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Presentazione “Erravamo giovani stranieri” + Dj Sospè

Venerdì 01 Febbraio@ C.S.O. PedroVia Ticino, 5 - Padova

Sherwood Open Live presenta:

 

Ore 20.30

Presentazione del libro
“Erravamo giovani stranieri” di Alberto Dubito

(Agenzia X edizioni, pp. 192 – illustrato, con 32 pagine a colori)

Poesie, prose, canzoni, immagini

Reading di Andrea Scarabelli

 

Ore 22.30

ManzOni Live

Con il nuovo album “Cucina Povera”

 

A seguire Dj-set:

Dj Sospè

(Disturbati dalla quiete)

 

Ingresso dalle 20.00 1 €, dalle 22.30 3 €

“Erravamo giovani stranieri”

“Resto steso ancora qualche istante nel magazzino di ’ste storie vivide per trattenere a forza nell’iride l’eco delle nuvole accidentali rotolare sui formicai occidentali e ridere degli oceani pacifici che sembran china nera, di me stesso, di un corpo celeste compromesso e scrivere... queste storie abbandonate come i cantieri ai bordi dei quartieri, siamo cresciuti in disordine come queste periferie torbide di cui azzardo una parafrasi.”

“Erravamo giovani stranieri” presenta una scelta tra poesie e prose, tra canzoni e immagini di Alberto Dubito, giovane artista che ci ha lasciato troppo presto. Alberto era dotato di un talento profondo e precoce che gli ha consentito di lasciare una mole impressionante di scritti in pochissimi anni. Ne emerge un quadro dell’Italia contemporanea cupo, a tratti disperato, eppure tagliente e acuto, attraversato da spiazzanti lampi d’ironia, grazie a un’irriverente abilità nel giocare con le parole. In queste pagine la ribellione esistenziale e politica si alterna, spesso in modi imprevisti, all’introspezione e all’empatia. I suoi personaggi erranti popolano un immaginario che sovrappone periferie dell’animo e realismo sociale, dipingendo affreschi visionari dai molteplici piani di lettura. Lo stile espressivo contamina suoni, immagini e parole; la scrittura è fortemente influenzata dal rap. Il raddoppio delle sillabe sul verso, le sovrapposizioni continue su ritmo veloce trasmettono al lettore una vera e propria colonna sonora testuale, che non ha nulla da invidiare alla forza evocativa della musica.

“ManzOni”

Ummer Freguia: chitarra elettrica, batteria.
Fiorenzo Fuolega: chitarra elettrica, chitarra acustica, batteria.
Luigi Tenca: voce.
Carlo Trevisan: chitarra elettrica, batteria.
Emilio Veronese: chitarra elettrica, chitarra acustica, batteria.

“ManzOni” rivive in un interprete di 59 anni, esordiente o quasi alla platea musicale italiana: Gigi Tenca ha il soma di Moustaki ma guarda il mondo con gli occhi di Nick Cave, la sensibilità e le paure di Daniel Johnston, il sapore di una cena slow food tirando tardi dietro grandi bottiglie. Scrive di eros e tanathos, passioni forti senza compromessi tanto meno storici, magnetico centro di gravitàgravosa che grava e gravita sotto il peso della propria vita, un Aidan Moffat veneto cui basta sostituire la vocale finale del cognome per trasformarlo in autore dall'esito noto. Dalla valigia dell'attore escono parole ametriche, scarne, private, in sottrazione eppure ricche di aggettivi e dettagli, piante e colori, golose di cibo ed elementi del cosmo, ostentatamente atee. Non è un reading né una declamazione, dacché il cantato armonizza e la forma si mostra fedele alla canzone anche se i brani non hanno ritornello e i testi, a vederli lanciare dal palco, presentano puntini di sospetta sospensione, segno dei tempi...

I suoi plausibili figli sono Carlo Trevisan, anni 40, Emilio Veronese, anni 37, Fiorenzo Fuolega e Ummer Freguia, anni 34 (i primi due lo seguono da precedenti esperienze comuni): The Bicentennial Man che somma le cinque età riempie il disco e il palco in formazione atipica per il rock d'autore, frutto anche delle sliding doors che hanno determinato la vita del gruppo. Quattro chitarre diverse l'una dalle altre, talmente differenti che una a turno può diventare batteria e rendere la formazione estremamente flessibile, soprattutto dal vivo, con tutte le elettriche assieme che succedono a due elettriche, un'acustica e la batteria, più i tappeti di loop ferrosi e ipnotici, l'elemento-Gigi a presentare i brani in maniera personale. Il processo creativo parte dagli accordi e dai giri di chitarra, la voce si adegua all'economia della struttura, che poi uniforma al bene comune: è un conferimento peculiare alla varietà delle corde, come un incastro enigmistico volutamente ostacolato in nome del divertimento, della prova, della convinzione di saper fare sempre meglio e di più. Cifra distintiva è l'incessante ricerca sonora, svolta empiricamente oltre le paratie della canzone d'autore di Vic Chesnutt e Michael Gira, del blues terreno -WovenHand- come del post rock più o meno accasato à la maison Constellation, senza che costituiscano influenze aprioristiche.

“Cucina povera”

La difficile arte di fare le cose semplici, di tastare assaggiare mordere ogni giorno quotidiano. La cucina povera del vivere: quando è buona, quando è lontana dalla complessità forzata, dall'ipertrofia del kitsch, dalla falsità a bassa modulazione di un vivere amorale. Trasportare tutto questo in nove canzoni furibonde, anche quando all'apparenza sembrano quiete, vuol dire riferirsi al secondo disco dei manzOni. “Cucina povera”: a due anni dall'esordio che aveva il nome del gruppo, ad uno dall'ep “L'astronave” che di quel disco raccoglieva uno dei brani più incidenti e altre tracce escluse – e dopo tanti concerti sorprendenti con un seguito di pubblico crescente. Il gruppo veneto torna con un nuovo lavoro che ne conferma la potenza e alza non di poco il livello del songwriting. E ancora una volta la biografia si fa sangue, e il sangue impasta l'humus post-rock di marca Constellation di una delle più belle e intense sorprese dell'indie-rock italiano degli ultimi anni.Luigi Tenca, oggi cinquantanovenne, dice e canta parole che raccontano la sua-propria-storia-universale. Il mestiere di vivere narrato in dettagli carveriani, palpitazioni alla Ciampi, canzoni che diventano sempre più canzoni evitandosi i ritornelli: perché non ritorna niente, tutto avviene, segna, un giorno dopo l'altro, con quel cognome che non sai se è una beffa o un sigillo venuto male, di uno venuto a patti con la musica quel tanto che basta per rimanerci dentro, proprio come per la vita. E poi chi la musica la fa: Fiorenzo Fuolega, Carlo Trevisan, Emilio Veronese, Ummer Freguia, tutti al seguito di quella fiamma d'uomo che brucia. Quattro chitarre, quattro cavalli lanciati nella pianura e nei falsopiani delle parole di Luigi, corde che all'occorrenza diventano colpi di batteria e flussi di loop. Tensioni che s'intrecciano, nervosismi e landscapes sonici, crescendo che sanno di artigianato e fatica. Il post-rock è la nostra musica popolare, arroventa l'unica utopia rimasta, quella di muscoli cardiaci che urlano liberi il loro intenso senso di esistere. Di questo i manzOni sono portatori, vittime, alfieri. Di questo “Cucina povera” è un canto costolare e ieratico. Una confidenza che esplode nel cosmo. Un colpo inferto all'abuso del nulla. Un qualcosa che allarga lo spettro d'emozioni di chi ascolta e ricorda che, sì, c'è ancora una possibilità, almeno una. Almeno per ciò che raccorda il sangue e le stelle.

 
 

Links Utili:

Erravamo giovani stranieri su AgenziaX
AgenziaX Facebook
ManzOni su Rockit
ManzOni Bandcamp
ManzOni Facebook

 
 

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