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"Spazi d'eccezione" a Sherwood

articolo multimediale a cura di Global Project

15Giugno2016

Martedì 14 giugno si è svolta, all’interno del ciclo di incontri di Sherwood Books & Media, la presentazione di “Spazi d'eccezione”, con la presenza di alcuni autori: Marco Baravalle (S.a.L.E.-Docks), Massimo Mazzone (Escuela Moderna / Ateneo Libertario) e Alessandro Zorzetto (S.a.L.E.-Docks / Architetture Precarie). “Spazi d'eccezione” è un'iniziativa a cura di S.a.L.E.-Docks e Escuela Moderna, composta da un libro (Le Milieu, 2016) e da una mostra ai Magazzini del Sale di Venezia (visitabile scrivendo a saledocks@gmail.com)

Il progetto raccoglie otre ottanta partecipazioni di artisti, architetti, ONG e attivisti che riflettono sulla spazializzazione dello stato d'eccezione: dalla Francia post attentati al Bataclan, fino alle rotte mediterranee dei migranti e agli hot-spot che costellano la Balkan Route. Ma gli esempi presentati non si limitano alla descrizione dei danni provocati dallo stato d'eccezione. Al contrario, con una provocazione teorica, sono raccolte nel volume e nella mostra una serie di eccezioni costituenti. Formula apparentemente contraddittoria che descrive una serie di obiezioni nei confronti dello status quo e dei poteri costituiti: dal Conferealismo democratico del Rojava, ovvero una forma di autogoverno non statuale basata sui principi di ecologismo, femminismo e convivenza interetnica, fino alle occupazioni metropolitani e alle reti di movimento che a volte assumono i contorni di una vera e propria istituzionalità del comune.

Massimo Mazzone, nel proprio intervento, ha presentato anche P.I.G.S., progetto internazionale di cittadinanza attiva di Escuela Moderna / Ateneo Libertario in collaborazione con diverse realtà culturali ed artistiche situate nell’Europa Mediterranea. Il progetto, che utilizza l’acronimo con cui la stampa economica internazionale ha indicato i quattro Paesi a rischio default nell’Euro-zona (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), parte proprio dal nuovo vocabolario della crisi per mettere in rete diverse esperienze, attraverso una serie di occasioni espositive e un ciclo parallelo di conferenze e lezioni sui temi della gentrification, della rigenerazione urbana, delle lotte per i diritti, dell’ecologia sociale ed altro. Il progetto ha coinvolto contemporaneamente sia realtà indipendenti e/o occupate che sedi istituzionali portoghesi, greche, italiane e spagnole.

Alessandro Zorzetto ha insistito sull’importanza della mostra di “Spazi d'eccezione”, che ha contribuito a far crescere i legami tra i vari collettivi che hanno partecipato al progetto, indicando alcune possibili sviluppi della collaborazione già instauratasi.

Tra le varie cose emerse all’interno della presentazione è da segnalare la collaborazione con Detroit Resists, una rete di attivisti, artisti e accademici che contesta la partecipazione statunitense alla mostra di architettura della Biennale di Venezia. Il Padiglione USA, dichiarano gli attivisti, utilizza la crisi di Detroit come sfondo per rinforzare una vuota retorica sul "potere dell'architettura" e per  riproporre una narrazione in cui sia centrale il ruolo delle archistar. Poco si dice invece del protagonismo delle comunità, in gran parte afroamericane, nel rispondere ad una situazione drammatica attraverso il rifiuto dei pignoramenti, l'autorganizzazione e la battaglia contro la privatizzazione dell'acqua. 
Detroit Resists ha dunque inscenato un'occupazione digitale dello spazio attraverso la realtà aumentata. Basta dotarsi di una semplice app e, una volta all'interno del padiglione statunitense, sarà possibile, sul proprio smartphone, visitare la "mostra" di Detroit Resist, sovrapposta a quella ufficiale. Vai al sito.

 
 

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