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Monos - Recensione

Il film di Alejandro Landes è uno dei più potenti passati sul grande schermo da qui a molto tempo

24Agosto2020

Nella sala siamo io e la mia ragazza, nessun altro, tanto che a inizio proiezione andiamo noi a chiudere la porta d'ingresso per evitare che entri luce: sembra che anche il personale del cinema si sia dimenticato di questo film. È una sala piccola, piccolissima, di quelle facili da riempire anche se non vi si trasmettono i blockbuster, di quelle dedicate ai cinema che stanno fuori dal filone di incassi principale, eppure è desolatamente vuota, mette quasi un po' di inquietudine. D'altra parte questo non è un periodo d'oro per l'industria cinematografica e il film che siamo andati a vedere, Monos, non mi sembra aver goduto, in Italia, di grande sponsorizzazione. Anch'io ne sono venuto a conoscenza per caso, devo aver visto il trailer mentre perdevo tempo su Youtube, prima non ne avevo mai sentito parlare. Saranno stati i frammenti di scena troncati, il gioco di colori complementari, le immagini di un gruppo di ragazzini soli in mezzo a scenari surreali e terribili, le inquadrature ad effetto, ma quel trailer davvero portava con sé alcune sensazioni, alcune atmosfere alle quali sono particolarmente reattivo. Quei due minuti di trailer mi avevano fatto dire "questo film devo vederlo", mi avevano fatto sentire eccitato ed impaziente di sedermi su una poltroncina rossa davanti a un grande schermo. È un tipo di piacere anticipatorio, questo, che pochi film mi danno. La poltroncina poi non era rossa ma verde e lo schermo non era particolarmente grande, ma tutto il resto è stato all'altezza delle aspettative: fin dai primi minuti i personaggi sono così intriganti, le visioni così ammaglianti, la trama così oscura che l'esperienza diventa totalizzante, assorbe l'attenzione dandoci continuamente motivo di stupore.

Monos è un film Colombiano del 2019, opera del regista Alejandro Landes, vincitore di decine di premi tra i quali il premio speciale della giuria al Sundance Film Festival. Il cast è composto da attori adolescenti semisconosciuti, tanto che di alcuni è difficile persino trovare una foto su Google, ma tutti in grado di sfoggiare un talento impressionante, tutti volti incisivi e forti. Il film si apre sulle montagne della Colombia: una banda di otto bambini soldato sta conducendo una missione per conto di una non meglio precisata organizzazione, devono sorvegliare una dottoressa presa in ostaggio e seguire gli ordini che, di tanto in tanto, gli vengono portati da un uomo tanto basso quanto muscoloso che gli fa visita arrivando a dorso di cavallo. Per il resto, i protagonisti passano il tempo a fare ciò che fanno tutti gli adolescenti: si prendono in giro, si baciano, si picchiano, passano il tempo impegnandosi in giochi stupidi, vagano inquieti in un mondo senza riferimenti di spazio o di tempo. Poi, ovviamente, le cose cominciano ad andare storte, e noi siamo costretti a seguire questo gruppo di ragazzi mentre si smembra, mentre degenera verso qualcosa di terribile e spaventoso.

Dal punto di vista tecnico, ogni comparto ha fatto un lavoro grandioso: molte scene mi sono rimaste impresse non tanto per il loro significato all'interno della trama, ma semplicemente per la loro bellezza estetica, fatta di paesaggi maestosi, gesti simbolici e colori difficili da descrivere. La colonna sonora originale restituisce magistralmente le emozioni del film: sviluppandosi in uno snervante equilibrio tra pace e caos contribuisce all'ambiguità che caratterizza il film a più riprese, non sappiamo quando la violenza irromperà a devastare uno scenario idilliaco, mentre alcune scene colme d'ansia si rivelano scherzi innocenti. Se anche Monos fosse solo una carrellata di immagini e suoni, ne varrebbe lo stesso la pena, la sequenza in cui i ragazzi, coi corpi dipinti di nero, avanzano nella giungla buia, entra di diritto nell'antologia delle grandi scene.

La trama è il punto che, immagino, potrebbe più facilmente lasciare perplessi. Credo che, innanzitutto, per cogliere al meglio le intenzioni dell'autore sarebbe necessaria una familiarità con la storia contemporanea della Colombia che io non ho (non perché vi siano riferimenti alla stessa, il film evita sempre di nominare date o luoghi, ma per poter apprezzarne gli aspetti allegorici). Detto questo, per tutto il film mi sono scervellato per capire quale fosse il significato nascosto della narrazione, di cosa fosse metafora la storia di questi ragazzini abbandonati a se stessi con pistole e fucili, aspettando, eventualmente, degli indizi nel finale. Ebbene, gli indizi non arrivano, e alla fine della proiezione non sapevo nulla di più di quanto non sapessi all'inizio. Se vogliamo vedere in Monos qualcosa di più rispetto a ciò che il regista mostra sta a noi lo sforzo di individuare altre chiavi di lettura, niente viene regalato. Ho letto alcune critiche al film in cui questa mancanza di spiegazioni veniva vista come lo sviluppo tronco di un'idea, un'incompletezza dell'opera, e capisco perché possa sembrarlo, ma io non la penso così: un paio di interpretazioni me le sono date, ma non meritano di essere messe per iscritto, soprattutto, però, ho capito che anche preso "alla lettera", anche privo di significati allegorici Monos resta comunque un grande film, in grado di raccontare in maniera maestosa, struggente e al contempo iperrealista il periodo dell'adolescenza o, se vogliamo rimanere ancor più coi piedi per terra, la realtà di un gruppo di bambini soldato che si trova a combattere una guerra della quale non conosce le ragioni, con le facce da duri e i fisici scolpiti ma che, in realtà, sognano solo di avere delle vite normali.

Questa breve recensione per consigliarvi, se ne avete occasione, di andare a vedere Monos al cinema, soprattutto se siete amanti della settima arte piuttosto che suoi frequentatori occasionali. È decisamente un film che va visto sul grande schermo, è qualcosa di nuovo e potente e inconsueto che, di sicuro, non vi lascerà indifferenti.

 

 
 

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