimo decennio? Quanto hanno influito le nuove tecnologie?

C.B.: Il mondo dei produttori è in continua evoluzione. Negli ultimi dieci anni ho avuto la sensazione che si siano abbandonati molto gli strumenti usando delle emulazioni che a volte non sono all’altezza. La differenza sostanziale è che ci si rivolga meno ai musicisti, e più ai software… che danno infinite opzioni quanti infiniti dubbi. Non c’è un giusto o sbagliato, ma io penso che si debba sempre dosare tutto, vintage e analogico come strumenti veri e virtuali.

Parliamo di Covid-19 e di conseguenze su questo lavoro. Lo studio ha tenuto botta alla situazione?

C.B.: Lo Studio fortunatamente ha tenuto botta, grazie alla tecnologia dell’ascolto in remoto a zero latenza e a l fatto che lavoriamo anche con la post produzione. Quindi sì, oltre ai due mesi di chiusura non ci sono stati grossi danni.

Ti è capitato di co-produrre qualche progetto musicale? Se sì, ce ne consigli qualcuno?

C.B.: Ho lavorato a molte produzioni, vi lascio un link spotify così trovate una playlist.

 
 

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