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Lo sguardo di Pina

Una sedia al centro di uno spazio vuoto.

7Maggio2012

Un uomo alto e corpulento, dalla faccia stropicciata, entra in scena e prende posto sulla sedia. Ha l'aria confusa, sembra stanco, apparentemente capitato per caso in quel posto, si guarda attorno, saluta, controlla il cellulare "si, dice, nel caso chiamasse mia mamma, devo rispondere".
Così si presenta Pippo Delbono, per parlare di Pina Bausch o meglio, dello sguardo di Pina.

Pippo Delbono lo avevo sempre sentito nominare per fama ma non lo avevo mai visto in scena ne tanto meno dal vivo. Rimango inizialmente interdetta, ero venuta all'incontro per sentir raccontare di Pina Bausch non per guardare una persona che sembrava li per caso, ero abbastanza frastornata...
Poi scatta la molla, inizia a parlare a ruota libera di lui, dell'amore, del lavoro, della sua salute e di Pina, la donna, quel topolino, che gli cambiò totalmente la vita.
Lavorarono insieme per circa 7 mesi a Wuppertal (dove Pina aveva fondato la sede del suo teatro Tanztheater Wuppertal). Il rapporto che si instaurò dopo questa collaborazione fu di amicizia e stima sincera. Una donna molto particolare, Pina, silenziosa, osservatrice, curiosa che non giudicava le persone ma amava capirle per quello che erano e che potevano dare, certamente una donna non facile, ma unica.
Ringrazio Pippo Delbono per l'incontro che ha donato al pubblico ieri, al Ridotto del Teatro Verdi di Padova, ad una platea ridotta ma gremita di persone tutte attente e catturate da questo modo di fare un pò scazzato e dirompente, ogni sua parola trasudava un vissuto importante, energico e spesso mi sono ritrovata d'accordo con il suo punto di vista, su quello che diceva e affascinata da quello che raccontava.
Da Pina al teatro, alla scena contemporanea, gli argomenti sono stati molteplici ma tutti ben collegati tra di loro, l'uno richiamava l'altro.
Che linguaggi troviamo oggi in scena? Che cosa andiamo a vedere? Cosa cerchiamo?

Capita, almeno a me, di andare a teatro per sentirmi sommersa da imput che nella vita di tutti i giorni fatico a trovare a causa della routine, dello stress ecc. Mi capita di vedere spettacoli che alcune volte non hanno un significato preciso ma sono spesso i più potenti, quelli che ti lasciano un segno, quelli che ti fanno smuovere dentro parti di te che erano assopite.
La definizione di Pippo Delbono non potrebbe essere più indicata, il teatro deve essere assordante, perché fuori tutto lo è.
C'è bisogno di un senso? Quando fuori, nel mondo di tutti i giorni, capitano cose che non possono avere un senso? Perché allora non farsi trascinare dalle emozioni, da ciò che vediamo in scena senza per forza trovarne un significato?
Il corpo è un mezzo di comunicazione molto più potente della voce e la danza è un linguaggio che permette di dire cose che a voce sarebbero più complicate da mostrare.

Il dubbio è la libertà che abbiamo per raggiungere ciò che vogliamo.

 
 

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