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Natalino Balasso e il “Velodimaya”

Un monologo sulla modernità

26Dicembre2014

 

Nasce dall'esigenza di proporre un racconto sul presente, l'idea di Natalino Balasso di dar vita ad un monologo dal titolo Velodimaya. Rifacendosi al principio di Schopenhauer secondo cui il mondo è una rappresentazione e la realtà che ci troviamo davanti non è altro che una fotocopia mal inchiostrata della vera concretezza delle cose, l'attore rodigino mette in scena un vero e proprio spettacolo che parla di modernità in chiave ironica.

Una commedia che punta i riflettori sulle tante problematiche che affliggono il mondo e l'Italia nel particolare: dalla burocrazia che cerca in tutti i modi di complicare la vita di ogni persona, alle false promesse di politici corrotti e incapaci di prendere in mano seriamente la situazione della penisola il cui unico ruolo è quello di intrattenere il popolo, per non parlare della negligenza di alcune forze dell'ordine, che si trovano in difficoltà persino nel redigere un verbale.

Ma c'è qualcosa che colpisce Balasso più delle bugie dei politici: le false verità che ognuno si crea quotidianamente filtrando il mondo attraverso la propria sensibilità! Per spiegare meglio questo concetto l'attore decide di interpretare Colin Powell, segretario di Stato degli Stati Uniti sotto il presidente George W. Bush, il quale, in un discorso che fece nella sede dell'Onu, annunciò di avere le prove della presenza di armi chimiche in Iraq. Consapevole che queste sue parole non avevano alcun fondamento, la popolazione in quell'occasione preferì credere a quella bugia, dando la possibilità a Powell di vestire i panni del lupo per sentirsi accreditato nell'aggredire l'indifeso e indifendibile agnello.

Considerando gli uomini nient'altro che “creduloni” che si affidano in toto alle parole della scienza, senza tenere in considerazione che anche gli scienziati sono esseri umani e di conseguenza in grado di sbagliare, Natalino Balasso fa una chiara allusione alla necessità delle persone di avere fede in qualcosa che non si deve mettere in discussione per nessuna ragione al mondo. Riprende inoltre alcuni dogmi del cristianesimo, interpretando in chiave profana la vita di Gesù, un Gesù che, fuori dagli schemi canonici, non è il maestro di vita che predica il bene, ma una persona che impedisce ai ligi lavoratori di proseguire nelle loro attività produttive distraendoli con le parabole.

Uno spettacolo quindi pregno di ironia e sarcasmo in grado di far sentire ogni spettatore coinvolto in prima persona nel monologo-inno al sogno/incubo vissuto quotidianamente ad occhi aperti.

Valentina Nessenzia

 
 

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