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Leo Mas il Sovversivo

intervista a cura di Mirco Salvadori

17Dicembre2015

Prima di proporre a Leo un'intervista mi ero posto una domanda: ma noi che abbiamo superato le varie stagioni musicali ascoltando esclusivamente suono indipendente, noi che da sempre abbiamo appoggiato sui nostri giradischi, inserito nei nostri walkman, fatto scivolare nei nostri lettori cd, downlodato e uplodato nell'iPod prima e nell'iPhone poi solo musica indie, new wave, techno, elettronica e di ricerca, noi cosa abbiamo in comune con la musica house, con l'Italian Disco, con tutto quel movimento che sempre abbiamo snobbato come appartenente ad un mondo lontanissimo dal nostro? Erano pochi i link che potevano collegarmi a quella realtà: il periodo dell'Acid Groove o i ricordi di nottate techno vissute in qualche discoteca nella quale entravi convinto di essere 'colui che sa' in qualità di addetto ai lavori e conoscitore del suono elettronico del momento, salvo poi ritrovarti all'alba completamente stupefatto per la qualità e la splendida ferocia di un genere che mai avevi sentito ma che era riuscito a trasportarti assai oltre i confini solitamente varcati durante i tuoi colti ascolti in cuffia. Erano pochi gli artefici di queste cerimonie e uno in particolare ha sempre attirato la mia attenzione grazie ad un percorso musicale per certi versi assai simile al mio. Un'esperienza di vita che gli ha permesso di mixare l'impossibile e trasformare in maniera innovativa il suono che usciva dalla sua consolle. Niente confini quindi, né muri divisori, né stili che inducono comportamenti prevedibili, solo un dj e il suo sovversivo azzardo musicale...quindi, come non intervistare Leo Mas?!

Iniziamo con calma perchè il percorso è lungo. Una domanda immancabile: la Triade, Leo. Spieghiamo ai più giovani cos'era e cosa ha significato.

Ho sempre amato lavorare in gruppo, l’occasione per avere al mio fianco due dj's che mi stimolassero e con i quali potevo ricostruire l’esperienza magica che avevo vissuto all’Amnesia di Ibiza si è presentata al Movida di Jesolo poco dopo l’estate del 1989. Fabrice era già al mio fianco e in quel momento ho conosciuto anche Gemo (Gemolotto). Ho chiesto al grande Direttore Artistico Vasco Rigoni (Dir. Art. Macrillo e Movida) di assumere anche lui al Movida e da quel momento il potenziale di fuoco si è triplicato, al Movida penso di aver suonato di tutto, tantissimi dischi che non facevano parte della scena Dance convenzionale, colonne sonore, spot pubblicitari, dischi di labels House Techno Underground di NY, Chicago, Detroit, UK, dalla Germania, Belgio, Olanda, il meglio della scena Industrial, tantissimi dischi mai sentiti fino al quel momento in una discoteca da 1500 persone. La nostra unione è stata l’occasione per creare un qualcosa di unico dove ci si poteva esprimere con il massimo della libertà, l’impatto sulla gente è stato devastante, sono convinto che nel 1989 il Movida di Jesolo sia stato il club più balearico dei clubs di Ibiza, dico questo perché nell’estate di quell’anno a Ibiza si era un po' perso lo spirito e l’unicità della proposta musicale a causa dell’invasione in massa degli inglesi che ha influenzato e pesato molto sulle scelte musicali dei dj's dell’isola. Io ho iniziato a fare il dj sopratutto perché avevo percepito che potevo suonare tutto quello che mi piaceva, spaziando nei generi, e quindi anche musica Indipendente, Alternativa, cercando di sorprendere sempre, rischiando anche molto, al Movida ho potuto portare al massimo del potenziale tutti i generi che suonavo a Ibiza, senza nessuna influenza esterna, ho anche rafforzato la mia personalità musicale e il mio coraggio. In quel momento ero alla mia terza stagione da dj professionista mentre i mie due soci avevano già un’esperienza decennale, io ero molto più istintivo nel modo di suonare e non facevo molto caso alla tecnica mentre loro erano molto più professionali: Fabrice ha una tecnica eccezionale e Gemo è stato il Campione Italiano del DMC, che dire, erano i più bravi che avessi mai incontrato. Di solito nessuno dj lavora con dei colleghi tecnicamente più bravi, io l’ho fatto perché mi stimolava molto e perche mi avrebbe fatto crescere professionalmente. Penso comunque di averli stimolati a mia volta e messi in condizione di potersi esprimere a 360 gradi facendo loro conoscere nuove scene musicali. I nostri set si sono sempre posizionati a livelli musicali assai elevati e unici, è stata una esperienza anarchica, coraggiosa, estrema! Ultimamente abbiamo suonato ancora insieme, è stato molto bello, il livello di proposta è ancora sempre altissimo ed estremamente soggettivo. Con Fabrice da qualche anno collaboro in studio, siamo usciti con molte nuove produzioni, abbiamo ancora parecchio da dire e siamo molto determinati e ispirati, ne sono molto felice. Spero che a breve arrivi l’occasione di fare ancora qualcosa tutti e tre insieme in studio.

Ora che abbiamo ben inquadrato la situazione iniziamo a far girare i dischi. “House”, termine da alcuni odiato ma che riveste un ruolo basilare nella storia del suono da discoteca e non solo, ovviamente. Amerei moltissimo ascoltare il tuo punto di vista su questo fenomeno. Come Leo Mas lo ha scoperto ed ha iniziato ad utilizzarlo nelle discoteche.

Parlare di House oggi, dopo più di trenta anni dalla nascita e ventotto dalla sua esplosione, non ha più quel significato, quella novità, quella forza dirompente, il fenomeno si è massificato. L'House Music è nata a Chicago nel 1984 ed è esplosa a livello mondiale nell’estate del ’87 a Ibiza. L’Amnesia è stato il Club più influente quell’anno, quello che poi ha cambiato la scena dance mondiale. Durante le nostre sette ore di set, io e Alfredo suonavamo tre ore di House music e in Europa nessuno lo faceva. Le etichette e i produttori House dei primi anni devono tutto a Ibiza. Quell’estate ho ascoltato Phuthure – Acid Track per la prima volta ed era come fosse Punk. Sentivo la stessa forza dirompente, era molto alternativo e underground, arriva da produttori sconosciuti, che lavoravano in home studios, usando macchinari che i grossi studios avevano dismesso. Non erano musicisti professionisti ma dj's e tutto questo per me era rivoluzionario, da quel momento in poi tutti potevano fare musica in casa, con pochi mezzi, e magari entrare e scalare le classifiche di vendita e arrivare alla numero uno. Nei primi anni quando si parlava di House si intendeva l’insieme di quello che oggi viene chiamato House Garage, House Chicago e Techno Detroit, ora i generi sono separati, molti dj's si specializzano in un genere solo, qualcuno li usa insieme, questo è successo anche per il gran numero di produzioni e uscite che ci sono nei singoli generi. Dopo più di trenta anni l’House , inteso come quel insieme di generi come lo si intendeva all’inizio del fenomeno, rimane comunque il genere dominante, non c’è stato niente di così dirompente dal 1987 a oggi.

Il dj diventa anche produttore e si mette a far girare i propri vinili. Una vera e propria rivoluzione, se pensata rispetto a quei tempi. Quale motivo ti ha indotto ad intraprendere questa nuova via.

Io sono nato come musicista, negli anni ’80, suonavo il basso in una band delinquenziale di Milano, il nostro sound l’avevamo chiamato Punkabilly Nucleare, era un misto tra Iggy Pop, Stray Cats e i Cure, il nome della band era Puma, attiva fino al 1982/’83. Abbiamo fatto diversi concerti suonando a Milano, in vari teatri, sotto la metropolitana, nelle discoteche alternative, ai festival dell’Unità e diverse volte come spalla di Joe Squillo Electrix. Nel 1989 ho avuto l’opportunità di fare il mio primo disco, è stato il remix di Abbi Dubbi di Edoardo Bennato, commissionatomi da Virgin Italia , non ci potevo credere! Sono stato un suo grande fan, i suoi primi quattro dischi sono stati importanti per me, l’ho visto diverse volte dal vivo: alla Statale, al mio primo Parco Lambro nel ’75, ci siamo conosciuti in studio ed è stato emozionante. Dopo Bennato la mia attività di produttore si è fermata fino al 1982 quando abbiamo messo insieme un collettivo di Dj's, io, Gemo, Ralf, Ricky Montanari, Flavio Vecchi, Claudio Coccoluto e Luca Colombo, e abbiamo aperto una nuova etichetta con il boss della Media Records, la Heartbeat. Con la nuova creatura abbiamo realizzato un doppio Ep, Night Communication, che ritengo una grande produzione. Dopo questa esperienza io Gemo e Fabrice abbiamo deciso di aprire le nostre edizioni e le nostre etichette indipendenti, Informal, Muzak, Pin-Up, Models-Inc, Spock...ma questa è un’altra storia.
Personalmente mi sono avvicinato alle produzioni in maniera importante ma timida, in seguito, dai primi anni novanta, ho prodotto per diverse etichette discografiche comprese le nostre. Ho continuato a produrre ualcosa alla fine degli anni novanta, poi nei primi anni duemila e a seguire un lungo stop fino al 2010, al quale è seguito un crescendo di voglia di fare musica, di spaziare nei generi che ci piacciono. Oggi è il mio impegno principale, ora più che mai.

Come sempre la domanda mainstream capita e serve per capire di che miscela è composta la tua musica. Cosa ha ascoltato Leo Mas in tutti questi anni e cosa lo ha più influenzato.

Ho iniziato ad ascoltare musica con i dischi di mio padre, lui era un grande fan di Celentano, poi ascoltavo la radio nazionale negli anni sessanta e primi anni settanta, amavo Burt Bacharach, Ennio Morricone, Rolling Stones, Beatles, Mina, Battisti, Jannacci, Gaber, La Formula Tre, Equipe 84, Patty Pravo, … ricordo quando di venerdì correvo a casa per ascolatare la Hit Parade di Lelio Luttazzi. Ho iniziato a comprarmi i primi 45 giri con i soldi regalati da mia madre, ero sempre all'ascolto della radio: Alto Gradimento, Supersonic, Per Voi Giovani, Popoff, programmi che mi aiutavano a conoscere gli artisti o le bands inglesi e americane del momento, tutta la scena post Woodstock e scioglimento dei Beatles. Ascoltavo i primi lavori da solista dei vari componenti degli stessi Beatles, Pink Floyd, Doors, Lou Reed, Bowie, Led Zeppelin, Traffic, Gentle Giant, Frank Zappa, Emerson Lake & Palmer, King Crimson, Mahavishnu Orchestra, Santana, Jefferson Airplane, …
Leggevo Ciao 2001, Muzak, Gong, Re Nudo, e poi ho iniziato a comprarmi i primi 33 giri, era la vigilia di Natale del ‘73, il primo è stato Goat’s Head Soup dei Rolling Stones e poi Welcome di Santana, ecco un elenco di alcuni album che ho consumato di più nel primo anno : Don Cherry Brown Rise, Lou Reed Transformer, Bowie The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars, Led Zeppelin Houses Of The Holy, Mahavishnu Orchestra With John McLaughlin The Inner Mounting, Pink Floyd The Dark Side Of The Moon, Deep Purple Made in Japan, Roxy Music For Your Pleasure, il primo dei New York Dolls, T. Rex The Slider, Brian Eno Here Come The Warm Jets, King Crimson In The Court Of The Crimson King, Neu!, Tangerine Dream, Genesis Selling England By The Pound, Jefferson Airplane Thyrty Seconds Over Winterland, John Mayall Jazz Blues Fusion, Area Arbeit Macht Frei, Premiata Forneria Marconi Storia Di Un Minuto, Lucio Battisti Il Nostro Caro Angelo, … per non fare un elenco lunghissimo scrivo i generi che più ho amato durante la mia adolescenza, la scena Glam Rock decadente mi è piaciuta moltissimo, Marc Bolan, Roxy Music, The Stooges, Bowie, Lou Reed, Alice Cooper, New York Dolls, ma anche Suzy Quattro, Slade, Sweet, … poi tutto quello che era vicino alla controcultura americana ed europea della seconda metà degli anni sessanta e primi anni settanta, MC5, The Stooges, Frank Zappa, Doors, Jefferson Airplane, Crosby Still Nash & Young, The Allman Brothers Band, Grand Funk Railroad, Janis Joplin, Simon & Garfunkel, The Mamas & The Papas, America, Buffalo Springfield, Santana, Jimi Hendrix Experience, Rolling Stones, Beatles, The Animals, Ike and Tina Turner, Nancy Sinatra, Shocking Blue, Velvet Underground, John Lennon, George Harrison, Ravi Shankar, Donovan, Nina Simone, Sly & The Family Stone, Creedence Clearwater Revival, James Brown, The Who, The Kings, Ten Years After, Traffic, Cream, Jethro Tull, Pink Floyd, Serge Gainsbourg, Johnny Cash, … ho ascoltato molto Blues americano e British Blues, da Muddy Waters, John Lee Hooker, BB King, Buddy Guy, a l’inglese John Mayall, Robert Cray, … e tutte le band americane e inglesi influenzate dal Blues.
Ho seguito dai primi anni settanta anche quella che era tutta la scena della controcultura italiana, la mia band preferita: Area. Li ho visti dal vivo sia alla Statale di Milano che al Festival del Parco Lambro, mi piacevano molto anche Arti & Mestieri, tanti gruppi e artisti della Cramps Records da John Cage agli Skiantos, il primo Battiato sperimentale, il jazz contemporaneo dei Perigeo, Sensation’s Fix, la PFM, Banco Del Mutuo Soccorso, Delirium, Aktuala, Osanna, Napoli Centrale, Tony Esposito, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, i primi dischi di Alan Sorrenti, Ivan Cattaneo, molto underground, tutti e due non riuscivano quasi mai a finire un concerto, li fischiavano, ingiustamente. Ho amato molto Gaslini con i Goblin, nella colonna sonora di Profondo Rosso di Dario Argento, le band militanti come Stormy Six, …
Amavo molto anche la scena Jazz/Fusion: Weather Report, Mahavishnu Orchestra, Stanley Clark, Return to Forever, Larry Coryell, Jean Luc Ponty, Pat Metheny, …
Lou Reed , Bowie, Iggy Pop mi ha accompagnato per un lungo periodo, sono stati tanta roba per me.
Poco dopo la metà degli anni settanta, tutto scoppia, la militanza politica si affievolisce, il Festival del Parco Lambro finisce malissimo, arriva il caos, ed esce nel ’76 il primo album dei Ramones, Station To Station di Bowie, Iggy and The Sooges Metallic Ko, Patty Smith Group Radio Ethiopia, … qualcosa stava cambiando … arriva il ’77, Sex Pistols e Clash irrompono con tutta la loro rabbia. Nascono miriadi di nuove bands, in quel periodo anche a Milano è anarchia. Dopo lo scioglimento di Lotta Continua, e gli scontri di Bologna, entro e partecipo al movimento degli Indiani Metropolitani, frequento il Macondo di Mauro Rostagno, durato poco, chiuso dalla polizia perché dentro si poteva fumare liberamente. Poi espropri e caos demenziale ed è l’inizio della fine, l’eroina e l’opportunismo daranno il colpo mortale a tutto quel mondo. Tanti inizieranno a viaggiare in massa verso l’India e a ritornare indietro vestiti in arancione.
Da quel momento la musica sarà ancora più presente nella mia vita.
Sulla scia del Punk escono diversi artisti a quali sono molto legato, molti frequentano due club molto underground di New York, il CBGB e il Max’s di Kansas City, dove suonavano i Ramones, Talking Heads, Television, Suicide, B-52’s, Mink DeVille, Iggy Pop, Richard Hell and The Voidoids,The Patty Smith Group, Blondie, The Cramps. The Heartbreakers, The Runaways, Klaus Nomi, Wayne County. Sid Vicious, New York Dolls, …
Dall'Inghilterra oltre ai Sex Pistols e i Clash, mi piacevano The Stranglers, The Jam, Ultravox, Elvis Costello, Ian Dury, Bowie Heroes, Iggy Pop Lust For Life, The Modern Lovers, …
Nel ’78 finisce l'avventura Sex Pistols The Great Rock’n’ Roll Swindle e arriva Brian Eno Ambient 1 Music For Airports, lui produce anche la compilation No New York , il minimalismo di Steve Reich in Music For 18 Musicians, , poi nascono i Public Image Ltd, Devo, Siouxsie and The Banshees, Generation X, The Rezillos, Japan, …
Nel ’79 muore Sid Vicious, esce London Calling, e arriva il vento decadente della New Wave, lo Ska, le sperimentazioni, i primi crossover e revival, The Cure, Joy Division, Gang Of Four, The Specials, The B52’s, Robert Gordon con Rock Billy Boogie, Graham Parker & The Rumors, Madness, Joe Jackson, Gary Numan, The Human League. Throbbling Gristle, Marianne Faithfull, Chrome, Roxy Music Manifesto, Lizzy Mercier Descloux, Contortions, Yellow Magic Orchestra, The Residents, Linton Kwesi Johnson, Peter Tosh, Buggles, Nina Hagen, Simple Minds, Sugarhill Gang, Earth Wind and Fire,
A questo punto la mia adolescenza finisce … e arriva il 1980, la lista dei morti eccellenti si allunga, ci lascia Ian Curtis dei Joy Division, dopo la morte esce Closer, un album molto importante per me, poi Echo and The Bunnyman, Bowie con Scary Monsters and Super Crreeps, Cabaret Voltaire, Grace Jones Warm Leatherette, Devo Fredom Of Choice, Orchestral Manoeuvres In The Dark, Bauhaus, The Clash Sandinista, X, The Psychedelic Furs, Dead Kennedys, il pirata Adam and The Ants, Killing Joke, Simple Minds Empires and Dance, The Cramps Songs the Lord Taught Us, The Sound, Visage, Fad Gadget, Jim Carroll, The Selecter, Tuxedo Moon, Pop Group, Plasmatics, Yello, Lydia Lunch, Pretenders, The Blues Brothers, …
Nel 1981 dalle ceneri dei Joy Division nascono i New Order, grandissimi, Depeche Mode, The Himan League Dare!, U2, Kraftwerk Computer World, Soft Cell, Japan Tin Drum, Simple Minds Sons and Fascination/Sister Felings Call. The Gun Club, Black Flag, Heaven 17, Stray Cats, Brian Eno and david Byrne, My Life in the Bush of Ghosts, album esagerato, Grace Jones Nightclubbing, Tom Tom Club, The Teardrop Explodes, Wall Of Voodoo, Alan Vega, The Meteors, Felt, Bow Wow Wow, The Blasters, Crass, DAF, A Certain Ratio, …


Siamo al 1982 The Cure Pornography, The Clash Combat Rock, Yazoo, ABC, Front 242, Laurie Anderson, Wall of Voodoo Call of the West, il mio preferito, The Dream Syndacate, Fun Boy Three, Scritti Politti, Virgin Prunes, China Crisis, Hunters & Collectors, The Motels, Donald Fagen, King Sunny Ade, Kid Creole & The Coconuts. Grandmaster Flash, Gil Scott-Heron Moving Targets, …

1983, esce New Order Power Corruption & Lies, un’altra svolta, poi U2 War, Tears For Fears, Talking Heads Speaking in Tougues, Bowie Let’s Dance, The The, Eurythmics, Malcolm McLaren, Yello You Gotta Say Wes To Another Excess, Cabatet Voltaire Crackdown, Prince 1999, Hebie Hancock Future Shock, Philip Glass Koyaaniqatsi, …
Nel ’84 esce il primo album degli Smith, memorabile, Prince and The Revolution Purple Rain, Sade, Style Council, Everything But The Girl, Lloyd Cole And The Commotions, Prefab Sprout, The Blue Nile, David Sylvian con il primo album da solo, Depeche Mode Some Great Reward, Cocteau Twins Treasure, Frankie Goes to Hollywood, The Bronsky Beat, The Art Of Noise, Hoodoo Gurus, Red Hot Chili Peppers, Alison Moyet, Dalis Car, Blancmange, Special AKA, …
Nel 1985, l’anno nel quale inizierò la mia avventura nel mondo dei Club, ho la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto, a fianco di Alfredo Fiorito all'Amnesia di Ibiza. Una discoteca nella quale ho potuto proporre quanto mi piaceva in grande libertà. Per coloro che desiderano sentire cosa ascoltavo e che dischi mi piacevano, al di fuori della scena Dance, accludo link della pagina Test Pressing, dove si trovano tutti i mixati dei dischi che suonavo all’Amnesia, come warm up music:
http://testpressing.org/?s=leo+mas
http://testpressing.org/page/2/?s=leo+mas
http://testpressing.org/page/3/?s=leo+mas

… e qui inizia un’altra storia … sta per arrivare la rivoluzione …

Gli stili evolvono velocemente, le mode cambiano. Come reagisce al cambiamento un dj che ha 'inventato' uno stile. Continua la sua ricerca, cerca di 'rimodernare' il repertorio, azzarda nuove vie?

L’evoluzione degli stili è la cosa più interessante per uno che vive di musica, la ricerca è essenziale per avere una propria personalità e per far crescere la propria cultura musicale, la ricerca non finisce mai, sono sempre molto attento a tutti i generi che mi interessano, anche alle nuove vie che devono superare l’esame delle mie orecchie e del mio gusto, sono ancora legato alle produzioni su vinile, raramente scarico qualcosa in digitale, spesso poi mi passo i vinili in cd.
Negli anni ottanta e nei primi anni novanta le mie fonti erano NME, The Face, Record Mirror, Frontpage, Groove, … adesso tutto è sul web, ci sono blog molto interessanti, pagine di etichette e produttori da seguire, contatti con dj's, YouTube, Soundcloud, Mixcloud, …, il tutto richiede molto tempo, ma rispetto a prima la rivoluzione sta nel fatto che prima la costruzione di una cultura musicale costava molto in termini di soldi, oggi ascolti la musica gratuitamente.

Cosa propone ora dj Leo Mas dalla sua consolle?

In questo momento propongo nei Club House un mix di Funk, Tribal Afro, Disco, Garage, Deep, Chicago. Dopo aver fatto tutti i mixati per Test Pressing, sono tornato a suonare in giro per l’Europa e anche in Italia: Balearic, un mix di Ambient, Colonne Sonore di Film, World Music, Classici Balearic, New Electronic Downtempo, New Edits Funk/Disco/Boogie/Italo/Wave. Esistono molte uscite interessanti, spesso solo in vinile, alcune solo in cassetta o in digitale. Mi piace molto essere tornato a comprare vinile, una 'filosofia' che rientra nel mood Balearic, un termine (Balearic Beat) creato dai dj's inglesi che per la prima volta sono venuti a ballare all’Amnesia di Ibiza nel 1987, etichettavano tutto quello che Alfredo ed io suonavamo, praticamente hanno creato un brand.

 

Leo Mas Finca am Show - Ibiza Global Radio July 21 2015 by Leo Mas on Mixcloud

 

Una domanda che si sono sempre posti coloro che hanno girato dischi nelle piccole discoteche 'di tendenza' (anche lo scrivente, in gioventù) è sempre stata legata al termine “underground”. Noi avevamo un pubblico tutto sommato preparato, veniva in discoteca per ballare e anche per ascoltare suoni improponibili nei locali dedicati alla dance tout court. Si viaggiava liberi e contenti proponendo dai Cure agli Underworld, dai Sisters of Mercy agli Orbital. So bene che le tue proposte del periodo erano maledettamente incredibili. Proporre per esempio Einsturzende a Jesolo penso sia opera di puro coraggio. Ma la domanda che mi sono sempre posto è questa: dato per certo che il pubblico della grossa discoteca è oggettivamente diverso, come si comporta un dj come Leo Mas. Ti succede mai di dover mediare tra quelli che sono i tuoi gusti e ciò che il pubblico chiede? Cosa realmente si intende quando si usa(va) il termine 'underground'.

Il coraggio è una componente che ammiro molto in un dj. Coraggioso penso di esserlo stato, sono riuscito a proporre l’improponibile, una delle cose più eccitanti è riuscire a far ballare con musica che non è nata per essere suonata in una discoteca da mille o duemila persone. Ho la fortuna di aver proposto sempre quello che mi piaceva, lo faccio ancora, non riesco a mediare, faccio il dj perché sono libero di suonare quello che mi piace. Essere underground alla fine degli anni ottanta, primi novanta per me voleva dire essere al di fuori degli schemi, anticipare sempre i tempi, fare una grande ricerca facendo attenzione ai nuovi fermenti, avere i dischi delle prime etichette di Chicago, Detroit, NYC, Londra, proporli per primo, con un gusto molto personale, scegliendo le versioni più dub, facendo anche molta attenzione alla Bside, ricercare le versioni promo per avere il disco prima dell’uscita ufficiale. In quel momento bisognava avere molto coraggio, passione e tanto tempo da dedicare alla ricerca, io ho avuto la fortuna di suonare, nel mio primo club in Italia, il Macrillo di Gallio/Asiago, con una clientela di frequentatori dei club di Ibiza che arrivavano da tutta Italia, gente che conosceva quel sound. Per me era normale continuare a suonare i dischi che suonavo a Ibiza e poi seguire l’evoluzione musicale invernale dei generi che proponevo, in quei tempi diversi dischi che si suonavano ad Ibiza arrivavano in Italia in inverno, i dischi avevano anche un vita di due tre mesi, oggi di qualche settimana, ricordo che in Italia nel 86/87, suonare sopra i 115 bpm era da fuori di testa, noi a Ibiza suonavamo nel culmine della serata a 130 bpm.

Come si è evoluta negli anni la tua proposta, pensi ci sia ancora spazio per una sorta di 'guerilla dance alternativa' o la massificazione si impone anche in discoteca?

La mia proposta musicale è iniziata proponendo tanti generi, questo è durato fino al 1991, poi mi sono specializzato nel genere House, e sono passato alla ricerca con la Techno Minimale europea e americana alternativa, i primi dischi di Jeff Mills, Plastikman, Sabres, Sahko Rec., Tresor Rec., AFX, Bunker, l’elenco è lunghissimo. Nel '95 la scena Techno Minimale mi aveva annoiato e sono tornato a suonare House, ne ho seguito l’evoluzione fino ad oggi, come anche il fenomeno vintage che si è creato in questi ultimi anni. Penso di aver avuto una mia personale scelta musicale, alternativa al gusto comune, fuori dal coro, sono sempre un estremista della qualità e anche uno dal palato raffinato. Penso che in questo momento ci sia spazio per quello che tu chiami sorta di 'guerilla dance alternativa', dove però la qualità e una proposta musicale a 360 gradi, è l’elemento che fa la differenza rispetto a quello che è la scena dominante, dove c’è un solo genere che la fa da padrone e i dj's fanno più caso all’effetto che alla qualità della musica che scelgono di suonare.


So che nel periodo giovanile l'impegno politico svolgeva un ruolo importante nella tua vita, che influenza ha avuto rispetto le tue scelte musicali.

L’impegno politico è stato molto importante, vitale, per me, in quegli anni la musica della Controcultura è stata quella che sentivo più vicina a me, sono sempre stato attratto da tutto quello che era nuovo e rivoluzionario, i primi club dove andavo a ballare erano quelli che proponevano musica alternativa dance, odiavo le discoteche classiche, anche i dj's non mi erano molto simpatici, poi la vita volle che iniziassi anch'io quella professione.

Veniamo ad argomenti più tecnici. Come 'immagini' i tuoi dj set e come li realizzi?

Io immagino sempre i miei dj set come un viaggio musicale in crescendo, mi piace creare questo tipo di sensazione, a volte usando anche qualcosa che sorprenda, è bello sorprendere. Li realizzo in diverse fasi, la prima è la scelta dei dischi, poi quando registro il dj set faccio un’altra ulteriore scrematura di quello che ho. Cerco il primo disco con il quale iniziare, deve avere un intro e altre caratteristiche, non mi piace iniziare subito con la cassa in piena, è molto importante per me il primo disco, la scelta a volte richiede molto tempo. Personalmente cerco di mettere in sequenza e in crescendo, nel modo migliore tutti i dischi che reputo più interessanti in quel momento.


Come hai affrontato i vari passaggi da vinile a cd e da cd a usb? Che supporto usi ora, sei ancora un vinyl addicted o hai ceduto le armi?

Vivo di vinile, poi li passo su cd.Ti confesso che non mi interessa sapere che supporto usa un dj, la cosa più importante è cosa esce dalle casse, la scelta musicale, a volte penso che il dj non dovrebbe essere visto.


Una tua considerazione rispetto ai generi che vado ad elencarti e, cosa importante, se e come li usi nella tua proposta: Techno, House, Balearic, Jazz, Elettronica, Soundtracks, Dubstep, Reggae/Dub, Rock.

Techno, parliamo di Techno Detroit, quando nel 87 ho ascoltato Nude Photo di Rythim Is Rhythim (Derrick May) ho pensato che quel sound era rivoluzionario, mi piaceva moltissimo, non si chiamava ancora Techno, dalla compilation del 88, su Ten Record, uscito in UK, Juan Atkins, padre di questo genere, chiamerà la compilation Techno! The New Sound Of Detroit, Juan Atkins lo conoscevo dal 82 con i Cybotron, altro disco molto importante è String Of Life del 88, sempre di Rythim Is Rhythim, altro classico Detroit/Balearico, la Transmat e la Metroplex sono le più importanti label techno, hanno creato un genere, insieme anche alla KMS di Kevin Saunderson, le ho seguite dagli esordi, mi hanno dato molto, sono ancora sempre attento alla scena di Detroit, ci sono produttori nuovi e ancora qualche produttore della prima e seconda generazione che produce qualcosa di interessante, poi in questi anni con l’avvento di Discogs molti giovani sono alla ricerca di tutti i primi dischi di questo genere, ci sono diverse ristampe di mix e compilation anche di singole etichette che in questo momento hanno una seconda vita. Juan Atkins e Derrick May, li ho conosciuti la prima volta a Milano, al Rolling Stone, al concerto dei Kraftwerk del 91, io ero con Johnson Righeira e Marco Bellini, loro erano con un mio amico dj di Milano, Giorgio Matè, poi nel 2013 con Alfredo abbiamo suonato con Derrick May a Londra al party dei 25 Anniversario dello Shoom, il club dell’Acid House del 88 a Londra, organizzato da Danny Rampling. Uso sempre qualche produzione che arriva da Detroit, ma anche produzioni europee in quello stile, ho qualche mio vecchio disco del mio archivio, nei miei set.

House, qui parliamo di Chicago, quando ho ascoltato per la prima volta nel 87 Phuture – Acid Tracks su Trax records di Chicago, è stato come quando ho ascoltato per la prima volta Good Save The Queen dei Sex Pistols, lo stesso effetto dirompente, per me era Punk , Phuture erano i Sex Pistols della nuova scena dance che stava nascendo. Ho menzionato al Trax records ma ci sono altre labels importanti da ricordare come la Dj International records con la sua sublabels più importante la Underground records, la Hot Mix 5, creata da un collettivo di dj che lavoravano in radio, poi i Dj più importanti come Ron Hardy, Frankie Knucles, con il quale ho suonato la prima volta che è venuto in Italia, in un rave vicino a Roma nel 1991, era la prima volta che suonavo davanti a 7000 persone, indimenticabile! Marshall Jefferson, Farley “Jackmaster” Funk, Mr. Fingers, Armando, Robert Armani, Ralphi Rosario, Adonis, Mr. Lee, Liz Torres, Lil’ Louis. … l’elenco è abbastanza lungo, … Compro ancora dischi House, sono sempre molto attento alle uscite, ne faccio ancora molto uso, è un genere che non è mai morto, anche riguardo a questo genere c’è da parte delle nuove generazioni una passione per quello che sono state le label più importanti, infatti escono molte dischi, ormai introvabili, dei primi anni di vita del movimento House, posso dire che l’House mi ha cambiato la vita.

Balearic è un genere creato dai dj's inglesi nel 1988, Balearic Beat lo chiamavano, (http://www.discogs.com/Various-Balearic-Beats-Vol-1-The-Album/release/5870), era una lista di dischi che io e Alfredo suonavamo all' Amnesia. In poche parole loro hanno dato un nome alla miscela di musica che noi suonavamo. Io suonavo nelle prime ore dalle colonne sonore, ambient , reggae dub, flamenco, afro, soul, funk, jazz, rock, indie, synth pop, electro, rap, pop, … poi house, techno, elctronic, (siamo stai i primi a suonare due, tre ore di house consecutive in un club in europa, suonare house è Balearic),
Questo è la miscela Balearic, in questi ultimi anni, grazie ad un movimento mondiale Balearic che esiste ancora ho ripreso a suonare tutte queste cose, per lo più in Uk, Danimarca, Ibiza, …
Molti pensano che Balearic vuol dire suonare solo musica per i tramonti, stile Cafè del Mar, ma quello è solo una parte del suono Balearic, sarebbe meglio chiamarlo Chill Out, a questo punto.

Amo il Jazz, ascolto Jazz, questo anno ho amato tantissimo, e lo suono anche, Kamasi Washington, il suo album è bellissimo, io e il mio socio Fabrice abbiamo fatto un edit di Re Run House, una track del album di Kamasi, uscirà penso nel 2016 con una etichetta che stampa edit di Copenaghen, ho iniziato a sentire e farmi una cultura Jazz alla fine degli anni settanta. Occupavo una palazzina dove a pian terreno abitavo io con dei miei amici, e ascoltavamo rock, dai Ten Year After a gli Stooges, mentre al piano sopra abitavano dei musicisti Jazz, uno suonava la batteria, mentre un altro suonava il flauto. Un gran bel giro di gente che ascoltava e suonava solo Jazz. Ricordo che ho iniziato a conoscere John Contrane, adoravo African Brass, bellissimo, oltre a Love Supreme, ho sentito dal vivo al Ciak a Milano nei primi anni ottanta Sun Ra, Art Ensemble of Chicago, Max Roach, … amo il Jazz, è stato bello il 31 ottobre a Copenaghen, al Coma Party, iniziare il set con Kamasi Washington.

Amo la musica Elettronica, dai Pink Floyd, ai Tangerine Dreams, i Kraftwerk, Brian Eno, i Devo, Yellow Magic Orchestra, i New Order, Soft Cell, Depeche Mode, Front 242, fino alla scena Berlinese di questi ultimi quindici anni, questi sono i primi nomi che mi vengono in mente ma l’elenco è molto lungo, un genere che mi interessa sempre

Soundtracks sono un'altra mia passione, amo il cinema e le colonne sonore, spesso le ho usate come intro per i miei set, la passione parte lontano, Morricone, Umiliani, Ortolani, Piccioni, poi Goblin e Gaslini di Profondo Rosso, Henry Mancini, Carpenter, Donaggio, ecc ecc, compro ancora colonne sonore.

Il Dubstep è un genere che ho seguito, mi piace conoscere i generi nuovi. Ho amato la Jungle, Goldie, Roni Size, ecc, come il Broken Beat, che sono i generi da dove attinge il Dubstep. Generi che avevano l’ambizione di scavalcare il genere House/Techno, senza esserci mai riusciti. Mi interessa conoscere gli esponenti più interessanti, ho i cd di Burial, Kode9, se esce il nuovo Shackleton lo voglio ascoltare, nel pop il Dubstep è molto usato, è ha molto successo vedi Srillex e company, infatti tutte le Pop star si fanno fare le versioni e i remix in quello stile, non più in versione House, come succedeva dalla fine degli anni ottanta alla fine degli anni novanta.


Il Reggae/Dub è un genere che mi piace, fa parte dello stile Balearic, io ho avuto la fortuna di vedere Bob Marley a S.Siro nel 1980, come Peter Tosh, sono stato in Jamaica nei primi mesi del 1980, quando a Negril esisteva solo un hotel sulla spiaggia, e io dormivo in una tenda davanti al mare, ora è molto cambiato, compro ancor mix e 45 giri Reggae/Dub, li uso anche per i mix dei miei programmi su LifeGate, ogni ultimo venerdì del mese.

Il Rock è stata una delle miei più grandi passioni, il mio essere ribelle era legato anche al Rock, devo dire che in questi ultimi anni è morto, non ci sono grandi rock band, l’anno scorso mi sono piaciuti molto i Royal Blood, come l’album degli Artic Monkeys, ma tutto li, quello che il rock ha dato dagli anni sessanta alla fine degli anni novanta penso che rimane solo nei dischi, cd, files, di quelle band, peccato.

Leo Mas non è solo un dj ma anche un produttore, spiegaci.

Si sono anche un produttore, e in questi ultimi anni più che mai. Passo quattro cinque pomeriggi a casa mia con il mio carissimo partner Fabrice, a fare nuove produzioni o remix, o edit, è ormai due anni che facciamo sei sette uscite, tutte in vinile, e poi alcune anche in digitale, è un modo per lasciare il segno, far sentire che sei vivo, sai le produzioni sono come un bigliettino da visita, le vendite sono limitate, si stampano trecento, cinquecento vinili, raramente di più. Amo produrre, anche perché facciamo quello che ci piace, dalle cose ambient, down tempo, a quelle acid, house, elettroniche, sono felice di questo momento creativo, il prossimo anno faremo il nostro album per Music For Dreams di Copenaghen, siamo usciti con etichette inglesi, danesi, giapponesi, di New York. Sto realizzando un lavoro che uscirà diviso in in tre vinili, uno è uscito questo anno, gli altri due all’inizio dell’anno prossimo, con canzoni italiane rare o non molto conosciute, da La Bellini – Satan In Love agli Aktuala.

Ti autoproduci o pubblichi con altre labels?

Dopo l’esperienza con le nostre etichette preferisco dare le nostre cose ad etichette che hanno una struttura, credibilità, è sempre meglio pensare solo al lato artistico e non al business, troppe cose insieme e difficile portarle avanti bene.


Che destinazione hanno le tue produzioni, sono esclusivamente pensate per un pubblico di settore o vengono acquistate anche dall'acquirente classico.

Direi che sono destinate ad un pubblico di settore, non facciamo produzioni Pop.

Come vedi il futuro del dj, sarà sempre più un personaggio centrale, dal carisma indiscutibile o anche la sua figura subirà dei cambiamenti. Cosa percepisci dopo tutti questi anni vissuti in postazione?

Con la tecnologia odierna tutti facilmente posso fare i dj's, penso però che come sempre esisteranno i dj's superstar per il grosso pubblico, lì dove conta molto l’immagine, le conoscenze. Esisteranno sempre comunque anche i dj's per un pubblico più alternativo dove spero continueranno a contare parole come: cultura, selezione, coraggio. Ma il mondo dei dj's è un mondo che non mi piace molto, non sempre quelli che valgono hanno gli spazi che si meritano, diciamo che è anche una questione di fortuna.

Fammi una lista di quelli che sono stati e sono i 'maledetti' con cui ti sei confrontato, dj's italiani che ancora svolgono un ruolo importante nell'innovazione del suono che si balla.

Io ho sempre ritenuto per me importanti i miei due soci Fabrice e Gemolotto, li ho scelti per questo, ho stima e rispetto per Ralf, Ricky Montanari, Flavio Vecchi, Massimino Lippoli, poi per Baldelli, Mozart, Beppe Loda. Purtroppo non vedo innovazione del suono, anzi vedo un appiattimento, la musica non vale niente, la puoi avere gratis, puoi da casa ascoltare cosa suonano tutti i dj's più famosi, hype del momento, puoi leggere le loro playlists, l’unica cosa positiva e che si è tornati, come agli inizi della mia carriera a sentire uno spettro di generi molto ampio, rispetto agli ultimi venti anni.

Dove ti porterà il tuo lavoro nei prossimi mesi?

Spero sempre più in giro per il mondo

Leo Mas, professione dj, ti ritieni ancora un … Sovversivo?

Sono nato ribelle e penso di esserlo ancora, il proporre sempre musica di qualità, spendere tutti i miei giorni in mezzo alla musica, ai dischi, fare ricerca in continuazione, spendere tutti i miei soldi in vinile, non pensare solo ad accontentare il pubblico ma a proporre rischiando sempre, questo è il mio modo di essere, che non è mai cambiato in questi trent’anni di mixer. Si sono ancora un Sovversivo, non potrei essere diversamente.

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