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Secondo di due live report, a cura di WiresTo, dell'esplosivo concerto dei QOTSA

Queens of the Stone Age - Live Report (atto II e ultimo)

3 Novembre - Forum di Assago - Milano

15Novembre2013

Domenica 3 novembre. Si parte per andare a vedere i Queens of the Stone Age al Forum di Assago. Si va subito dopo pranzo, nonostante il concerto cominci alle 21, per essere sicuri di non avere sorprese per strada. Che puntualmente arrivano. Nonostante la crisi, tutto il Nordest si è riversato sulle strade per il rientro dal long weekend, e ci troviamo in coda a più riprese a Vicenza, a Verona, sul Garda e a Brescia.

Ascoltiamo Isoradio per capire se ci sono incidenti, e a ogni intervallo musicale preghiamo a mani giunte che non arrivi una canzone della Pausini. Il più delle volte ci va bene, passano Prince e i Beatles. Ma al primo pezzo di Ligabue desistiamo e ci abbandoniamo al destino. Se ci sarà un incidente, pazienza.

Arriviamo al Forum (omettiamo di menzionare lo sponsor che adesso dà il nome all'edificio, non tanto per dare soddisfazione a Naomi Klein, quanto per manifesta antipatia nei confronti dello sponsor stesso), giusto in tempo per cambiare il biglietto, prendere qualcosa da mangiare... e scoprire che ci siamo persi del tutto il gruppo di supporto, che suona l'ultimo minuto di concerto proprio mentre stiamo cercando un posto.

Non sapremo mai come se la cavano i Band of Skulls dal vivo. Presumo bene, vedendo dai video su YouTube, anche se l'idea che mi sono fatto è che non siano granché a livello di originalità. Il solito gruppo col sound giusto, il look giusto, canzoni poco invadenti e conformi al genere, ma nessuna idea forte e nessuna melodia indimenticabile.

Il Forum è gremito, dovrebbe avere sui 15000 posti in caso di basket, tolto un lato per mettere il palco e aggiunto il parterre forse i posti in caso di Queens of the Stone Age sono qualcosa di più. Attendiamo il setup del palco con un fonico che ci grazia e invece di mettere la solita fusion immonda mette nientepopodimeno che uno dei dischi della compilation Nuggets.

I nostri entrano sul palco con aria soddisfatta (per quello che si può vedere della faccia di qualcuno stando dalla parte opposta di un palasport), e dopo un countdown di un minuto scandito dai classici numeroni vintage sul maxischermo attaccano con il primo pezzo di ...Like Clockwork, ovvero Keep Your Eyes Peeled. Sound potente ed esecuzione impeccabile, un bel pugno in pancia seguito da un uppercut (Millionare) e dal colpo di grazia di No One Knows. Partendo con un trittico del genere è difficile non folgorare il pubblico. Nel frattempo il fonico ha fatto la tara all'acustica infame da palasport (e all'inevitabile cambio della resa acustica dell'ambiente dovuta all'arrivo del pubblico), e anche in fondo si cominciano a sentire i dettagli dell'esecuzione.

Nel concerto, oltre a numerosi classici, trovano spazio quasi tutti i brani dell’ultimo album. L’impressione generale è quella di una band compattissima, anche alcuni dei pezzi che su disco suonano un po’ freddini nell’esecuzione (forse a causa dei molteplici cambi di batterista durante le registrazioni?) dal vivo sono pienamente valorizzati: in particolare If I had a Tail e Smooth Sailing vengono molto meglio. E qui ecco una delle tante cose che fanno grandi QOTSA: sono un gruppo che riesce a suonare dal vivo meglio che su disco. Nonostante i dischi siano impeccabili.

In generale l’atmosfera è bollente, i pezzi si susseguono rapidamente, ben coadiuvati dalle proiezioni di sfondo, che mostrano spezzoni di video e animazioni realizzate, presumibilmente, su misura per i vari brani: da segnalare una specie di meduse tra il fallico e il vaginale su Smooth Sailing (se non ricordo male). Un’altra cosa che fa grandi i QOTSA è il fatto che riescono a fare hard rock ed essere sensuali. E in una maniera non machista, ma più genericamente dionisiaca. I QOTSA sono un gruppo hard rock che piace anche alle ragazze. Sarà perché nonostante i suoi quasi due metri di altezza e i quarant’anni suonati Josh Homme si agita come un Elvis degli anni d’oro (ciuffo compreso), sarà che invece di sfondarsi la laringe per cantare le note alte sfodera un falsetto morbido, dal timbro ricco e sensuale. 

E forse la più grande sorpresa della serata, nonché uno dei suoi due punti più alti, è proprio la canzone che dà il titolo all’ultimo album, Like Clockwork. Su disco è una ballata delicata che comincia quasi solo con il pianoforte e una chitarra acustica appena accennata. Dal vivo rende perfettamente, con Homme che canta impeccabilmente e dimostra che anche in un concerto così potente ci può essere spazio per un momento più tranquillo. L’altro vertice assoluto del concerto è a mio parere (ma anche di Luca) è la mega jam psichedelica di Better living Through Chemistry, dilatata e avvolgente come non mai.  

Unico inghippo tecnico della serata, quando all’inizio dei bis viene messo in scena un piano per far suonare al buon Josh The Vampyre of Time and Memory. La rodata macchina di scena si inceppa e partono feedback a raffica. Alla terza volta si riesce a cominciare, per continuare con una immancabile Feel Good Hit of the Summer (Nicotine, Valium...), e la conclusiva, torrida A Song for the Dead. Grande serata.

Note a margine: i QOTSA sono rinomati per la finezza e l’originalità dei loro suoni, loro tendono a non divulgare molto i loro trucchi, ma segnalo che i suoni erano praticamente identici al disco, almeno per quanto riguarda le canzoni nuove. Chi volesse emulare cerchi le classiche foto dell’attrezzatura carpite dal pubblico e si dia da fare a procurarsi i pezzi che gli mancano. Unica nota dolente, la batteria, che come in quasi tutti i concerti grossi suona esattamente come quella di Lars Ulrich in ...And Justice for All: la cassa è quasi più alta del rullante, come timbrica. E qui chiedo agli amici fonici: è un’esigenza dettata dalla necessità di far passare il suono di batteria anche dove non arrivano bene i subwoofer dell’impianto, oppure è semplice pigrizia?

 
 

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