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Visionari, come i paesaggi che hanno paesaggio

di Mirco Salvadori

11Febbraio2021

 

MARTINA BERTONI
MUSIC FOR EMPTY FLATS
Karlrecords

È in noi che i paesaggi hanno paesaggio... diceva quell'impiegato portoghese che si portava appresso l'invisibile e immenso universo della sua immaginazione. Quali gli artifizi usati per farli vivere, pulsare? Come riusciva poi a travasarli intatti sulle pagine di un taccuino? La musica forse era una componente irrinunciabile, chissà. L'indissolubile sostanza che tutto avvolge e ci permette di affondare le mani nelle tasche, riuscendo a toccare la materialità delle note e ciò che riescono a creare, i famosi paesaggi che hanno paesaggio. Chiudiamo quindi gli occhi, entriamo non visti in un appartamento disadorno, innondato dalla penombra che solo il Nord Europa sa creare. Le pareti sono liscie, prive di qualsiasi oggetto appeso che possa preservarle dalla nudità. Anche le stanze non sono riparate dalla presenza di mobili. Giacciono immutabili, silenti, in attesa del soffio di vita trasportato da un divano, un letto, un armadio. La sera di Natale nel profondo Nord Europa è straordinariamente silenziosa, come le stanze dalle quali però iniziano a filtrare suoni. Ci affacciamo ad una di esse, illuminata dalla flebile luce proveniente dall'unica ampia finestra che, al pari di un telo cinematografico, inquadra il vasto bianco silenzio che regna al di là della sua trasparenza. Davanti a noi, di fronte al balcone, siede colei che riesce a leggere i nostri pensieri più reconditi trasformandoli in suono. Tra le gambe un violoncello di ultima generazione... un pre-prototipo, su ispirazione dei violoncelli antichi a 5 corde, ma in carbonio con la corda in più posizionata in basso, collegato con i mille filamenti che trasportano poesia digitale, sapientemente dosata e intrecciata a quella acustica. La musica si sta trasformando in essenza che velocemente penetra e irradia l'ascolto lasciandoci sospesi nell'estasi della visione che inizia a trasformare il reale.

Decine sono le sollecitazioni che iniziano a giungere, agiscono sulla percezione, la rafforzano rendendola vieppiù tangibile. Music For Empty Flats è il titolo dell'ultimo lavoro di Martina Bertoni, musiche per appartamenti deserti nei quali scorre la vita senza che noi si possa appendere un quadro fuori posto o si possa aggiungere un mobile anche solo lontanamente dissimile da quello già previsto. Abbiamo sete di sguardi capaci, profondi, abituati all'oscurità e pronti alla risalita verso la luce diffusa da quel bianco gelido silenzio del Nord. Ci avviciniamo osservando la perfetta solitudine della musicista e il modo nel quale il suono le sta accanto, l'avvolge in una danza senza tempo. Ci avviciniamo uscendo dalla penombra, iniziando a percepire lo splendore musicale che si libera tutto attorno, per nulla avvolto di indelebile spleen ma danzante nella fioca luce filtrata dal gelido cristallo dalla finestra.

Quando si entra in un suono ne si è avvolti, se ne diventa parte, poco a poco si è inghiottiti da esso e non si ha bisogno di un altro suono (...) tutto è là dentro, l’intero universo riempie lo spazio, tutti i suoni possibili vi sono contenuti...Rammento le parole di Giacinto Scelsi, mentre viaggio in presenza della solennità, ormai dissolto in risonanze prodotte nella lenta iterazione della scala armonica che man mano cresce, si nutre di maestosità scritta su antichi spartiti per poi cedere, abbandonandosi al loop che moltiplica il tocco dell'archetto producendo vibrazioni di estrema luminescenza. Tutto quel suono è là dentro, come diceva il Maestro. Più lo ascolti più si diffonde e ogni anche minima variazione produce altrettanti echi nei quali tuffarsi, privi di peso, incorporei, preda del sortilegio creato da un violoncello in carbonio. Senza accogermene ho varcato sette frontiere, ho pianto nel fragore del silenzio e sorriso, sommerso dall'onda imponente del riverbero. Sono penetrato in profondità dentro l'anima di  creazioni che mi accompagneranno per lungo tempo, sei tracce composte con la stessa sostanza della mia angoscia e del mio appagamento. Stupore immersivo di fronte al quale non resta che chiudere gli occhi ascoltando il battito del cuore che aumenta il ritmo fino a perdersi della grandezza di un suono indimenticabile.

 
 

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