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TTFF: si parla di Lampedusa e dell'Emergenza Nord Africa

Seconda giornata di proiezioni

12Ottobre2013

Presentato il documentario sulla pena di morte in Egitto, The Executioner's Tear

Dopo l'appuntamento al TPO lo scorso martedì, il Terra di Tutti Film Festival si sposta al Cinema Lumière, dove è allestito anche il salotto radiofonico di Radio Kairos.

La sezione Fortezza Europa apre le proiezioni con Il Rifugio, di Luca Cusani e Francesco Cannito, vincitore del Premio Ilaria Alpi.

Un documentario sulla vicenda di 50 migranti in fuga dalla guerra in Libia catapultati dal piano di accoglienza gestito dalla Protezione Civile a Monte Campione. E' una denuncia dell'Emergenza Nord Africa, operazione in cui sono stati investiti fondi ingenti che ha rivelato la totale mancanza di un progetto di vera accoglienza per chi fugge da guerre e persecuzioni. Come in Lombardia, in tutte le altre regioni i migranti sono stati smistati come pacchi e parcheggiati per oltre due anni in strutture inadeguate, spesso in luoghi isolati, senza percorsi di inserimento e di inclusione nel teritorio.

Il film viene commentato da Sherif Bah, rifugiato della Sierra Leone e per il terzo anno consecutivo membro della Giuria del Terra di Tutti Film Festival. Le parole di Sherif esprimono rabbia e profonda tristezza per i migranti vittime delle stragi nel Mediterraneo e accusa le politiche dell'Unione Europea e dell'Italia per la strage di Lampedusa.

Su questo interviene Neva Cocchi di Melting Pot Europa, invitata a condividere i primi esiti dell'appello promosso su www.meltingporg. Malgrado la retorica che ha accompagnato la reazione delle autorità di fronte alla morte di 300 persone, si è aperto un dibattito inedito sulle politiche in materia di immigrazione, finalmente delegittimate e messe in discussione. Occorre mantenere aperto questo spazio di discussione, dice Neva, e impedire che, spegnendosi i riflettori, il processo di militarizzazione delle frontiere, di repressione dei movimenti migratori, di clandestinizzazione diventi ancora una volta la risposta alla domanda di futuro e di libertà che esprime chi fugge verso l'Europa.

Concorde nell'auspicare che dalla tragedia di Lampedusa scaturisca un'azione concreta verso l'abrogazione della legge Bossi-Fini è Francesco Cavalli, Direttore del Premio Ilaria Alpi. Intervistato da Johnatan Ferramola di Cospe, Cavalli si sofferma sulle responsabilità dei mezzi di comunicazione rispetto alla percezione del tema dell'immigrazione in Italia, descritto come fenomeno di emergenza e di criminalità, quasi sempre con un stile contrario alla Carta di Roma. Loda lavori di informazione come Il Rifugio, capaci di approfondire e seguire la realtà anche quando si spengono i riflettori.

The Executioner's Tear apre la sezione Conflitti Latenti approfonando il tema della pena di morte in egitto attraverso la prospettiva dell'esecutore delle sentenze. Ai microfoni di Radio Kairos, la regista franco-irachena Layth Abdulamir racconta l'esperienza del film.

 
 

The Executioner's Tear
Layth Abdul Amir | Francia | 2012 | 26'

La pena di morte resta in vigore in alcuni paesi. Ashmawi, il boia egiziano, è convinto di essere “la mano di Dio in terra”. Ashmawi è un professionista dell’omicidio legalizzato. I condannati, dal canto loro, testimoniano la loro sofferenza e l’infernale attesa della morte.

Layth Abdulamir, regista franco-iracheno, dopo aver lasciato l’Iraq nel 1977 si trasferisce a Parigi. Laureato alla Sorbona di Parigi, lavora dal 1999 al 2004 alla Dubai Tv. E’ regista di svariati documentari e film, tra i quali: "Chrétiens d’Irak" (2011), "Irak: le chant des absents" (2005), "Do not cry Africa" (2003), "Africa - Africa" (2003).


Tratto da:
www.globalproject.info

Links utili:
www.terradituttifilmfestival.org

 
 

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