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«Don’t worry, be heavy!» La recensione del primo EP dei Kjümmo

29Novembre2020

Elephant in the room” è un modo di dire anglosassone per intendere un’ovvia verità che nessuno vuole ammettere e che si preferisce ignorare: qualcosa che sta lì, ovvio a tutti, ma che si fa finta di non vedere, come appunto potrebbe essere un elefante in una stanza.

Togliamoci quindi dall’imbarazzo: l’elefante in questo caso è Lemmy Kilmister, leader, fondatore, bassista e cantante dei Motörhead, ovvia, pesante influenza immediatamente percepibile nel primo, omonimo, EP dei Kjümmo, uscito il 13 novembre 2020 per Duff records.

L’influsso del cosiddetto Godfather of heavy metal è subito evidente dalla voce, curata a Marlboro e Jack Daniels, nonché dai riff di chitarra a metà strada tra punk e hard rock.

Detto questo, a scanso di somiglianze e rimandi, la vera domanda che ci dovrebbe interessare è la seguente: al termine dei circa dieci minuti di cui si compone questo primo EP, avremmo voglia di sentirne ancora? La risposta è senza dubbio affermativa.

I Kjümmo propongono, come detto, un classico hard rock, senza fronzoli e senza tante sperimentazioni e variazioni sul tema, ma è proprio quello che vogliono fare: rock n’ roll e nient’altro che questo, e ci riescono per bene. «What you ask is what you get» come cantano loro stessi in Petty rabbit eyes, terza canzone del disco.

Il trio cosentino apre le danze con Assassination, nel quale una breve intro blueseggiante, seguita dal più classico 1, 2, 3, 4 di batteria, ci introduce al riff portante, con un interessante breve assolo di chitarra.

La successiva Baby LaVon vede la partecipazione alle voci di Giuliett Von Mortoggi, dei ManomortA, ma la vera hit del disco è la già citata Petty Rabbit Eyes, che ricorda addirittura i primi Kiss, in cui spicca l’intreccio di chitarra e basso nella parte finale prima dell’ultimo ritornello.

L’EP si chiude con una vera e propria sfuriata hard rock, Cherryless che chiude l’album proprio sul più bello. Se fossimo ad un live, sarebbe come chiudere il concerto quando finalmente ti sei scaldato, ti sei convinto di non essere ancora troppo vecchio per buttarti nel pit e stai già consegnando tutti i tuoi averi all’amico per non perderli nel pogo.

A questo punto, dopo un assaggio di quello che sanno fare, restiamo in attesa di sentire al più presto altro materiale e di vederli in sede live, si spera il prima possibile, dove promettono spettacolo.

Che altro dire? «For those about to rock, we salute you».

 
 

 
 

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