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Stand up, Balasso, stand up, cazzo!

23Gennaio2012

E fu così che il Rivolta divenne teatro. Anzi, non un teatro ma uno di quei locali fumosi, con le luci soffuse che lasciano nella penombra la sala fino a quando un'unica, grande luce illumina un palco scarno, uno di quei locali che si vivevano nelle notti delle grandi città industriali quando già il teatro di vaudeville lasciava il posto ai cinema e ai night-club. La mid-town di Manahattan del secondo dopo-guerra iniziava a riempirsi di piccoli circoli popolari dove gli attori e i comici potevano esibirsi e dire tutto quello che in televisione non potevano. "Seven Words You Can Never Say on Television" si chiamava lo spettacolo di Robert Carlin, e infatti all'uscita lo sta già aspettando la polizia, e in mano hanno le manette, e nella testa un'accusa per "linguaggio osceno".
Erano già arrivati i Settanta, e gli Ottanta se ne stavano lì a cercare di capire cosa sarebbe successo dopo tutto quel casino fatto dai loro predecessori. Negli anni Zero lo stand-up è ormai un genere, con tanto di tecniche per dettare i tempi comici e regole: un palco, un comico, un microfono e una luce. E ha già i suoi maestri e mostri sacri. Ricordo Bill Hicks: era il mio preferito, perchè diceva 'cose oscene'.

Anche Natalino Balasso dice cose oscene. È in piedi, l'unico tra le ottocento persone sedute al Rivolta – se anche una sola di loro si alzasse, lo stand-up non sarebbe più tale – perchè stand-up è solo Balasso. E il Rivolta adesso sembra davvero uno di qui locali della 47.sima strada, e noi siamo gli operai che vengono a distrarsi dopo la giornata di lavoro nella città industrializzata. Marghera, per l'appunto. 

"Siete tutti comunisti, qui al Rivolta, an?", e viene giù la quarta parete, quella immaginaria che dovrebbe separare l'attore dal pubblico. Dimenticavo: l'ultima delle caratteristiche del genere stand-up è rompere la quarta parete. Balasso la rompe subito, per sicurezza.
Poi estrae un foglietto dal taschino della camicia e sceglie il pezzo con cui continuare. Su quel foglietto c'è scritto – se c'è scritto qualcosa - "Favola di Esopo" e "Odissea", le sue riletture dei miti greci, brani tratti dallo spettacolo "Ercole in Polesine", e poi ancora: “Balasciò”, “Dammi il tuo cuore, mi serve”, “Fog Theatre”: dieci anni di spettacoli e monologhi teatrali che hanno riempito i teatri d'Italia,con un linguaggio solo apparentemente scanzonato, e invece ricercato, attento. Vorrei dire quasi "scrupolosamente e sapientemente studiato", perchè Natalino le parole le conosce bene, e sul linguaggio ha costruito tutti i suoi personaggi. E quindi lo dico, scrupolosamente e sapientemente studiato. 

Preciso come la lama di Perseo, una Gorgone guardandolo negli occhi gli direbbe: 'hai una bella faccia di pietra'. Essenziale come il palco che lo ospita, Calvino dopo una delle sue lezioni americane  - la prima, sulla leggerezza - lo definirebbe: leggero.

 
 

Links utili:
Natalino Balasso su FB 

 
 

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