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Intervista A Luca Santese e Marco P. Valli a cura di Federica Pennelli ed Andrea Sesta

Il corpo del capitano

Si può tracciare un'iconografia del Potere? Come si affronta il nodo del Potere insieme a quello del corpo?

17Dicembre2020

Vi proponiamo qui l'intervista integrale a Luca Santese a Marco P. Valli, autori de Il corpo del capitano, intervista andata in onda qualche settimana fa nell'episodio 12 di Cultdown.

Federica P. - Con voi, volevamo ripercorrere la genesi de Il corpo del Capitano ed il vostro progetto del 2018 Real politik

Marco P. Io e Marco, in vista delle elezioni che ci sono state nel 2018, abbiamo trovato un' occasione per poterci dedicare fin dall'inizio ad una nuova politica, la cossiddetta “terza repubblica”: la nascita dell'onda populista italiana.
Abbiamo cominciato a realizzare questa serie di ritratti (con lo scopo di una vendita editoriale) ai politici in gara per le elezioni, di tutti i pariti politici.
Abbiamo fatto, poi, una piccola pubblicazione, di cento copie, che abbiamo intitolato: Boys, boys, boys, che è diventatat, poi, il primo capitolo del progetto di Realpolitik: una serie di ritratti molto grotteschi, molto ravvicinati, di tutti questi politici.
Lì è cominciato questo progetto che si è poi sviluppato in un secondo capitolo che riguardava la nascita del governo (che corrispondeva con la nascita della Repubblica e tutti i miti romani) e poi altri due capitoli: uno sull'elettorato della Lega che seguiamo dal 2010 (Lega Nord Party) ed uno sul Movimento cinque stelle (Movimento Lento).
Mentre facevamo questo lavoro c'era il caso della nave Diciotti e, in quel momento, noi abbiamo fatto una distribuzione di tutti i ritratti che avevamo di Salvini, a magazine internazionali.
Abbiamo avuto, fra virgolette, questo “colpo di fortuna”: il Time ha messo in prima pagina uno dei nostri ritratti di Salvini (molto ravvicinato, con una luce dal basso, con lo sguardo luciferino).
E' stata, sicuramente, una bellissima bellissima pubblicazione però, poi, mentre fotografavamo Salvini a Roma, ci siamo ritrovati questo ritratto sui depliant della manifestazione della Lega: quindi, Salvini, ha utilizzato quel ritratto e quella copertina per autolegittimarsi come politico di respiro internazionale.
Questa fotografia che noi ci siamo auto pubblicati, che poi è uscita sul Time e che Slavini ha riutilizzato per i propri scopi, ci è tornata come un boomerang: ed è stata questa la scintilla che ci ha fatto iniziare a lavorare solo ed esclusivamente su Salvini, in un modo che lui stesso non potesse sfruttarlo a suo favore.

Andrea S. - Quando si parla di fotografia, una delle prime cose che ti insegnano, è: “l'obiettivo non è obiettivo”: quello che si sceglie di inquadrare è anche quello che si sceglie di lasciare fuori dall'inquadratura (la prospettiva crea un davanti ed un dietro, un prima ed un dopo).
In che modo il vostro obiettivo sceglie di non essere obiettivo?

Luca S. Hai detto bene, è esattamente così.
Se pensiamo che quando fai l'inquadratura il rett
angolo include qualcosa ma quello che è escluso è nettamente superiore in termini numerici e non solo.
Faccio una premessa in relazione a questo progetto: l'idea è quella di proporre un'iconografia del potere che sia diversa ed alternativa a quella che il potere stesso propone oggi di sé (di potere politico e di propaganda).
E' interessante perché i politici della terza Repubblica, quelli da selfie, sono i primi della storia della propaganda politica ad auto rappresentarsi: a creare, come autori, un immagine di sé stessi a scopi propagandistici.
Questo, di conseguenza, esclude la figura del fotografo. Prima è sempre stato un mediatore che produceva immagini di un cero tipo (anche critico satiriche non oggettive) e le portava poi sulle copertine (com'è successo, per noi, in questo caso).
L'obbiettivo era quello: mettimoci in relazione con un Potere che produce un'immagine di sé, facciamo in modo che produca altro immaginario, un'altra iconografia, tutt'altro che di propaganda, e che guradi al futuro in modo che non ci sia un'univoca rappresentazione del potere, oggi.
Salvini è un esempio perfetto, per noi anche un terreno di sperimentazione al di là della figura politica: la figura di comunicatore ed anche di produttore di immagini.
Noi scherziamo, ma nemmeno troppo, quando affermiamo che Salvini è uno dei fotografi più influenti d'Italia (anche in termini di produzione e tipologia di sperimentazione) e gli effetti della sua produzione fotografica sono tutt'altro che innocui e quindi, ci guardiamo e diciamo: “mettiamoci in relazione con questa sfida. Produciamo un immaginario , un iconografia del potere, in questo caso salviniano, che racconti altro rispetto a quello che lui vuole mostrare di sé”.

Federica P. - Su quello che tu dici, c'è tutto un lavoro sul corpo come iconografia del potere.
Non il corpo dell'uomo ma sul corpo che gira intorno a lui: il suo corpo elettorale e non solo.
Un corpo che, astraendoci dal concetto della fisicità, rappresenta il linguaggio (becero) che utilizza dal punto di vista mediatico e, dunque, comunicativo.
La commistione corpo-linguaggio è stata indagata a fondo, nel vostro lavoro.
Quindi forse, è per questo che i fotografi hanno meno lavoro da fare, in questo caso.

Marco P. Valli Sì, certo, non solo i fotografi ma anche i giornalisti hanno difficoltà con Salvini ed anche con altri politici.
Parliamo di corpo e non è il primo politico ad usare il corpo per fare politica, tant'è che il titolo del libro non ce lo siamo inventati di sana pianta ma ci siamo liberamente ispirati ad uno scrittore che ci piace molto, Marco Belpoliti, il cui libri si intitola Il corpo del capo ed è un'analisi su come Berlsconi, negli anni, ha usato il proprio corpo per fare politica. Noi abbiamo fatto lo stesso con Salvini ma come fotografi.
Prima di Salvini c'è stato Berlusconi e, se andiamo ancora più indietro, pensiamo a Craxi e, ancora più indietro, a Mussolini.
Quello che abbiamo fatto noi è un analisi del corpo di Salvini, inteso anche come corpo fisico, nel libro appaiono i dettagli più disparati: le sue impronte digitali con il suo dito ravvicinato, le sue scarpe, le sue tasche, i suoi denti, le sue papille gustative.
E' anche una ricerca su quello che è il corpo politico, il corpo elettorale quindi c'è tutto il mondo Salvini inteso come corpo ed ovviamente anche come linguaggio e come mimica: Salvini, nel tempo, ha sviluppato (oltre ai suoi slogan) una mimica che, nel tempo, è diventata sempre più professionale.
All'inizio sembrava quello delle sagre, delle feste della Lega nei piccoli paesini e poi ha sviluppato questa mimica dosata, studiata, internazionale.
Una delle cose più eclatante in merito, sono gli elenchi che con le dita scandisce: non sono un caso ma uno studio di comunicazione accuratissimo.

Luca S. Il corpo è stato utilizzato da svariati politici. La Democrazia Cristiana, ad esempio, si è negata ed è diventata fantasmatica, lo racconta bene Filippo Ceccarelli di “Repubblica” (uno dei più forti nel panorama politico contemporaneo) che ha scritto un bellissimo libro, “Invano”, che parla della trasformazione nella comunicazione politica.
Abbiamo avuto la fortuna di averlo come
introduttore e stilatore delle didascalie del libro.
La differenza, rispetto agli altri, è che Salvini usa il corpo “a contatto”.
Rubo una battuta a Marco che me lo disse tempo addietro: "al contrario di Berlusconi che sembrava dire quello che gli italiani volevano sentire, S. sembra dire quello che gli italiani gli dicono".
Dal punto di vista del corpo è la stessa cosa: Berlusconi era quasi una reliquia intoccabile mentre S, fa stage diving: è un contatto continuo, uno scambio di fluidi con il suo corpo elettorale.
Una massa, uno sciame che si muove, intorno all'ape regina.
Il suo corpo somiglia a quello del suo elettorato medio: S. non ha un corpo atletico, la sua mimica, i suoi capelli, la sua barba, come si veste: sono tutti segnali del voler creare un'immedesimazione più ampia possibile nell'elettorato, non uno specchio ma una maschera.
In copertina del libro c'è una maschera (che è la stessa immagine che andò sul Times)che noi abbiamo utilizzato per chiudere questo cerchio.
E' una maschera che da tutti può essere indossata e che Salvini indossa sempre: è sempre diversa ma è sempre uguale: è paradossale e teatrale allo stesso tempo.
Ripeto: la figura del corpo, qui, è centrale.

Marco P. Valli Salvini ha sviluppato questa abilità , nel riuscire ad essere così camaleontico, per prendere voti, presumo.
Noi l'abbiamo seguito in tutta Italia. Quando lo si vede alla festa della Lega nella provincia di Bergamo, sembra ancora un ragazzino alla festa dell'oratorio della pro loco del paesino.
Quando va a Reggio Calabria è il più grande amante dei camabresi, il più grande esperto di 'Nduja.
E' un mago in questo.

Questa trasmissione si chiama “Cultdown”: in che modo il lockdown ha influenzato la vostra creazione artistica?

Marco P. Se rimaniamo sull'ultimo lavoro, fortunatamente, ci siamo dedicati al capitano fino a poco prima dell'inizio dell'emergenza internazionale: abbiamo coperto l'arco temporale da poco prima che diventasse ministro a dopo l'estate scorsa.
Dal punto di vista creativo, per quanto subiamo anche noi questo secondo lockdown che sta per arrivare, lo viviamo come spunto.
Ci siamo messi, fin dal primo giorno, a lavorarci, questa voltra con il mezzo video e non con il mezzo foto.
Abbiamo girato fra Marzo e Maggio un documentario che ora è in fase di scrittura e montaggio.

 Luca S. IL lockdown ha avuto un certo grado di influenza anche su Il corpo del capitano.
Eravamo pronti ad uscire ad aprile, pochi giorni prima che iniziasse il lockdown, poi l'abbiamo interrotto. 
La stessa struttura del libro ha subito delle modifiche.
L'idea era quella di impostare il libro come se Salvini venisse contagiato da una sorta di virus (cosa abbastanza inquietante, perché poco dopo è arrivato davvero un virus) che fosse un virus del consenso e del potere.
Un virus che, nel tempo, lo trasformasse e subisse anche delle modificazioni fisiche e nel lavoro.
Questo è andato un po' in sottotono perché non ci è sembrato il caso di spingere su quel punto, data la situazione, ma anche lì ci ha fatto subire delle variazioni.
Abbiamo deciso di uscire il 3 ottobre e, a distanza di poco (novembre 2019) siamo ancora in questa situazione.
Dal punto di vista del documentario ci da una grande opportunità perché quello che stiamo vivendo è un evento storico di portata internazionale enorme.
Dopo la seconda guerra mondiale noi ci sentiamo in qualche modo incaricati, modestamente, per poter tentare di lavorare in modo serio in questo momento storico.

Marco P. Valli Anche la forma libro che abbiamo scelto - che non è una corsa all'oro ma è stata creata per i posteri (non a caso l'abbiamo stampato in 1000 copie) - si mette in contrapposizione con quello che è il modo di comunicare di Salvini.
Se Salvini ha come piattaforma principale i social (facendo tutto da sé e scavalcando le televisioni dato che sono quasi le televisioni ad essere in funzione dei suoi social) noi abbiamo deciso di utilizzare questa forma del libro per fare qualcosa di completamente opposto da quello che fa Salvini.
Se Salvini su Instagram o su Twitter ha un'attenzione di un secondo e mezzo, sui suoi post e le sue foto, noi ci contrapponiamo con un oggetto che, invece, va sfogliato e fa riflettere.

Federica P. - Il lavoro che avete fatto, è un lavoro che parla di estetica, potenza e Potere.
C'è, nelle immagini, una contrapposizione fra l'estetica pop del Salvini dei social e della televisione con l'estetica di Salvini nel libro: fotografie in bianco e nero, immagini quasi opprimenti che ricordano la sensazione che si ha nell'ascoltare questo personaggio.
Ditemi, se lo leggo correttamente o meno.

Luca S. Sì, anche in riferimento al discorso che facevamo prima sull'oggettività, è ovvio che già il bianco e nero, di per sé, esplicita una soggettività.
La fotografia, in genere, è soggettività.
Noi facciamo il possibile per opporci in modo radicale a quella che è l'estetica salviniana (pop, colorata, instagrammata, filtrata) e lo facciamo proponendo un'estetica in bianco e nero, distopica, anche violenta nelle luci ma, allo stesso tempo, noi amiamo la fotografia ed anche i maestri della fotografia.
Cerchiamo di portare quella che è la nostra cultura fotografica, all'interno del nostro lavoro, con un certo grado di eleganza.
Quello che a me piace molto di questo progetto - pur essendone io l'autore insieme a Marco, ma ne parlo quasi come un fruitore – è che violenza ed eleganza insieme a classicità insieme a sperimentazione.
C'è un bianco e nero che sembra, in certi casi, anni '30 ed allo stesso tempo c'è un flash violento, un'estetica pop distopica che vanno a braccetto.
Questa è una delle identità estetiche di questo lavoro.

Andrea S. - Parliamo di progetti futuri: prima avete accennato al nuovo lavoro documentaristico. Possiamo avere delle anticipazioni?

Luca S. Noi abbiamo iniziato, parallelamente, al lavoro sulla prima Repubblica, un lavoro documentaristico: quando giravamo per fotografare i politici abbiamo, contemporaneamente, documentato tutto con 20/30 ore di girato che, però, non abbiamo utilizzato ed è rimasto materiale che ci ha fornito più l'esperienza per maneggiare un certo tipo di camera ed un certo tipo di estetica (con 2 camere sempre fisse).
Abbiamo capito che questo lavoro con la camera è più efficace su una situazione come quella dell'emergenza Covid.
Come fotografi ci siamo detti che dovevamo raccontare questi tempi, come sempre abbiamo fatto ma una serie di elementi come quello del tempo (compressione o decompressione del tempo) la prima settimana è sembrata un mese, la seconda è volata, e allo stesso tempo il suono e quello che è cambiato nel panorama urbano.
Il rumore, l'assenza, il rumore di un certo tipo di suoni che erano scomparsi, tutti questi elementi messi insieme ci hanno fatto pensare istantaneamente che quel mezzo che avevamo sperimentato sul terreno della politica, era il mezzo più adatto per lavorare in questi termini.
Il documentario ti permette di raccogliere i fatti ed allo stesso tempo noi, giocando con il tempo come lui ha giocato con noi durante la pandemia, quindi con distorsioni, movimenti e montaggio – proveremo di evocare più che a rappresentare in modo oggettivo - giornalistico quello che è stata la potenza, anche spirituale in qualche termine, che questa cosa ha evocato.

Marco P. Valli Aggiungo che, sul lato della politica, non siamo fermi, anzi.
Stiamo lavorando sullo stesso filone di Realpolitik e del Corpo del Capitano, stiamo seguendo anche gli ultimi avvenimenti politici, le ultime manifestazioni e stiamo cercando di creare un parlallelo tra il mondo no-mask dei negazionisti e delle detsra italiani e la parte immigrazione/lavoro a cottimo.
Sono in una fase molto embrionale ma non siamo fermi nemmeno su quel piano.

 
 

Links utili:

www.marcopvalli.com

www.lucasantese.com

www.cesurapublish.com/index.php?/projects/the-captains-body

 
 

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