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27 Gennaio 1945. Per non dimenticare

ReadBabyRead ripropone la lettura di "Mendel dei libri" di Stefan Zweig

27Gennaio2013

Giornata della memoria. Per non dimenticare


Il 27 gennaio 1945 fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz.

ReadBabyRead vuole ricordare con mestizia questa funesta data riproponendo la lettura, già presente in archivio, di un toccante racconto di Stefan Zweig, “Mendel dei libri”, che, pur non svolgendosi in quegli anni ma ambientato all’epoca del primo conflitto mondiale, assurge a intensa parabola della stupidità e delle atrocità umane e degli orrori della guerra.

Protagonista del racconto è Jacob Mendel, biblioteca vivente, un piccolo ebreo galiziano che conosce pressoché tutti i libri fino ad allora pubblicati. Mendel conduce infatti la sua vita in pianta stabile al caffè Gluck di Vienna dove, seduto al suo tavolo, trascorre tutto il tempo a leggere e a ricevere chi si rivolge a lui per trovare i libri che cerca. Ovviamente Mendel non ha letto tutti questi libri, però li conosce tutti, sa dove trovarli ed è in grado di procurarli. Ma Mendel non è solo dotato di una straordinaria memoria che lo rende già di per sé fuori dal comune, egli è assai più di questo: è un uomo che vive per i libri e con i libri e per il quale i libri e la vita si identificano. L’unico e segreto piacere di Mendel è quella sua smisurata conoscenza dei libri esistenti che lo rende particolare ed esclusivo, fonte di ammirazione per chi a lui si rivolge.

La figura di Mendel assume quindi anche un’altezza morale che lo rende estraneo e superiore alla prosaicità e alle insensatezze del mondo. Del tutto indifeso di fronte ad esse, è proprio di queste che finirà vittima, essendo la sua “diversità” incompresa e inaccettabile. Si scoprirà infatti che Mendel non aveva mai preso la cittadinanza austriaca, pur vivendo lì da 33 anni, ma aveva ancora quella russa, perché lì era nato. E questo perché a Mendel non era sembrato importante farlo, a lui non serviva. Ma siamo “in piena guerra, alla fine del 1915” e c’è un russo ebreo che si aggira per Vienna così, senza documenti, come se niente fosse e chissà, forse è pure una spia: inammissibile. Mendel verrà internato in un campo per prigionieri civili russi per più di due anni, e quando uscirà non sarà più lo stesso e poco dopo morirà, mentre siede ancora al caffè Gluck.

La morte di Mendel, oltre che la sua fine, simbolizza anche la fine di un mondo. Un mondo in cui si credeva all’unicità e al valore delle cose e a cui si era ormai sostituito il dilagare del conformismo, dell’avidità, dell’odio, della corsa sfrenata al potere e al denaro. In altre parole, come scrive Zweig, la parabola di Mendel ci dice che “Mendel non era più Mendel come il mondo non era più il mondo”. Insomma: quando i libri e la vita sono un tutt’uno.

Claudio Tesser
Francesco Ventimiglia


RBR#054
Stefan Zweig: "Mendel dei libri" (1/4)
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RBR#055
Stefan Zweig: "Mendel dei libri" (2/4)
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RBR#056
Stefan Zweig: "Mendel dei libri" (3/4)
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RBR#057
Stefan Zweig: "Mendel dei libri" (4/4)
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Il famigerato ingresso al campo di sterminio di Auschwitz

 
 

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