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dieci piccoli noir del duemilaundici

una selezione di libri proposta da ReadBabyRead

29Dicembre2011

dieci piccoli noir del duemilaundici

una selezione di libri proposta da ReadBabyRead



Questa non vuole essere una top ten quanto piuttosto una selezione personale di dieci libri del 2011 che ho letto e gradito, insieme a moltissimi altri.
Per questo ho ristretto la scelta a un genere a me particolarmente caro, il noir, perché rappresenta un momento di passaggio letterario, culturale e sociale estremamente rilevante, dove viene a configurarsi la transizione dal concetto di soluzione a quello di problematizzazione della verità, che comporta altresì la messa in discussione del reale e dei parametri morali adottati dalla società.
Il cosiddetto noir del Duemila, che prende le mosse dal lontano "hard boiled" di Chandler e Hammett, passando per il noir mediterraneo introdotto da Izzo, si presenta come “giallo sociale”, legato cioè al contesto socio-storico-politico, differenziato ulteriormente per fattori geografico-linguistici.
Si può fare riferimento a Massimo Carlotto quando afferma: “L’Italia ha perso da tempo il senso della verità, il noir racconta i fatti, dà chiavi di lettura: in sostanza prova a ridare il senso della verità” (La Repubblica, 03.08.2001). Scrive a questo proposito Claudio Pellegrini nella sua introduzione all’antologia "Italian tabloid": “Con il noir il romanzo ha la possibilità di tornare all’impegno civile, alla lotta politica e culturale, alle scelte scomode, al coraggio di essere autori ed interpreti”

Di seguito i dieci noir del 2011 (in ordine alfabetico per autore) che ReadBabyRead ha scelto. Esistendo nel merito delle singole opere ottime recensioni, che peraltro condivido, ho ritenuto superfluo aggiungerne di mie.

In calce all'articolo potete trovare invece l'elenco, in ordine cronologico, degli autori (link) e delle opere, in una o più puntate, di ReadBabyRead 2011. 


Franco Ventimiglia




Andrea Camilleri
Carlo Lucarelli
Giancarlo De Cataldo
Giudici
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 11,00)

Il giudice Efisio Surra è catapultato da Torino a Montelusa, e con il suo candore e la sua tenacia vince la prima battaglia dell'Italia unita contro la Fratellanza, non ancora «Maffia» (Andrea Camilleri, Il giudice Surra).

Un giudice ragazzina si trova di colpo ridotta in clandestinità, nel bel mezzo di una guerra senza esclusione di colpi, alla fine degli anni Settanta (Carlo Lucarelli, La Bambina).
Un procuratore duella da una vita con il molto spregiudicato sindaco di Novere, e da una vita perde: fino a quando non capisce che il duello non era ad armi pari (Giancarlo De Cataldo, Il triplo sogno del procuratore).

Tre racconti. Tre grandi scrittori di oggi mettono al centro della loro osservazione la figura, carica di conflitti e tensioni, di chi ha scelto nella vita di amministrare la giustizia, per conto di tutti noi. E si collegano a una tradizione che va da Manzoni a Sciascia, da Dostoevskij a Kafka. (dalla quarta di copertina)


Massimo Carlotto
Alla fine di un giorno noioso
(2011, E/O, Noir mediterraneo, € 17,00)

Nel sequel di Arrivederci amore, ciao Carlotto torna nei panni di Giorgio Pellegrini. Lo avevamo lasciato mano nella mano con Martina, la donna in grado di riportarlo alla vita tranquilla dopo la morte di Roberta, e scampato al carcere grazie all’intercessione dell’avvocato Sante Brianese. Lo ritroviamo sposato e sempre legatissimo a Martina, proprietario di un locale, la Nena, che si rivela subito una copertura dorata per un covo di malaffare. È opera dell’avvocato Brianese, divenuto nel frattempo onorevole, sia l’attività di scouting di Pellegrini nei confronti di giovani escort straniere, sia il suo ruolo di raccordo tra i “benefits” dei corruttori e la soddisfazione dei bisogni dei corrotti, che si incontrano alla Nena per incrociare le loro domande e offerte.
Torniamo quindi a immergerci nel Nordest sempre caro all’autore, dove capitani d’industria in crisi delocalizzano in Romania ed ex operai diventati piccoli imprenditori cercano di rimanere a galla con ogni mezzo. Naturalmente a reperire il capitale ci pensano le cosche italiane e straniere, che hanno sempre bisogno di ripulire denaro sporco, ma ripulire investendo in attività produttive ha un costo (circa il 30%), che gli appalti pubblici non hanno. È a questo punto che fa il suo ingresso il vero grande protagonista di questo romanzo, quello che Carlotto chiama “il crimine creativo”: la politica.
Attraverso la corruzione la malavita si impossessa del territorio e attraverso le escort la corruzione diventa una prassi sociale. Si tratta in fondo di uno scambio come un altro: una volta c’era solo la tangente, adesso la tangente è resa più incisiva dalla presenza di giovani donne compiacenti. Nulla di strano, lo fanno tutti, e poco importa se ancora una volta la vita di Giorgio Pellegrini precipiterà nel baratro della violenza cieca e ingiustificata. Un noir puro, senza sbavature, un affondo alla parte oscura della società veneta, ma allo stesso tempo l’autopsia di un mondo criminale che sta subendo una vera e propria mutazione antropologica. E alla fine della lettura, con un certo sgomento, ci si chiede ancora una volta se esista davvero un confine tra fiction e realtà. (da Ibs.it)


Fulvio Ervas
L'amore è idrosolubile
(2011, Marcos y Marcos, € 17,00)

Fulvio Ervas è davvero al meglio in questa nuova avventura dell’ispettore Stuky: il tratto ironico e pungente, l’attenzione al mondo che ci circonda, il ritmo e l’assoluta piacevolezza della lettura ne fanno un noir poetico.
Ervas ha pubblicato da Marcos y Marcos "cinque ironici romanzi d'ambiente con morto" come li ha definiti Ermanno Paccagnini per indicare che la descrizione della realtà prevale sull'intreccio.
"I miei sono romanzi molto legati alla fisicità del territorio, anche perché amo la terra in modo viscerale - spiega Ervas che contro lo scempio degli ultimi trent'anni ha fatto vere e proprie battaglie -. Il Veneto ha un rapporto complicato con i suoi scrittori. Non voglio paragonarmi a grandi maestri, però ricordiamoci che Zanzotto è morto solo e che questa è la terra che ha perduto Meneghello, emigrato in Inghilterra. Qui funziona così: c'è uno zoccolo duro che ti ama moltissimo e un nucleo che ti guarda con sospetto. Io sono abbastanza militante, faccio parte di comitati contro le discariche e lo scempio del territorio, quindi ho una certa visibilità e magari anche l'attenzione di chi segue le mie battaglie". (Cristina Taglietti, da Corriere della Sera, 4.12.2011)


Francesco Guccini
Loriano Macchiavelli
Malastagione
(2011, Mondadori, Strade Blu, €18,00)

A tre anni di distanza dall’ultimo successo, torna la coppia formata da Francesco Guccini, cantautore nato Tra la via Emilia e il West, e Loriano Macchiavelli, creatore del personaggio letterario e televisivo di Sarti Antonio.
Insieme, i due narratori, hanno dato vita a una delle serie più interessanti del poliziesco italiano, con protagonista il maresciallo ex-partigiano Benedetto Santovito. Oggi abbandonano le atmosfere del dopoguerra e la vitale Bologna del passato per Casedisopra, un paese di montagna stranamente simile alla Pavana di Guccini.
Tra boschi insidiosi, osterie, vecchie abitudini paesane e nuove tendenze urbanistiche Guccini e Macchiavelli danno forma a un “noir appenninico” del tutto inedito in Italia, che condensa le tematiche della tutela del territorio e i luoghi gucciniani, con il classico plot poliziesco. È un romanzo affascinante, una storia di giovani che vivono e concentrano le loro ambizioni in vecchi posti, una grande lezione che l’Appennino continua a dare anche a chi non ha più tempo di ascoltarla. (da Ibs.it)


Anne Holt
L'unico figlio
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 18.00)

In un gelido e ostinatamente plumbeo febbraio norvegese, l'arrivo di un ragazzino in un orfanotrofio alle porte di Oslo è causa di grande scompiglio. Il dodicenne Olav infatti, sottratto alla patria potestà, pare infinitamente più adulto e cattivo degli altri compagni, e tutti i tentativi di pacificarlo sembrano fallire. Quando Agnes Vestavik, la direttrice dell'orfanotrofio, viene trovata nel suo ufficio, uccisa con un coltello da cucina, e Olav è scomparso, probabilmente dopo aver assistito al delitto, Hanne Wilhelmsen - ironica, determinata al punto della durezza, elegantemente gay - appena nominata soprintendente di polizia, decide di occuparsi del caso. Cosa che la porterà a scendere per le strade di Oslo, tra il peggior degrado ma anche nell'umanità più dolorosamente viva.
«Ecco, un personaggio così è perfetto per raccontare una storia come questa, che dimostra come la società, anche quella norvegese e scandinava, non sia perfetta per niente...» Carlo Lucarelli, la Repubblica. (da Wuz.it)


Petros Markaris
Prestiti scaduti
(2011, Bompiani, Narratori stranieri, € 18,90)

Dopo aver superato un infarto e accompagnato sua figlia Caterina all’altare, dopo aver rottamato la sua inseparabile Fiat Mirafiori per una Seat Ibiza e aver visto il suo vicino volar giù dalla finestra per i troppi debiti, adesso il commissario Charitos è costretto a fare i conti con un Paese a un passo dal fallimento.
Un killer spietato si sta vendicando sull’unica categoria che è riuscita a trarre beneficio dalla situazione, i banchieri, e probabilmente le stesse persone che oggi manifestano in piazza contro i tagli delle indennità e delle tredicesime domani saranno pronte a sostenere il giustiziere.
“In questo Paese ci sono due tipi di provocatori” - gli dice un giorno Ghikas, il comandante della polizia - “quelli che spaccano tutto e quelli che governano. Tu sei un poliziotto. Con chi stai?”- “Con quelli che governano.”
Risponde “a denti stretti” il commissario, e in questa mezza risposta c’è tutto il personaggio di Kostas Charitos e tutta l’abilità narrativa di Petros Markaris, uno tra i grande intellettuale della nostra epoca, marxista, che con una pennellata d’autore è capace di descrivere un mondo sconosciuto e complesso. Un poliziesco attualissimo, che inevitabilmente sfocia nel thriller finanziario, un libro da godersi fino all’ultima pagina. (da Ibs.it)
 

Jo Nesbø
Il leopardo
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 21,00)

Jo Nesbø è nato a Oslo nel 1960, da una famiglia di scrittori, lettori e cantastorie.
Prima di abbracciare il suo destino e diventare il più grande autore di crime norvegese si è cimentato in mille mestieri. Ha giocato a calcio nella serie A del suo paese, ha lavorato come giornalista freelance, ha fatto il broker in borsa. Cantante e compositore, si esibisce tutt'oggi regolarmente con la band norvegese dei Di Derre. Ha scritto qualcosa come quindici libri, spaziando dal giallo alla letteratura per l'infanzia, con esiti spesso geniali.
Il leopardo è l'ottavo capitolo della serie che ha come protagonista Harry Hole, detective specializzato in omicidi seriali, e che ha sancito il successo internazionale di Nesbø.
Dopo la tragedia che ha colpito di recente la Norvegia sarà difficile considerare delle esagerazioni, frutto della mente contorta dell'autore, ciò che leggiamo nei thriller, anche in quelli più cruenti.
Jo Nesbø ha superato se stesso: una trama intricata che Hole riuscirà a districare trovando il modo di incastrare tutti i pezzi del mosaico. Un'indagine in bilico tra la tecnologia più avanzata e quella, sempre vincente, del ragionamento, delle deduzioni, della ricerca delle contraddizioni nelle testimonianze, dello smascheramento degli alibi apparentemente inoppugnabili. Un'analisi psicologica molto raffinata per tutti i personaggi: ecco Nesbø non si limita a tracciare il profilo del killer per svelare le recondite motivazioni che spingono la mano dell'assassino.
Sulla poltrona dello psicanalista siedono tutti i personaggi perché nessuno è scevro da traumi che condizionano il loro comportamento spingendoli ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Su tutti svetta Harry: con le sue debolezze, con la sua forza, con la sua perspicacia, con il suo alto senso di giustizia, può essere annoverato tra i grandi personaggi della letteratura di genere. (da Ibs.it)


Maj Sjöwall Per Wahlöö
Terroristi
(2011, Sellerio, La memoria, € 15,00)

Quando Maj Sjöwall e il suo compagno Per Wahlöö iniziarono a scrivere la serie del detective Martine Beck in Svezia negli anni 60', non si resero conto che ciò avrebbe cambiato il modo in cui avremmo considerato i poliziotti per sempre.
Terrorists è l'ultimo dei dieci libri scritti a quattro mani dalla coppia nel 1975, anno della morte prematura di Per. Un romanzo straordinario, avvincente, ironico, militante.
Maj Sjöwall e Per Wahlöö si conobbero nell'estate del 1962, e l'attrazione scattò immediatamente. La loro storia è molto bohémienne e svedese. Wahlöö era più grande di Sjöwall di nove anni, era sposato e aveva un figlio. Nelle fotografie somiglia un po' a Jethro Tull, tanti capelli, grande naso, grandi occhi, gran sorriso. Era membro del Partito Comunista. In passato era stato cronista di cronaca nera, era stato deportato dalla Spagna di Franco. Al tempo in cui avvenne l'incontro con Sjöwall era un giornalista politico piuttosto considerato. Sjöwall, giornalista e direttore artistico, sembrava più giovane dei suoi 27 anni. Era carina, dall'aspetto vagamente adolescenziale e mascolino. Una di quelle persone che che sono cool senza fare niente per esserlo.
Dieci anni, dieci libri. Ogni libro trenta capitoli, trecento capitoli in tutto. Ognuno di questi è focalizzato sullo stesso gruppo di poliziotti del Dipartimento Nazionale della Squadra Omicidi di Stoccolma, di mezza età e per lo più antipatici. Spesso accade molto poco. A volte per intere pagine fino alla fine. Per di più, ogni libro è una critica marxista della società. Il loro obiettivo - o "progetto", come lo chiamano gli autori - è quello di rispecchiare i problemi della società degli anni Sessanta in Svezia.
Le chiedo se la società che avevano prefigurato, e che temevano, si sia poi realizzata.
"Sì, interamente", risponde. "Tutto ciò di cui avevamo paura è successo, e in fretta. Le persone pensano a se stesse non come esseri umani, ma come consumatori. Il mercato detta le regole e questo non era così ovvio negli anni Sessanta, anche se si poteva presagire".
Allora "il progetto" è fallito?"
Sì!", ride. Mi sono accorta che ride molto. "È fallito. Per forza. Il problema è che la gente che leggeva i nostri libri la pensava già come noi. Niente è cambiato - noi abbiamo cambiato le nostre vite, tutto qua".
(da Louise France, Intervista a Maj Sjöwall, The Observer, 22 novembre 2009)



Antonin Varenne
Sezione Suicidi
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 18,00)

Meno anodino del titolo italiano, quello francese, Fakirs, porta immediatamente in primo piano il tema centrale di questo noir cupo e claustrofobico. È proprio una storia di fachiri, di corpi denudati e trafitti intorno ai quali si intrecciano dolore e piacere, voyeurismo e follia. Tra i suicidi su cui indaga il simpatico e sfigatissimo tenente Guérin, affetto come il suo vecchio pappagallo dal tic di scarnificarsi a sangue il cranio pelato, il più spettacolare è quello di un fachiro professionista: un gay sbarcato dagli Stati Uniti in certi locali notturni parigini un po' speciali, dove davanti alla clientela deliziata si esibisce appeso a ganci da macellaio. La sua morte in scena richiama a Parigi un suo vecchio amico, lo psicologo John P. Nichols, che ha scelto di vivere da eremita ecologista tra le montagne del Lot, praticando il tiro all'arco secondo i ben noti dettami zen. Quando apprendiamo che John è l'autore di una tesi sulla sindrome di san Sebastiano, che riguarda il torbido coinvolgimento degli spettatori di fronte alla tortura, cominciamo ad avvicinarci al segreto del fachiro suicida, radicato nel suo passato nell'esercito americano. In una Parigi trasgressiva e inquietante, le indagini di John e di Guérin finiscono per convergere, sino a una conclusione drammatica e per certi versi straziante.
Con Fakirs, pubblicato in Francia dall'editrice di Fred Vargas, Viviane Hamy, Varenne, definito come il Pennac nero, è approdato al successo, dopo due romanzi passati inosservati. La sola cosa che ha in comune con Vargas è il gusto tutto francese dell'osservazione psicologica lapidaria, nella tradizione dei grandi moralisti secenteschi. Per il resto, è quasi il suo contrario, e al posto della fantasia sbrigliata e dello humour surreale della creatrice di Adamsberg, impone al lettore l'illustrazione sistematica e martellante di un pessimismo compiaciuto senza vie di scampo.
«Oggi siamo tutti un po’ fachiri – dice Varenne – costretti a camminare su un doloroso tappeto di chiodi e cocci di bottiglia, senza sapere esattamente dove stiamo andando». Con Sezione suicidi – accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, che in Francia gli ha assegnato tre importanti riconoscimenti – Varenne si è meritato paragoni illustri, ma è riuscito insieme a imporsi come una voce originalissima del nuovo noir francese. (Mariolina Bertini)


Fred Vargas
La cavalcata dei morti
(2011, Einaudi, Stile libero Big, € 19,00)

Nel nuovo romanzo di Fred Vargas si entra seguendo una scia di briciole di pane che sono insieme il movente, l’alibi e la prova di un delitto tutto domestico che fa tenerezza. Da questo prologo, talmente potente da costituire quasi un racconto a sé, prende le mosse la nuova indagine del commissario Adamsberg.

Difficile, certo, trovare qualche nesso tra la mollica di pane e un piccione torturato e moribondo; tra il corpo carbonizzato di un magnate della finanza a Parigi e quello di un cacciatore massacrato in Normandia. E soprattutto, cosa c’entra in tutto questo la Schiera furiosa, la Caccia Selvaggia, quella cavalcata dei morti che secondo una leggenda trascina con sé i vivi condannati a morire per i loro peccati?

Uno dei migliori romanzi di Fred Vargas, così La cavalcata dei morti è stato definito dalla critica e dai lettori francesi, che in pochi giorni lo hanno mandato ai vertici delle classifiche di vendita.

Tre anni dopo Un luogo incerto, la regina dei romanzi a enigma sembra aver distillato in questa storia le migliori caratteristiche delle sue opere precedenti: la prosa cristallina che lavora sul dettaglio, la capacità di ritrarre i propri personaggi – anche quelli apparentemente minori - con grande umanità, il talento nel tenere insieme crimine e leggenda, immaginazione e concretezza, la complessità dell'intreccio e la completezza della soluzione.
E naturalmente in La cavalcata dei morti ricompaiono in tutto il loro splendore le figure che libro dopo libro continuano a meritarsi un posto speciale nel cuore dei lettori di tutta Europa: Adamsberg, Danglard, Veyrenc, Retancourt… E qui la Vargas compie l’ennesima magia: senza contraddire la loro storia, la loro psicologia, la loro visione del mondo, riesce ancora, sempre, a svelarci un loro lato sconosciuto, a renderli imprevedibili senza che cessino mai di essere famigliari.
Dice Fred Vargas in un'intervista all'Unità: "Anche se il romanzo poliziesco è una mitologia, io devo raccontare il contemporaneo. Anche l’Odissea era contemporanea per i suoi lettori. Quindi, anche se simbolica, riflette la nostra società. I miei personaggi sono gli umili, io li chiamo i trasparenti, alle prese con i nostri stessi problemi, col desiderio di giustizia, con i nostri idealismi contemporanei. Sono dei marginali, ma non dei perdenti, sanno cavarsela e districarsi. Nei miei libri non si vede che sono politicizzata, preferisco mostrare l’umanità e la disumanizzazione che incombe, questa è la mia prima preoccupazione. Credo in un’umanità singolare, senza semplificare, dove ognuno, anche un clochard, ha una grande ricchezza di estrinsecazioni". (Da Einaudi.it)


 

 
 

READBABYREAD 2011
Elenco autori (link) e opere

Fulvio Ervas, Commesse di Treviso (riduzione)
Jean Claude Izzo, Vivere stanca (quattro racconti)
Emmanuel Carrère, Facciamo un gioco (brani)
Eve Ensler, Monologhi della vagina (brani)
Haruki Murakami, L'elefante scomparso - Tutti i figli di Dio danzano
Massimo Carlotto, Storia di Gabriella, vedova di mala - Il confronto
Mario Rigoni Stern, Che magro che sei fratello
Don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa (brani)
Roberto Saviano, Gomorra, Capitolo 2, Angelina Jolie
Amartya Sen, La democrazia degli altri (brani)
James Frey, In un milione di piccoli pezzi (riduzione)
Franz Kafka, Josefine la cantante o Il popolo dei topi
José Saramago, Il racconto dell'isola sconosciuta
Gregory Corso, Bomba
Allen Ginsberg, Urlo
Adonis, Tomba per New York
Raymond Chandler, Aspetterò
Dashiell Hammett, L'incubo verde
William Somerset Maugham, La lettera
Alessandro Baricco, Novecento
Carlo Lucarelli, Il lato sinistro del cuore
Antonio Tabucchi, Notturno indiano (riduzione)


 
 
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