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Cayman Fantasy: Un quinto album a livelli per il decennale del gruppo

Intervista esclusivissima ai Cayman The Animal

17Gennaio2021

Per i 10 anni di attività volta a marcare indelebilmente la scena punk/HC underground italiana, i Cayman The Animal, dopo due anni dal loro ultimo album, se ne escono con questo 11-tracked full-length intitolato Cayman Fantasy.
Perché questo lavoro è unico nel suo genere? Beh… Non solo perché i pezzi ti trascinano dall’Emocore di Deliberate Grammar Mistake al beffardo Skate/Melodic-HC di Those Conspiracy Theorists Are Mysterious, passando per il tragico «Gotta face the worst» di Pillows, ma soprattutto perché hanno ben pensato di farlo uscire attraverso il completamento dei livelli di un videogioco appositamente creato per i vostri lobotomizzanti smartphones (i quali sono forse l’unica fonte di contatto con la realtà durante questa pandemia, mi dicono).
Comunque, saranno direttamente Marco e Roberto del gruppo a svelarci i segreti di quest’ultimo lavoro in studio.

Sherwood: Buongiorno ragazzi! Ad un anno da quella seratona assurda allo Strike di Roma, voi ve ne uscite il primo dell’anno con il quinto album (piacevolissima sorpresa mattutina) dopo 10 anni di musica insieme. Come vi fa sentire?

Marco:  Buongiorno a te! Devo dire che personalmente mi fa sentire molto bene. Da quando abbiamo iniziato questa band 10 anni fa non abbiamo mai interrotto il flusso creativo sotto tutti i punti di vista, dalla scrittura di nuova musica alle idee per i travestimenti sul palco fino ai vari packaging matti dei dischi. Stare insieme e fare brainstorming su tutte queste cose ci fa divertire un sacco e ci dà soddisfazione quando poi le idee prendono forma.
Roberto:
Ci fa venire voglia di andare a registrare il prossimo disco che è quasi pronto.

Sherwood: Andando a parlare di Cayman Fantasy, raccontatemene la genesi. Idee, composizione e registrazione.

Marco:  Alcuni brani sono stati composti in campagna mia a Pitigliano dove negli ultimi anni d’estate facciamo sempre una sorta di “ritiro spirituale”. Ho una casetta nel bosco e li ci chiudiamo per alcuni giorni e suoniamo dalla mattina alla notte. Il resto è stato scritto nella nostra sala prove a Roma. Come per i nostri dischi passati anche in questo ci sono pezzi che sono idee di Diego, quindi già abbastanza strutturati per chitarra e voce, ed altri che nascono dalle jam in sala e di solito sono quelli senza nè capo nè coda con struttura A-B-C-D-E dove il povero Diego poi deve fare i salti mortali per metterci la voce.
La registrazione è stata fatta in presa diretta da Valerio Fisik all’Hombrelobo studio di Roma.

Roberto:  Il sentimento del disco rispecchia anche le emozioni scaturite da avvenimenti successi durante lo sviluppo delle canzoni. Un brano ha risentito sicuramente di quella volta che Diego rincorreva un cinghiale perdendosi per raggiungere la suddetta casa nel bosco, un altro invece è frutto del clima di tensione dovuto ad una discussione (quasi sfociata in litigio) relativa al comportamento adatto da tenere in sala prove mentre si cerca di portare a casa un pezzo alla Black Sabbath.

Sherwood: Confrontandolo con il vostro precedente Black Supplì, questo nuovo lavoro risulta molto più introspettivo, a tratti malinconico. Sia chiaro, non che la vostra tipica follia musicale non sia presente, ma devo dire che è delicatamente placata da questi tratti Post-HC. Cosa è successo?

Marco: Guarda proprio ieri mi stavo risentendo Black Supplì e ho detto anche agli altri “oh ma quanto abbiamo rallentato?”. Io ho questa mia teoria: crescendo si rallenta il bmp di ciò che suoni e ascolti. Ovviamente non è regola universale, ci mancherebbe, ma per me e ad altri miei amici è stato così. Con gli anni che passano sento il bisogno di avere più respiro e in questo disco ci sono diversi pezzi più lenti del solito che soddisfano a pieno la mia esigenza espressiva. Ad ogni modo vale sempre la regola che entriamo in sala e suoniamo quello che ci passa per la testa. Ora ad esempio stiamo già lavorando al nuovo disco e ci siamo fissati che il leitmotiv deve essere “velocità e psichedelia” poi vai a sentire i pezzi che abbiamo scritto e sono lenti. Insomma è un gran casino.

Roberto: Non è successo niente di così particolare credo. L’unione delle influenze e di quello che ci ascoltiamo, leggiamo, compriamo, mangiamo, vestiamo, svestiamo nei rispettivi periodi della vita sicuramente aiuta a delineare il sound del disco in fase di composizione.

Sherwood: Arriviamo a trattare il “mezzo” geniale con il quale avete deciso di farlo uscire. Un videogioco per smartphone! (attendo con ansia il formato per PC). A voi la parola: progettazione, storia, grafica e crediti.

Marco: Eravamo a suonare a Genazzano, vicino Roma, a febbraio 2020 e avevamo già registrato Cayman Fantasy a gennaio (mancavano le voci). Ci stavamo scervellando da mesi su come far uscire il disco perché volevamo festeggiare 10 anni di attività con qualcosa di folle. Al concerto era venuto il nostro amico Stefano Latini (in arte b00leant) che è un programmatore e musicista 8bit, e dopo qualche birra scappa fuori con lui l’idea di fare un videogioco. Da lì in poi abbiamo fatto una chat che non si è mai più fermata, un fiume in piena di idee. Il risultato è questo videogioco incredibile pieno di citazioni, band e personaggi della scena punk Italiana e mille altre gag. Stefano è stato davvero un grande, ha lavorato con una passione unica e siamo stati felicissimi di collaborare con lui.

Roberto: Il lavoro di brainstorming è durato molto. Ha avuto inizio precisamente nel viaggio di ritorno dal Krakatoa del 2019. In macchina ci fu un interessante dibattito socio economico. Da questo dibattito nacque una sfida su come realizzare il formato del disco. Sintetizzarlo qui è riduttivo, probabilmente uscirà un saggio a breve, magari un saggio breve, quindi un saggio breve a breve.

Sherwood: Nonostante l’insolito formato, siete stati supportati da qualche etichetta? Le vostre storiche vi hanno dato una mano nella pubblicazione?

Marco:  No questa volta abbiamo deciso di fare tutto da soli proprio perchè il formato di uscita era troppo insolito però To Lose la Track e Mother Ship ci stanno dando una mano a far girare la app.

Roberto: Avevamo chiesto alla Capcom ma erano impegnati a scastrare le 500 lire da diversi videogiochi degli stabilimenti balneari di tutta la costa.

Sherwood: Sperando di poterlo sentire dal vivo al più presto, avete in mente di organizzare un’edizione fisica prima o poi?

Marco: Non credo che il disco verrà stampato ma vai a capire che succede da qui a un anno, potremmo anche diventare una band black metal con le tastiere.

Roberto: Uscirà con il formato “Libro di ricette”.

Sherwood: Sarò il primo a ordinare il vostro libro di ricette! Bene,evito di chiedervi i soliti “progetti per il futuro”, dal momento che nessuno li ha di questi tempi. Mi limito ad un in bocca al lupo per questo quinto album (ma già si vede il riscontro positivo del pubblico punk) e speriamo di beccarci al più presto live! Bella regà!

Marco: Progetti per il futuro ne abbiamo eccome: Leo vorrebbe inserire da anni nel sound della band voci femminili e sintetizzatori. Roberto vuole smettere di usare i soldi per fare le cose. Valerio vorrebbe iniziare a dire SI alle nostre proposte ma continua a dire NO. Diego vorrebbe tanto imparare a usare Google Maps ma trova ancora difficoltà. Io vorrei scureggiare di meno ma mi fa troppo ridere quindi continuo a farlo senza ritegno. Grazie per l’intervista!

Roberto: Aggiungo che volevo cambiare nome del gruppo in maniera continuativa ma credo non succederà, purtroppo.

 
 

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To Lose La Track

Mother Ship Records

 
 

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