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Nero Mediterraneo

di Mirco Salvadori

14Dicembre2020

SaffonKeira & Paolo FresuIn origine: The field of repentanceDenovali

Se decidessimo di intraprendere un viaggio dal freddo Mare del Nord, giù giù fino al Mediterraneo, quale sarebbe la via più breve e affascinante? Probabilmente quella che passa attraverso i solchi dei vinili che, meglio di qualsiasi altra carta geografica, sanno dare indicazioni e segnare il percorso.
In queste righe cercherò di affrontare un argomento da me poco frequentato, ovvero il jazz. Per farlo mi accompagno con l'amica di sempre, l'elettronica che mi aiuta a rendere meno arduo un percorso che mi risulterebbe complicato, non essendo nei miei ascolti.

Perché il Nord e perché il Jazz? Per il semplice motivo che lì è nato il concetto di nu jazz o future jazz che ha rinnovato, grazie al disco dell'artista norvegese Bugge Wesseltoft (vedi link), il messaggio da sempre legato ad uno stile musicale prevalentemente associato al territorio americano e lo ha fatto radicalmente, riuscendo a unire due filosofie sonore apparentemente distanti o comunque di non semplice unione, il jazz e il suono elettronico con, nel caso che tratteremo, una spiccata propensione verso l'ambient.

La storia del nuovo jazz che giunge dalle terre fredde è decisamente affascinante e non basterebbe un articolo per raccontarla. Saltiamo quindi ciò che non riguarda direttamente lo strumento musicale che ci interessa osservare e ascoltare: la tromba. Puntiamo diritti su due nomi, tra i più conosciuti e famosi che hanno permesso e sviluppato questo connubio, non scordando che al loro fianco, nel lungo percorso musicale del jazz scandinavo e più in generale delle terre bagnate dalle gelide acque del nord, esiste un universo in continuo movimento che ha abbandonato la staticità classica per abbracciare un nuovo suono, capace di rinnovarsi unendo più sorgenti musicali.

Nils Petter-Molvaer e Arve Henriksen sono i nomi che più ricorrono quando si parla di "uso improprio" dello strumento, meglio sarebbe dire uso estremamente appropriato ad una filosofia che abbatte le barriere degli stili e si espande contaminandosi nel silenzioso universo elettronico. La caratteristica del loro suono è data da una propensione all'immersione nell'immaginario di una realtà che si nutre di silenzio e algida solitudine. La tromba vaga sostenuta dalla dilatazione del suono ambient che aumenta la sua potenza se ampliato dal tocco di una sei corde, magari suonata da Fennesz. Un delirio di fredda dolcezza al quale è impossibile resistere. Questo è un nuovo approccio jazz al suono innovativo e giunge da un luogo nel quale l'introspezione è chiave fondamentale, l'unica che può scaldare un ascolto che vaga tra fiordi e aurore boreali.

Eccoci dunque giunti alla meta prefissata. Abbiamo solcato il bianco vinile incastonato nel luminescente ghiaccio di un mare sconosciuto, ci siamo immersi nel suono di una tromba avvolta nel mistero di irresistibili tessiture digitali e riemergiamo giusto per riprendere fiato tuffandoci nuvamente nell'intimità di un ennesimo nuovo viaggio in terre che sentiamo meno lontane, spazi abitati dal calore di un mare che culla le sue isole e accoglie i raggi di un sole che si dona senza sosta, irrorando di calore ogni singola nota che si riflette nel suo sguardo. Due guide ci conducono lungo questo cammino tutto mediterraneo, due anime che al pari dei nordici si esprimono con strumenti a fiato e macchine colme di circuiti vitali: il trombettista Paolo Fresu, musicista che non ha bisogno di presentazioni e il sound artist e produttore SaffronKeira, al secolo Eugenio Carìa, altrettanto conosciuto da chi segue le vicissitudini del suono digitale. 

"Credo che i fantasmi che mi hanno tormentato durante la stesura di questo lavoro sono stati indubbiamente anche quelli delle vittime della situazione che tutti noi conosciamo, tanta e troppa sofferenza ma anche un punto continuo di riflessione in un mondo già pieno di problematiche, di disordine, di caos. Di fantasmi, forse". Così Eugenio, in un'intervista di prossima uscita su Rockerilla, risponde alla domanda del perché il colore dominante in questo nuovo lavoro prodotto assieme al conterraneo Paolo Fresu sia il nero. In origine: The field of repentance uscito su etichetta tedesca Denovali continua nel percorso di innovazione musicale iniziato dai nordici, usa la tromba suonata dal Maestro e le tessiture elettroniche del sound artist sardo ma cambia completamente le coordinate passando dall'affascinate e gelido bianco del nord, all'avvolgente e irresistibile nero mediterraneo.

E' la copertina che subito attrae la nostra mai sopita vicinanza alla penombra, una semioscurità che si trasforma in vera e propria notte quando va a impattare con l'immagine dell'artista italo-giordano Mustafa Sabbagh. Mediterraneo non è esclusivamente sinonimo di calore, mare, sole. Il grande mare è anche bacino di angosce, tragedie, morti, sofferenze che la foto di Sabbagh riesce a riassumere in uno scatto. Da qui si parte per l'ennesimo lungo viaggio nell'ascolto di un disco che va vissuto sulla propria pelle per essere realmente compreso. Al di là della sorprendente alternanza sonora, oltre le profondità di un suono che vibra in continuazione nelle profondità dell'animo, sospendendo un inutile confronto tra il nuovo suono nordico e l'onda mediterranea ma lasciandoci trasportare da quei fantasmi che donano il titolo alla prima traccia del lavoro e infieriscono con passione accecante sul nostro immaginario.

Due poli si incontrano e scontrano nelle tracce di questo disco, la voce ora squillante, ora mesta di una tromba che sa far vibrare la memoria, il ricordo mai sopito di immagini di abbandono e sublime umanità e l'instancabile operazione di sostegno e tessitura sonora che opera sotto la superficie di un mare apparentemente preda della tranquillità donata dal sostegno incessante di una regia digitale che sa mostrare le sue enormi capacità espressive. Carìa sa dosare alla perfezione le varie miscele adatte a creare il pathos necessario per far vibrare lo strumento di Fresu oltre la barriera del prevedibile. Questo fa di In origine: The field of repentance un album di estrema bellezza e non previsto spleen.
E' suono che vibra assai vicino al nostro cuore da sempre immerso nel calore di un mare sulla cui superficie si rifrangono dense sfumature di nero.

 
 

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