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Siamo caduti dentro un tunnel che ci risucchia

Hamlice

Compagnia della Fortezza

17Maggio2012

Al Teatro Verdi di Padova niente è come sempre.
La compostezza e rigore dell’ambientazione, è annientata da una scenografia che non lascia indifferenti, dagli attori che già ci aspettano fuori e dentro il palcoscenico, persi tra la platea, da un sonoro che ci richiama e che ci fa accomodare, che ci introduce in questo lavoro senza avere il tempo di capire che cosa sta iniziando e cosa sta prendendo vita, perché ci siamo già dentro e siamo già stati rapiti.

Hamlice, saggio sulla fine di una civiltà, porta in scena Amleto/ Alice nel Paese delle Meraviglie ma, soprattutto porta in scena il vissuto degli attori carcerati della Compagnia della Fortezza guidati da un fantastico Armando Punzo, colonna portante dello spettacolo e colui che smista le acque, che ci introduce e che ci avvicina a questo mondo onirico, spiazzante che in certi punti mi appare sconosciuto mentre in altri lo sento così vicino, quasi mi appartenesse.

Per un’ora e quaranta sono trascinata in questo luogo che è ambivalente. Siamo dentro il Paese delle Meraviglie o è descritto un altro mondo? Un posto da cui difficilmente si riesce a fuggire?
Siamo rinchiusi? Siamo dentro un sogno?
E’ uno spettacolo forte, Hamlice, pieno di tanta roba, si sente vibrare nell’aria. Gli attori recitano una parte o ci aprono uno spiraglio del loro vissuto? Cosa crediamo di vedere?
Cosa capiamo?

Mi sento catapultata altrove, in un altro posto e non mi stancherei di starci dentro, sembra che tutto sia possibile, qui…in Hamlice. Si rompono gli schemi, si rompe la divisione tra platea e palcoscenico. Le signore attempate sembrano interdette, non sono abituate a questo genere di spettacoli, non sono abituate al contatto con l’attore. Ma l’ambientazione inghiottisce tutti:  ora siamo nel giardino colorato della Regina Rossa di Alice, un attimo dopo in una notte stellata e romantica che avvolge tutto il teatro, un attimo ancora in una discoteca affollata e psichedelica.

Le scene di Alessandro Marzetti, le luci di Andrea Berselli e i costumi di Emanuela Dall’Aglio sono magistrali, difficili da dimenticare. Come il finale lasciato alla potenza delle parole. Parole che hanno accolto il pubblico mentre prendeva posto, parole scritte sulle pareti, parole ammucchiate ai lati della scena. Parole che alla fine sono lanciate e liberate nell’infinito, parole che danno una possibilità ancora non prevista a una vita che ora è negata a questi attori, parole e azioni che possono redimere e creare una realtà migliore.
Tutto è possibile in Hamlice ed esco dal teatro con questo senso di speranza, perché siamo in continuo divenire, quello che siamo ora domani non lo saremo, quello che cerchiamo un giorno lo troveremo.

"L’essere inerme, il non ancora nato, il non ancora definito".

 
 

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