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Ballyturk, la vuota solitudine nell'inconsapevole attesa

Ballyturk (cd Spècula) di Teho Teardo

13Novembre2014

L'istinto è quello di gettarsi a capofitto nel racconto vibrante, subito! L'attrazione della strano scambio drone/violoncello è troppo allettante ma, da buon viaggiatore consapevole, riservo la musica sprigionata dall'ultimo lavoro di Teho Teardo al ruolo di carpet sonoro e mi addentro nel racconto che ha dato vita a note senz'altro tra le migliori per questa annata musicale colma di tante, troppe inutili produzioni.

Enda Walsh è uno sceneggiatore e regista irlandese autore di una pièce teatrale nota in Italia soprattutto per la colonna sonora scritta da Teardo. Sto parlando di “Ballyturk”. Una commedia presentata in anteprima mondiale all'International Arts Festival nella cittadina universitaria di Galway e successivamente al National Theatre di Londra.

Un paesino irlandese che risponde al nome di Ballyturk, due personaggi inconsapevolmente rinchiusi in una stanza che recitano inconsapevolmente la vita, tutta spesa nell'attesa. L'attesa che qualcosa possa entrare nel proprio vuoto percorso quotidiano, cambiando il corso delle cose, l'attesa di una fine scontata sempre però scordando, volontariamente forse dimenticando, che questa è una condizione che può durare un'esistenza. Sembra fatta apposta una frase scritta da Beckett nel suo romanzo 'Malone Muore': “Poi vivere per il tempo di sentire, dietro i miei occhi chiusi, chiudersi altri occhi. Che fine”.

Ed ecco, dopo aver assunto le necessarie informazioni, finalmente l'immersione nella musica. Pronto ad ascoltare un musicista sensibile alle visioni, per sentire in che modo ha saputo interpretare questo quadro a firma irlandese, colmo di silenzi spalmati lungo le stradine di uno sperduto paesello trasformato in claustrofobica sala d'agonia, mentre il senso dell'inutile attesa rende ancor più plumbeo un cielo nordico da sempre dispensatore di pioggia e melanconia.
Ed è subito discesa nella pura visione, una suggestione dettata dal breve monologo iniziale letto da uno dei tre protagonisti, intro che permette al suono di scivolare lentamente sotto le porte ed invadere quelle stanze disadorne, riempiendole con dolcissime note in levare. Come sempre chitarra, elettronica e magnifica 'sinfonia' di strumenti ad arco che suggeriscono l'unica via possibile all'ascolto, quella della poetica slegata da qualsiasi altra informazione più o meno tecnica.

Un ipnotico racconto diviso in otto brevi capitoli nei quali la potenza evocativa di Teardo si dipana attraverso l'apparente semplice struttura musicale a cui il musicista ci ha abituato, ancora quel dialogo continuo tra strumenti che ha come base la lenta e soave iterazione. Una sorta di ninnananna per adulti alla ricerca del sonno dimenticato da troppo tempo e al tempo stesso languida e minacciosa, luminosa e scura di tenebra.
E' il confronto, il continuo incessante colloquio tra una singola chitarra e il resto degli strumenti, un fitto intreccio emotivo supportato da silenziosi e presenti legami elettronici, che rende irresistibile il richiamo di questi suoni. Li rende vivi, palpabili, è musica che si respira, si vede, si immagina. Credo sia questa la pena...o la gioia maggiore per un musicista come Teho Teardo: essere creatore consapevole di una particolare e unica immaginazione sonora e trovare la forza di crearne in continuazione, disco dopo disco, senza mai cedere alla falsità o alla semplicità date dalla rituale ripetizione di un canone musicale di successo.

Uno sguardo veloce ai musicisti presenti in questo lavoro è d'obbligo. Oltre all'immancabile e magica Martina Bertoni, troviamo tra gli altri Lori Goldston – quotatissima violoncellista americana -, Joe “Fugazi” Lally al basso e Nick Holland del Balanescu Quartet sempre al violoncello.
Come detto, un lavoro che apparirà senz'altro nella mia personale classifica dei migliori dischi dell'anno, musica creata con l'animo da un artista che ancora riesce nella difficile arte dell'indipendenza.
“Non puoi vivere nelle scarpe e con le armonie di qualcun altro. Una questione di necessaria autorità che chiedo alla musica, alla mia soprattutto”. (Teho Teardo)

 
 

 
 

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  • National Theatre: Ballyturk trailer
  • Ballyturk written and directed by Enda Walsh
  • foto

  • Teho Teardo: Ballyturk
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