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Dibattito - Femminile e Noir

La figura femminile nel nuovo noir-thriller italiano

30Settembre2012

Il secondo appuntamento della giornata nella sala Agorà del Centro Culturale San Gaetano è una tavola rotonda presieduta da Matteo Strukul e animata da
tre grandi nomi del noir italiano al femminile.

Marilù Oliva ci presenta il suo "Mala Suerte", capitolo conclusivo della trilogia dedicata all' "eroina
asociale un po' dannata, un po' disillusa che alla compagnia della gente preferisce quella di una bottiglia di rum ben invecchiato".
Lorenza Ghinelli ci parla del suo ultimo romanzo, "la Colpa", uscito a Gennaio di quest'anno e finalista del Premio Strega 2012.
Francesca Bertuzzi, dopo il successo di esordio con "Il Carnefice" presenta oggi "La Paura", un libro definito da Strukul "hardcore rock".


Tre donne che parlano dei loro libri in un mondo, il noir, dove personaggi e scrittori sono storicamente al maschile. Il risultato sono personaggi
femminili forti e inusuali, derivanti da influenze letterarie anch'esse al femminile come la Grazia Verasani di "Quo vadis, baby?" e Mary Shelley.

In "Mala Suerte" Elisa Guerra, detta "La Guerrera" (sic) si schianta, come dice l'autrice, contro la vita. Materialista, atea e sregolata nei vizi
(alcool, fumo e patatine fritte) collabora con un ispettore per indagare nel mondo ambiguo dei locali latino-americani di Bologna, dipinto come l'unico
luogo possibile per ottenere riscatto da una vita quotidiana deludente, dove l'integrazione non avviene mai perchè "ognuno pensa per se".



Ne "la Colpa" un linguaggio onirico e legato alla musica è al servizio di una storia difficile, in cui tre personaggi si lasciano alle spalle l'infanzia
portandosi dietro tre storie di grande dolore che finiranno per legarli, nonostante la volontà di fuggire.L'autrice ci descrive il suo libro come la
possibilità di dar vita alle parti più turpi del suo immaginario, che possono sfuggire alla censura dei ruoli sociali solo nello spazio protetto
della pagina bianca.



"La paura" di Francezza Bertuzzi ha la forza di un film, con focus sui dettagli che sembrano inquadrature e un incipit forte che ricorda lo stile
horror di Zampaglione in "Shadow". In un bar di Torino, Giuditta, emarginata da sempre ed esclusa da una socialità che non capisce, incontra una donna
che la salverà da un tentato suicidio e, dandole una missione da compiere, le permetterà di innamorarsi della vita e finalmente farne parte.

Queste tre scrittrici ci dimostrano come anche in un mondo dove tutti, o quasi, sono cattivi e avidi di soldi e potere, le donne possono avere
un ruolo e recitare con maestria la loro parte.



 
 

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